Le eredità della storia

Alle radici della guerra in Ossezia

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Ricordate i Cavalieri Sarmati del film del 2004 King Arthur? Sia gli Osseti del Nord vittime del terrorismo islamico a Beslan, sia quegli Osseti del Sud che stanno ora attizzando a una vera e propria guerra tra Russia e Georgia sono loro discendenti. Sarmati e Sciti, noti agli antichi greci e romani, erano una serie di tribù di pastori e cacciatori nomadi, ma in alcuni casi anche di agricoltori. Abitavano nei territori delle attuali Polonia, Ucraina e Russia meridionale, parlavano dialetti del gruppo iranico nord-orientale. Furono loro, riferiscono le cronache classiche, a inventare lo spinello, aspirando il fumo della canapa indiana chiusi dentro a una specie di “sepolcri”. Furono loro a ideare pure quell’armatura per cavalieri catafratta che copiata poi da persiani, romani e germani avrebbe dato origine alla cavalleria medievale. Gruppi di sarmati e sciti resi vassalli di unni, goti e vandali parteciparono al grande assalto all’Impero Romano, contro la cui espansione si erano a lungo opposti. Pur non trascurando, in molti casi, di servire nelle Legioni come mercenari. Un gruppo di loro a un certo punto riuscì a ritagliarsi in Spagna e in Francia del Sud regni indipendenti, che furono però poi riassorbiti dallo Stato Visigoto. Era la tribù dei cosidetti Alani, selezionatori anche del famoso cane che avrebbe preso il loro nome (anche se probabilmente il cane alano moderno non ha preso da quello antico se non la denominazione).

Più in generale, i Sarmati, Sciti e Alani sparsisi per l’Europa si sarebbero poi fusi alle popolazioni latinizzate, germaniche o slave in mezzo a cui erano finiti, perdendo completamente la proppria identità nel calderone. Ma alcuni aspetti della loro cultura sarebbero poi stati fatti propri dalla civiltà europea medievale: la già citata cavalleria corazzata, ad esempio; e anche l’uso massiccio di animali selvatici nelle decorazioni. Un popolo di contadini alani convertiti al cristianesimo da missionari bizantini avrebbe invece mantenuto la propria lingua iranica ancestrale in un angolo del Caucaso, formando tra VIII e IX secolo un regno indipendente, distrutto però dall’invasione mongola del 1238-39. Dopo di che, una parte degli alani sarebbe stata assorbita dai turchi. Un’altra parte sarebbe stata inclusa nel Regno di Georgia mantenendovi però la propria lingua, fino all’annessione della Georgia alla Russia del 1801. Una terza componente del popolo alano, infine, dopo aver sopravvissuto per secoli in una precaria indipendenza sempre in lotta con i turchi dell’Impero Ottomano e con i tatari del Khanato di Crimea, si sarebbe spontaneamente messa sotto la sovranità russa nel 1767.

La parola “osseta” viene appunto dalla denominazione georgiana degli alani, poi fatta propria dai russi. Sotto il comune dominio di San Pietroburgo georgiani e osseti, di identica fede ortodossa, si mescolarono massicciamente. Lo stesso Stalin era figlio di un osseta georgianizzato e di una georgiana: ma il particolare che alludere al suo sangue osseta fosse uno dei modi più sicuri per finire nel Gulag dimostra come questa convivenza sia stata tutt’altro che senza spine. E infatti tra 1918 e 1920 la dichiarazione di indipendenza georgiana dopo la Rivoluzione di Ottobre provocò un primo conflitto sfociato in una catena di massacri reciproci tra il governo menscevico di Tblisi e i Soviet bolscevichi in cui gli osseti si erano organizzati, con un saldo di oltre 5000 morti. Vinsero i georgiani, ma quando nel febbraio del 1921 l’Armata Rossa mosse alla riconquista della Georgia molti osseti si unirono all’esercito invasore. Nell’aprile del 1922 il governo della nuova Georgia sovietica stabilì dunque una Provincia Autonoma dell’Ossezia del Sud in cui furono inseriti varie aree a popolazione integralmente o in maggioranza georgiana. Compreso lo stesso capoluogo Tskhinvali.

