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Diario della Summer School/ 2

Alla Summer School se alzi la mano c’è qualcuno che ti ascolta

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Lo ribadisco: i ragazzi della Summer School di Magna Carta hanno tanta fame di politica, ma hanno anche molta sete di caffè. Le lezioni a Frascati sono intensive e i tempi sono davvero serratissimi. La sveglia è alle 7.30, la prima lezione alle 9:00, non un minuto di più. Le oltre quattro ore di insegnamenti della prima mattina, con una breve pausa di 5 minuti, pesano come un macigno in testa, specialmente se il tema è la filosofia politica... Poi il tempo di pranzare al volo e una sigaretta di corsa che siamo già seduti ad ascoltare una nuova lezione, quindi un dibattito e un altro intervento ancora. Ed ecco che è arrivata l’ora di cena. Il tutto senza poter sorseggiare un caffè come si deve. Insomma, non si può dire che non sia una vera e propria full immersion.

Sulla sostanza delle lezioni nulla da dire. Quasi tutti i ragazzi riconoscono l’interesse e la novità dei temi che si affrontano durante le lezioni. Altri invece lamentano le difficoltà a seguire le spiegazioni, un fatto quasi normale visto che provengono da facoltà del tutto diverse (scienze politiche, ingegneria, medicina, filosofia, economia ma anche quella grande incognita che è “scienze della comunicazione”) e da esperienze tra le più variegate (avvocati, studenti, amministratori locali…). L’approccio è molto diverso da quello a cui sono stati abituati nelle varie università d’Italia, dove se qualcuno alza la mano è tutt’al più per andare al bagno e guai se fai una domanda che possa scomodare il “professore emerito” di turno. Alla Summer School il rapporto è diretto: c’è chi interviene solo per fare una battuta e farsi notare, ma la maggior parte lo fa perché finalmente vede degli interlocutori disponibili a parlare chiaro di questioni reali, senza fare la solita demagogia.

Sarà per questo che ieri l’intervento ha suscitato più entusiasmo è stato un fuori programma. E’ bastato un piccolo ritardo del senatore Quagliariello per aprire un serrato dibattito con il direttore de “Il Tempo”, Mario Sechi. Una volta sfilata la giacca istituzionale (“ma mai la cravatta e i gemelli aristocratici!”) è nata una vivace discussione sui vari scenari politici attuali, leader politici inclusi, ma anche sulla situazione del movimento giovanile del Pdl, sulle sue potenzialità e sulle divisioni interne ad esso: un tema che ai ragazzi sta molto a cuore visto che molti di loro vivono di politica attiva sul territorio o nelle facoltà universitarie. “E’ un grande!” si è lasciato scappare un giovane pugliese a proposito di Sechi, mentre scendeva di corsa le scale per andarsi a risedere meccanicamente nell’aula magna. “Mi è piaciuta la sua schiettezza e sincerità. Era ora che qualcuno parlasse con noi senza peli sulla lingua e senza mettere la solita barriera invisibile”, mi ha detto una ragazza abruzzese.

Non è che gli interventi dei senatori Quagliariello e Gasparri, del sottosegretario Mantovano, del procuratore di Bari, Antonio Laudati, che hanno parlato della lotta alla mafia e del contrasto alla criminalità organizzata, siano stati apprezzati meno. Essi andranno a riempire quel bagaglio culturale che, alla fine di questa esperienza di formazione politica, si spera, andrà ad influenzare la carriera di 60 giovani italiani. Ma c’è un valore aggiunto quando chi fa politica si siede accanto a te e ti guarda dritto negli occhi. Una di quelle lezioni uniche nella vita che non hanno prezzo e grazie alle quali, tutto ad un tratto, svanisce quel bisogno di caffè che ti ha ossessionato per tutta la giornata.
 

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