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Crisi dell'eurozona e politica italiana

Alle prossime elezioni il Pdl dovrà presentarsi come il partito dell’Europa

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Un anno fa, a fine agosto, il Paese viveva una situazione drammatica che annunciava quanto sarebbe accaduto pochi mesi dopo con la dimissioni del Governo Berlusconi e l’avvento dell’esecutivo dei tecnici. La manovra varata a luglio non aveva ottenuto la credibilità dei mercati per tanti motivi. Non solo perché il pareggio di bilancio era  stato previsto nel 2014, ma soprattutto perché nella compagine governativa, ormai da mesi, coesistevano due linee: una, coerente con gli obiettivi di risanamento richiesti dall’Unione, impersonata da Giulio Tremonti; l’altra più attenta alla crescita, mediante la riduzione della pressione fiscale, sostenuta da Berlusconi, fin da quando il Pdl, nella primavera 2011, aveva dovuto subire una pesante sconfitta nelle elezioni amministrative.

Al dunque, il sempre più marcato dissenso tra il premier e il titolare dell’Economia aveva inciso sulla considerazione dell’Italia sui mercati e tra i partner, nel bel mezzo di una campagna mediatica e giudiziaria forsennata che, da tempo, aveva preso di mira il Cavaliere e tutto il Governo. La maggioranza era in gravi difficoltà: durante tutto il mese di agosto, nonostante il severo richiamo della Bce con la lettera del giorno 5,  era esploso un dibattito tra diversi esponenti del Pdl e tra questo partito e la Lega Nord, rendendo molto problematica la chiusura della  manovra correttiva, tanto che divenne poi necessario un risoluto intervento del presidente Napolitano ormai ai primi di settembre. La vicenda delle pensioni di anzianità contrassegnò emblematicamente lo stato di impotenza a cui erano giunti l’esecutivo e la maggioranza. Alla fine vennero meno alla Camera anche i numeri  di una coalizione che da mesi si era retta grazie alla distribuzione di sottosegretariati.

A quel punto era evidente che la campagna per far cadere Berlusconi aveva avuto successo: il Governo era ormai inchiodato al banco degli imputati, presentato e ritenuto primo responsabile di tutto quanto, in quei frangenti critici, sarebbe potuto accadere al nostro Paese.  Ancora una volta Silvio Berlusconi (che ci aveva messo tanto del suo per portare acqua al mulino dei suoi nemici più implacabili) dimostrò una lungimiranza non comune, contenendo le tensioni disfattiste e suicide che, nel partito, chiedevano le elezioni anticipate e consentendo il varo del Governo Monti, a cui non è mai venuto a mancare l’appoggio del Pdl. Grazie al Cavaliere, appunto, le cui presenze a Roma hanno sempre coinciso con i passaggi  difficili del rapporto tra Monti e la sua "strana" maggioranza. Il mese di agosto di quest’anno è trascorso senza quei traumi che ci si aspettava all’inizio.

La situazione dell’Eurozona resta in stand by, in attesa di superare  – se mai sarà possibile – i problemi ancora tutti aperti. Intanto, si è dimostrato che l’Italia si muove in un contesto molto più ampio di quello in cui qualunque governo può intervenire con le politiche nazionali e che i <tecnici> non sono la soluzione, ma talvolta (come nel caso della riforma del lavoro) costituiscono il problema. Il Governo Monti, comunque, ha perso gran parte della  spinta propulsiva, ma, dalla sua, conserva un importante vantaggio: quello di garantire (perché ne è il mandatario) un linea di condotta coerente con l’obiettivo del risanamento dei conti pubblici in armonia con le indicazioni dell’Unione. Noi siamo convinti che l’Europa e l’euro saranno le discriminanti delle prossime elezioni e della scelta di campo delle forze politiche. Ed è chiaro che questa prospettiva è sempre più insostenibile per il Pd e per il suo sistema di alleanze (visto che questo partito deve coprirsi comunque il fianco a sinistra).