L’Ossezia del Nord era stata nel frattempo inclusa nel 1921 in una effimera Repubblica Sovietica della Montagna, per poi diventare nel 1924 anch’essa Provincia Autonoma, ed essere promossa nel 1936 a Repubblica Autonoma all’interno della Russia. Confermando la loro tradizione filo-russa, al momento dell’attacco tedesco gli osseti non seguirono l’atteggiamento favorevole agli invasori di altre etnie della regione, come balkari, ceceni o ingusci. Per questo furono risparmiati dagli ordini di deportazione impartiti da Stalin per punire i “traditori”, e anzi nel 1944 l’Ossezia del Nord è ingrandita con un pezzo di C|eceno-Inguscezia. Si crea insomma l’eredità di risentimenti che esploderà al momento della dissoluzione dell’Urss. Il 10 novembre 1989, in particolare, il Soviet Supremo dell’Ossezia del Sud decide la secessione dalla Georgia per unirsi alla Russia, e poter così riunificarsi con l’Ossezia del Nord. Il 23 novembre 1989 una folla di nazionalisti georgiani marcia su Tskhinvali, venendo però respinti dalla guarnigione sovietica. Il 20 settembre 1990 l’Ossezia del Sud proclama la sua indipendenza. A ottobre gli osseti boicottano le elzioni georgiane. Il 10 dicembre 1990 è la Georgia a dichiarare illegale il voto osseta, sopprimendo anzi l’autonomia della Provincia. L’11 scorre a Tskhinvali il primo sangue. Il 12 il governo georgiano proclama lo stato d’emergenza, mandando milizia e polizia a disarmare i gruppi armati osseti. Il 5 gennaio l’ingresso di questi reparti a Tskhinvali accende formalmente il conflitto. Una prima tregua salta quando il 29 gennaio il presidente del Soviet Supremo Osseta Torez Kulumbegov si reca a Tblisi per negoziare, ma non appena arriva è arrestato per istigazione all’odio etnico. Verrà poi rilasciato nel dicembre del 1991, ma nel frattempo c’è stata un’escalation, con il blocco della Georgia agli osseti e i massacri commessi dagli osseti in vari villaggi georgiani. Risultato: almeno 80.000 profughi. Nel febbraio del 1992 truppe russe cominciano a intervenire al fianco degli osseti. Ma già il 6 gennaio 1992 il presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia è rovesciato da un golpe-insurrezione pure appoggiato da Mosca, e al suo posto è andato Eduard Shevardnadze, l’ex-ministro degli Esteri dell’Urss di Gorbaciov. Il 24 giugno 1992 Shevardnadze e Eltsin concordano un cessate il fuoco che congela la situazione: dopo 3000 morti, l’Ossezia del Sud e l’altra regione ribelle dell’Abkhazia restano in un limbo di indipendenza di fatto, non riconosciuta da nessuno. Il 14 luglio inizia a funzionare una commissione mista per il controllo dell’armistizio, con pattuglie miste di georgiani, russi e osseti. Il 30 ottobre 1995 i governi georgiano e sud-osseta si accordano per un negoziato, sotto la mediazione di Russia e Ocse. E nel maggio 1996 Shevardnadze firma con il presidente sud-osseta Ludwig Chibirov un memorandum sul modo di provvedere sicurezza e mutua fiducia.

Malgrado la “mutua fiducia”, però, i rifugiati non tornano se non in minima parte, anche per le difficili condizioni economiche. E d’altra parte i conflitti irrisolti in Cecenia e tra Armenia e Azerbaigian trasformano tutta l’aria in una polveriera, creando un clima di instabilità in cui si inseriscono le mafie, trasformando l’Ossezia del Nord in una loro roccaforte da cui partono traffici di ogni sorta, proprio profittando dello status incerto dell’Ossezia del Sud. La stessa Ossezia del Nord è colpita dalla vendetta del terrorismo ceceno, con la strage di Beslan. Nel novembe del 2003 il malcontento del nazionalismo georgiano è una delle componenti di quella Rivoluzione delle Rose che fa saltare Shevardnadze. Contro il nuovo presidente Mikheil Saakashvili, con la sua linea filo-occidentale, i russi appoggiano la rivolta del governo autonomo dell’Ajaria: regione di quella minoranza di georgiani che invece che la religione ortodossa seguono quella islamica. Ma nel maggio manovre militari georgiane combinate a manifestazioni dell’opposizione ajara provocano la caduta del presidente ajaro Aslan Abashidze, che si proclama fedele a Shevardnadze, ma che è costretto a sua volta all’esilio.

È appunto questo successo che incoraggia Saakashvili ad andare avanti sui suoi programmi di “riunificazione nazionale”. All’inizio in modo pacifico, con l’offerta a Ossezia del Sud e Abkhazia di aiuti umanitari, “un’autonomia su standard europei” e un’ampia amnistia. Ma presto le opposte forze armate iniziano a fronteggiarsi col fucile alla mano, a minacciarsi, a prendere prigionieri, a spararsi addosso. Varie centinaia di “volontari” russi, principalmente cosacchi e nord-osseti, iniziano ad affluire per “difendere” l’Ossezia del Sud. Già nell’agosto del 2004 gli scontri provocano la morte di 16 georgiani e di “varie decine” di russi e osseti. Un ultimo accordo di “smilitarizzazione” tra le parti è firmato con la mediazione russa il 5 novembre 2004. Ma il 6 dicembre 2005 l’Ocse dichiara il suo appoggio al piano di Saakashvili per la reintegrazione di Abkhazia e Ossezia del Sud nella Georgia, dando spunto allo stesso Saakashvili per dichiare ormai “concluso” il ruolo russo di mediazione e peace-keeping. Il 3 settembre 2006 truppe sud-ossete aprono il fuoco contro un elicottero che trasporta il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore georgiani. Il 31 ottobre del 2006 la polizia sud-osseta afferma di aver ucciso un gruppo di 4 “terroristi” ceceni al servizio della Georgia, accusati di voler compiere attentati nel giorno del referendum sull’indipendenza del 12 novembre. Tblisi smentisce, ma lo stesso giorno del voto giorno in cui nelle aree ossete sotto controllo georgiano è eletto un governo filo-Tblisi sotto la presidenza di Dmitry Sanakoyev, alternativo a quello indipendentista di Eduard Kokoity: un sempre più evidente tentativo di ripetere la mossa ajara. Il 10 maggio 2007 Sanakoyev è nominato da Saakashvili alla testa della nuova “Entità Amministrativa Provvisoria Sud Osseta”: decisione cui segue lo stabilimento di una Commissione che studia il nuovo status della regione, mentre inizia nelle aree ossete sotto controllo georgiano una politica di massicci investimenti.

