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Le polemiche sul “Fus”

Alla Mostra di Venezia si protesta ma gli italiani preferiscono il cinema Usa

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Rispunta il “Movem ’09 – Movimento Emergenza Cultura Spettacolo Lavoro”, la Gilda degli attori e dei registi italiani che protestano contro i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS). Durante la presentazione dell’incombente Mostra del Cinema di Venezia, il portavoce Sergio Castellitto ha letto un appello “In difesa dei diritti del pubblico”, mentre i suoi colleghi volantinavano all’ingresso dell’Hotel come ai vecchi tempi. Castellitto ha fatto un “gesto futurista” (parole sue) riducendo in coriandoli il manifesto, con grandi sghignazzi della truppa ai danni del ministro Bondi. Uno stressato Carlo Verdone annunciava: “Ormai, se non sono multiplex, le sale cinematografiche chiudono a centinaia”. Nel trauma generale dilagato in sala qualcuno è svenuto e altri chiedevano kleneex per asciugare le lacrime.

I trend segnalati dalla rivista “Ciak” raccontano un'altra storia. Nell’ultimo anno non sono diminuiti gli italiani che vanno al cinema ma gli spettatori che guardano film italiani. Se i multiplex crescono è perché “la filosofia del blockbuster” piace, con grande scorno dei nostalgici di Nuovo cinema Paradiso. (A proposito di budget e nostalgia, la Bagheria ricostruita in Tunisia dal più magico dei realisti nostrani, Giuseppe Tornatore, ha un cast e costi di tutto rispetto; vedremo se il pubblico sarà alla stregua dell’impresa). Diamo anche i numeri: nel 2007-2008 sono stati staccati 32,6 milioni di biglietti per i film italiani (il 33,9 per cento del mercato); quest’anno sono scesi a 23,7 milioni (il 24,5 per cento). Il cinema americano invece ha guadagnato 7 milioni di spettatori in più, ritagliandosi il 63,4 per cento della torta. Nonostante la crisi gli italiani vanno al cinema, ma siccome c’è la crisi preferiscono un po’ di relax. Il film più visto in assoluto è stato Madagascar 2 (25 mln di euro di incassi).

Sai che scoperta. Per lo spettatore medio che medio non  è, sempre meglio un kolossal yankee o un italico “cinepanettone” che la pletora di film su questo e l’altro Sessantotto. (Alla presentazione della Mostra di Venezia abbiamo contato, nell’ordine – e alla voce “cinema italiano d’autore”: Le Ombre Rosse di “Citto” Maselli, Il grande sogno di Michele Placido, Cosmonauta dell’esordiente Susanna Nicchiarelli…) Invece il cinema americano ogni anno produce film preziosi e pensati per fare incassi mostruosi. Piccoli o grandi capolavori come The Road, la trasposizione del racconto di culto scritto da Cormac McCarthy, presentato a Venezia e che vedremo l’anno prossimo in Italia.

Un libro vincitore del Premio Pulitzer che diventa film, proseguendo la saga iniziata con The Day After e anticipata dal fu Charlton Heston. Un mondo tenebroso da cui non è scomparsa la Speranza – con Viggo Mortensen nei panni del “Padre” che deve scortare “Il figlio” fino alla salvezza –, una storia semplice e senza fronzoli ideologici. C’è il Bene, il Male e l’eterna lotta della sopravvivenza. Il regista americano John Hillcoat si è ritrovato alle prese con uno dei capolavori assoluti della narrativa breve e tardo modernista e, mentre la critica discetta di Culture Theory e Late Capitalism, gli spettatori paganti si preparano a consumare tonnellate di pop-corn davanti alla scena in cui “Il Padre” dà una lattina al “Figlio” spiegandogli com’era il mondo prima che sparisse la Coca Cola. In America highbrow e lowbrow non sono nemici di classe.

Qui da noi se sei fortunato come Hillcoat puoi scrivere l'adattamento di Amore 14, anche se il genere giovanilista non tira più come un tempo. E allora, se proprio ce n’è bisogno, schieriamoci pure con chi difende i finanziamenti pubblici alla cultura e allo spettacolo, una battaglia di principio per tutelare piccoli e grandi interessi corporativi (prima di guardare alla pagliuzza del FUS, la nostra classe dirigente dovrebbe guardare alla trave della sprecopoli politica, ha scritto Goffredo Fofi). Viva la Gilda e l’Alta Cultura. Se ci fosse un’alta cultura, però. Sul celebre tappeto rosso di Venezia, infatti, come ospite d’onore, passerà un’altra volta quello stalinista di Michael Moore. Uno che dell’intrattenimento ricreativo di propaganda ha fatto un genere very multiplex.