Bersani e Vendola proporranno "un’altra" Europa, che non esiste. Ecco perché il Pdl ha interesse a far proseguire la legislatura fino alla sua scadenza naturale, perché la politica dell’attuale esecutivo logora in misura maggiore la coalizione avversaria. Anzi, se l’azione del Pd fosse quella di prendere le distanze dal Governo Monti fino al punto di staccarne la spina (è folle ed irresponsabile l’idea di votare a novembre o a febbraio), il Pdl dovrebbe denunciare questa scelta davanti all’opinione pubblica, caricandone sul Pd le inevitabili conseguenze. Che ci saranno, in termini di spread e non solo.  Diciamoci la verità: come possono i mercati fidarsi di un Parlamento che esprime una maggioranza contraria a quanto è stato deciso a livello europeo fino ad ora? Come possono gli osservatori internazionali non guardare con preoccupazione al possibile successo elettorale di un movimento che si è preso l’accusa di fascismo da parte del leader del Pd?

Il Pdl è parte del Partito popolare europeo. Deve essere coerente con questa sua appartenenza. Quali-ficarsi come il partito dell’Unione e dell’euro. E a guidarlo, nella campagna elettorale, deve essere Silvio Berlusconi, il quale ha diritto di essere giudicato dagli elettori e non dalla magistratura militante e dalle lobby. Un capitolo aperto con il popolo italiano nel 2008, deve essere chiuso in modo naturale nel 2013.

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7 COMMENTS

  1. Europa e PDL
    Il Pdl può presentarsi alle prossime elezioni come “partito dell’Europa”, o – se preferisce dell’Asia – ma dovrebbe innanzi tutto chiarire quale sarà la politica economica. Continuando con lo spread a 4-500 punti l’impoverimento del Paese è certo, mentre proseguirà il balletto delle chiacchiere tra la Cancelliera, la Bundesbank, la BCE. Quindi: o si taglia drasticamente la spesa pubblica e si cerca di abbassare il debito, svegliando il Paese con profonde riforme o si deve uscire dall’Euro, pagando il conto, e continuare a vivacchiare svalutando la liretta. Che cosa propone il PdL? Qualcosa di diverso dai proclami? Mi sembrano più che sufficienti quelli del Governo Monti.

  2. La strategia che sa eccitare gli animi
    Ecco perché il Pdl ha interesse a far proseguire la legislatura fino alla sua scadenza naturale, perché la politica dell’attuale esecutivo logora in misura maggiore la coalizione avversaria. Prendiamo nota, increduli, della strategia del PdL: una corsa con Bersani a chi si scioglie prima e la speranza che le procure stavolta se ne stiano buone buone. Chissà cosa ne pensano quelle forze economiche e sociali che per 18 anni hanno votato compatte per Berlusconi e che ora si trovano il cappio statalista stretto attorno al collo ed un preparatissimo e motivatissimo ed incazzatissimo Giannino sull’uscio di casa. Forse sfugge, ma quello che era Silvio nel 94 lo è oggi l’Oscar nazionale. Certo, per dono divino, l’arcoriano riuscì a colloquiare con tutti. Il torinese parla oggi ad una cerchia ben più ristretta, ma che comunque rappresenta il nocciolo duro dell’intelligenza imprenditoriale italiana. Quello stesso che Bersani ed i puppets della sinistra, tutti in patetica calzamaglia verde e cappellino piumato, guardano con l’acquolina alla bocca. Quando anche gli ultimi di quella razza eletta avranno abbandonato il Paese e si saranno riuniti assieme ai loro simili nella valle nascosta tra montagne impenetrabili, lì dove la falsa morale e subumana del socialismo e dei suoi parassiti non ha diritto di cittadinanza, allora l’Italia tornerà allo stato in cui le invasioni barbariche la avevano già trovata una volta: completamente nuda e povera di oro e di cervelli. Russi e Cinesi e Petro-Maomettani si avventeranno dai loro millenni di buio verso ciò che resta del Bel Paese, decapitando senza pietà (e senza neppure dare loro il tempo di correre incontro ai nuovi padroni) gli ultimi vampiri di stato rimasti oramai a corto di vittime. Nel frattempo, il Left Puppet Show si sarà già trasferito al sole della Florida a godersi, con i soldi rubati agli italiani (gli ultimi euro li prenderanno dalle tasche delle hostess in attesa sulla scaletta dell’aereo), il sole, la famiglia ed i nipotini oramai completamente americanizzati. Se il PdL vuole evitare tutto ciò, invece di trastullarsi con i giochini del chi ci rimette di più con Monti, sarebbe meglio che cominciasse un bel porta a porta a caccia dei vecchi sostenitori, magari cercando anche di fare sinergia con Fermare il declino.

