Alle Primarie del Pdl vince chi segue il modello USA

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Alle Primarie del Pdl vince chi segue il modello USA

02 Novembre 2012

Cosa insegnano le elezioni americane ai corridori delle primarie italiane e nello specifico agli sfidanti del PdL? Che l’estremismo non paga. Mitt Romney è riuscito a incalzare il Presidente Obama (ma i sondaggi in Ohio non promettono nulla di buono) solo quando ha rinunciato alle esagerazioni sull’immigrazione e abbassato la mazza da baseball del vice Ryan. Il presidente Obama  a sua volta ha rilasciato un’intervista al Des Moines Register (parlando agli elettori altrettanto decisivi dello Iowa) che anticipa quale sarà, o meglio quale continuerà ad essere, la base della sua agenda di governo nel secondo mandato, pragmatica e centrista come sempre. 

Tutto sta ad intendersi sul significato della parola moderatismo in politica. Che non significa piazzarsi al centro dello spettro in una splendida, e spesso solitaria, equidistanza dalle estreme bensì riuscire a racchiudere nella propria visione del mondo la parte migliore di due punti di vista tra loro alternativi, facendo sintesi, in un continuo processo di raffinazione dialettica.  Al di là della roboante retorica sulla riforma sanitaria “socialista”, il Presidente Obama ha creato un sistema di assicurazione privato che non dovrebbe dispiacere ai conservatori fautori del libero mercato, un sistema che va verso la devoluzione dell’autorità statale e il prevalere del potere degli Stati sull’autorità del governo federale. 

La lezione che viene dall’America dovrebbe indurre la nostra classe politica, e in particolare quella del PdL, a una riflessione su toni, stile e strategia da seguire nelle prossime elezioni e ancor più nelle prossime primarie. Si può obiettare che il modello Grillo tutto è fuorché moderato. Ma il dato principale delle elezioni siciliane è stata l’astensione, più che l’affermazione del Movimento Cinque Stelle. E chi si astiene? La maggioranza silenziosa. Tradizionalmente moderata. Giovedì sera, la candidata Daniela Santanché ha sfoderato l’ascia da guerra nell’arena di Servizio Pubblico, attaccando a testa bassa il neo presidente della Regione Crocetta. La claque ostile, il contesto inadatto, l’asprezza dell’amazzone, non le hanno giovato gettando invece i telespettatori (moderati) nella solita insicurezza. Cosa ci aspetta? Altri anni di litigi inconcludenti? 

Un recente sondaggio IPR Marketing ha mostrato che la maggior parte degli italiani continua a vedere di buon occhio un Monti Bis, nonostante la cura “lacrime e sangue” dei professori. Quello di Monti è stato, tutto sommato, un governo conservatore e moderato. Se il trend è questo – una politica liberale in grado di ridurre le ineguaglianze tagliando contemporaneamente il debito pubblico, un governo consapevole del fatto che non ci sono politiche permanentemente giuste ma al contrario strategie in grado di modificarsi col tempo  – il segretario Alfano fa bene a interpretarlo. I pochi sondaggi a disposizione sulle Primarie del PdL, vedi IPSOS, per adesso gli danno ragione.