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3 COMMENTS

  1. Cinema Italiano
    In verita` siamo stufi di attori e registi kattokomunisti pieni di sbobba pseudo intelletuale, e vecchie babbone con culi e poppe rifatte e labbroni al seguito, non si puo` solamente fare gli ex sessantottini,e campare di finanziamenti come hanno fatto con Weltroni.
    Devono fare vari bagni di umilta`,lavorare,lavorare e lavorare.
    Se il cinema USA vende di piu`, sia quello serio che no, vuol dire che son piu` bravi non devono andare a fare i divi ai festival con abiti e gioielli in affitto non sono divi sono attori e registi di provincia.
    Probabilmente avete capito non amo il cinema italiano

  2. I Tagli al Fus
    I Tagli al FUS non riguardano solo il Cinema. I Fus , FONDO UNICO PER LO SPETTACOLO mantiene e finanzia tutta la produzione culturale italiana di spettacolo dal vivo. Quindi non solo Cinema ma Musica Sinfonica, Opera, Teatro di prosa, Concerti di musica da camera, Musica Antica. L’Italia investe in tutto il comparto della “Produzione Culturale” e Arte Critica una cifra annuale pari allo 0.13 del suo Pil. La cifra riguarda tutta, dico tutta la forma di spettacolo culturale dal vivo. Quindi Teatro, Opera Lirica, Cinema e Musica Colta (classica , sinfonica, cameristica…). L’Italia si colloca all’ultimo posto in Europa per investimenti statali nello spettacolo Culturale. La cosa fa rabbrividire se si pensa che per esempio la Musica come notazione è stata inventata qua da Guido D’Arezzo e così altrettanto vale per l’Opera Lirica.
    L’America vi piaccia o no ho HA investimenti statali che , ebbene si e andatevi pure a leggere la “stimulus bill” di Obama , solo per il Cinema che superano di 5 volte quelli Italiani. Non solo, su tali investimenti interviene in apporto una legislazione che incentiva la defiscalizzazione in tutta la produzione culturale , che l’Italia si sogna. La ricchezza pro capite di un qualunque stato USA nonostante la crisi che imperversa è maggiore almeno di 12 volte quella italiana…E’ inutile quindi fare paragoni, sia geografici, sia economici sia artistici con gli USA.
    Senza il FUS non ci sarebbero stati capolavori come appunto Nuovo Cinema Paradiso o tutti quelli realizzati negli ultimi 20 anni dal “nuovo cinema italiano”. l’Italia povera di investimenti in tutti i sensi non ha i mezzi tecnologici per poter produrre colossals o grandi cartoons…non è nella nostra tradizione, noi abbiamo inventato il neorealismo e non Topolino e Pippo… anche qua fare paragoni con gli USA non ha senso.
    I film con i “labbroni” e altre protuberanze rifatte sono quelli tipo “vacanze di Natale”. Fanno cassetta perchè colui che li distribuisce è spesso anche il proprietario delle stesse sale cinematografiche…oltrechè vicino al nostro Presidente del Consiglio….e ovviamente anche lui gode di incentivi governativi.
    Lo “stalinista” Michael Moore ha potuto produrre i suoi film e distribuirli perchè in USA il maggior distributore media non porta il nome di Bush. Se in Italia uscisse un film del genere relativo alle nostre tematica di casa, con distribuzione a livello mondiale non penso che il nostro maggior distributore che è la “SILVIO BERLUSCONI COMUNICATION” sarebbe tanto daccordo…

  3. In Verita’
    In verita’ siamo stufi dei Katto-fascisti, leghisti e berluschini che altro non fanno che rendere ancora piu’ ridicola l’ Italia e la sua Televisione di fronte al mondo. Solamente il Cinema , la stampa e la tv della sinistra hanno saputo dare alle generazioni tutto quel valore umano, artistico e politico che l’Italia merita. Che la Mediaset del regime possa andare all’ inferno con tutti i suoi lecchini, mafiosi e perbenisti di ogni genere.

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