  3. “Qualificarsi come il partito dell’Unione e dell’euro”…
    Sono agghiacciato dalla vostra credibilità e coerenza: dopo esservi spesi su questa pubblicazione in strali anti-europeisti e anti-euro ora venite fuori con questa vocazione europeista che si fa veramente fatica a vedere… fatemi vedere che l’europeismo è innato in voi almeno quanto l’ipocrisia e magari sarò un po’ più ottimista. Condoglianze.

  4. elezioni
    Poche storie, appoggiando il governo monti il pdl tradisce gli impegni elettorali.
    Come a Milano con la cieca insistenza a ripresentare la moratti, così a Roma con la cieca insistenza a sostenere il governo delle tasse e della recessione e degli incapaci, il pdl persegue la strada della delusione del proprio elettorato.
    Mi stupisce che il Professor Antonio Martino non abbia ancora sbattuto la porta.

  5. Agghiaccianti idee di Europa
    Egregio Anonimo 28/08/12 15:57 agghiacciato, non c’è solo questa Europa dell’euro, delle banche e delle sovranità limitate senza legittimazioni democratiche: arrogante e vuota di significato è imposta e propagandata in Italia in modo assordante, in primis dai ricchi tromboni di ogni burocrazia, quelli scafati nel plagio e nello sfruttamento di una comune carne da cannone disposta ad arruolarrsi a basso prezzo o finanche pagando. È questa l’Europa immaginata dai fondatori e nella quale tanti Anonimi diversi da lei sperano? (e nella quale magari speravano fin dai tempi in cui tanti attuali supporter le facevano la guerra). Non ho elementi né per darle dell’ipocrita, né per supporla ben incistato in qualche credibile e frugale organismo europeo, né per riconoscere in lei i tratti di sovietica coerenza che ammiro in altri. Detto tanto per andaci leggeri in modo che lei possa continuare ad agghiacciarsi. Fuori dai geografici confini d’Italia ci sarà una diversamente varia gamma di opinioni e visioni sull’Europa?

  6. analisi varie
    Non sono esattamente un fautore dell’Europa unita (anche se uscirne ora sarebbe disastroso) ma ormai, per il PDL, credo sia tardi per presentarsi come il partito dell’Europa, ormai le dichiarazioni populiste contro l’Europa sono state troppe, per cui non penso che il PDL possa mostrarsi come il partito campione dell’europeismo. Fermo restando che è vero che una coalizione di sinistra pura non potrà mai attuare le cose (liberiste) che ci chiede l’Europa. Sulla dicotomia Berlusconi-Tremonti: mi dispiace ma non concordo con l’articolista. Il marxista Tremonti è stato nominato da Berlusconi, pertanto la politica socialistoide (più socialistoide anche di quella del Governo Prodi) non è piovuta dal cielo, ma ne è responsabile in primis proprio Berlusconi, che infatti ha un DNA socialista, non liberale. Giustamente nell’articolo si dice che i mercati non si fiderebbero di un governo di sinistra, ma si dovrebbe aggiungere che gli stessi mercati hanno dimostrato di non fidarsi neanche di un governo populista-peronista come quello di Berlusconi, il cui partito, guarda caso, non riesce a ribellarsi, non riesce neanche ad avere una opposizione interna antagonista rispetto a Berlusconi. Concordo, con Cazzola, riguardo l’appoggio a Monti e riguardo l’esigenza di portare a termine la legislatura. Per il gentile utente che parla di sinergie tra “Fermare il Declino” e il PDL: la vedo dura, “Fermare il Declino” nasce proprio come reazione al tradimento liberale del PDL, credo cioè che Giannino e soci non vogliano avere niente a che fare con il PDL. Non so se sia vero, ma persone vicine al PDL dicono che addirittura “Fermare il Declino” rifiuta le adesioni di chi è stato iscritto al PDL.

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