Il 7 agosto 2007, un anno fa esatto, un missile cade su un villaggio georgiano, senza esplodere: Tblisi accusa due caccia russi, che avrebbero mirato a un’installazione radar. La Nato conferma l’accusa, che Mosca respinge. Tra il 14 e il 15 giugno 2008 sud-osseti e georgiani si sparano addosso, accusandosi a vicenda di aver iniziato e provocando un morto e 4 feriti. Il 3 luglio 2008 un ufficiale della polizia sud-osseta è ucciso in un bombardamento aereo. Il 4 luglio due miliziani osseti muoiono nell’attaco a un posto di polizia, seguito da un bombardamento che provoca un altrro morto, e che la Georgia dice di aver effettuato per difesa. Il 6 luglio 4 abkhazi muoiono e sei altri sono feriti dall’esplosione di una bomba di cui l’Abkhazia accusa i georgiani e i georgiani una provocazione russa. Il 7 luglio c’è un altro conflitto a fuoco. L’8 luglio quattro soldati georgiani sono presi prigionieri e poi liberati. Il 9 luglio i jet russi sorvolano l’Ossezia del Sud, provocando il richiamo dell’ambasciatore georgiano a Mosca, proprio mentre Condeleeza Rice è a Tblisi per appoggiare la richiesta georgiana di adesione alla Nato. Il 15 luglio sia gli Stati Uniti che la Russia iniziano manovre militari inb  Caucaso. Il 19 luglio un posto di polizia georgiano è attaccato da abkhazi, con il risultato di un morto. Il 29 luglio Ossezia del Sud e Georgia si accusano a vicenda di attacchi. Tra il primo e il 2 agosto si acccende una battaglia che provoca sei morti e 21 feriti, e che è seguita da altri scontri sporadici durati fino al 6. Il 7 un bombardamento dell’artiglieria georgiana provoca 4 morti. Dopo un effimero cessate il fuoco, l’8 agosto si scatena l’assalto georgiano “per restaurare l’ordine costituzionale nell’intera regione”. Ma i georgiani oltre ai sud-osseti si trovano di fronte anche le forze di peace-keeping russe, accendendo una battaglia che provoca ormai oltre 1400 morti.

 (Maurizio Stefanini)

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3 COMMENTS

  1. Per la Russia l’integrità
    Per la Russia l’integrità territoriale vale solo per lei e i suoi amici.Con l’ipocrisia tipicamente sovietica,(per ristabilire la pace!),si è bombardato un paese indipendente.Con minacce e ricatti ,la Russia di Putin,dopo aver reso la democrazia una mera parvenza in Russia,procede per controllare gli ex paesi URSS.E Berlusconi voleva la Russia in europa!Ma tanto lui vuole anche la Turchia.Amico di Putin,amico di Erdogan.Ma per gli italiani conta molto di più l’ici che non la politica estera e l’identità nazionale.

  2. La guerra ci serve da sempre
    La guerra ci serve da sempre per crescere, maturare, evolvere. E per rinnovare lo spirito d’appartenenza a una nazione, a farci sentire vivi e vitali a prescindere da quali siano le ragioni per cui si fa la guerra. La guerra è sempre giusta per chi la comincia, e sempre ingiusta per chi la perde; il diverso punto di vista dipende dai rispettivi interessi. Le guerre fanno soffrire le persone? è normale che si soffra, quando si è vivi, e questo a prescindere dalle guerre; così come è normale che chi nasce e vive poi muoia. La fame, le malattie, i disagi in genere sono conseguenza soltanto transitoria delle guerre: ma spessissimo ne sono la spinta. Non vogliamo più guerre? bene, abbiamo finito di essere uomini, tagliamoci le palle e trasformiamoci in sorridenti orsacchiotti da cartolina e facciamo il girotondo sui prati fioriti. Oppure torniamo sull’albero da cui siamo scesi tanti anni fa, spinti da curiosità o da fame. Guerra è bello? forse proprio bello no, ma di certo è cosa ineliminabile perchè a noi troppo profondamente connaturata. Un pò come fare la pipì o la cacca.

  3. Vittorio,
    invece Bush e i

    Vittorio,
    invece Bush e i suoi alleati sono talmente molto democratici, che se guardi la storia della Nato, vedi che hanno attaccato decine di paesi e continuano a farlo, il prossimo e’ Iran sempre sotto qualche scusa all’americana.
    Parlate della liberta’ di stampa qua in Italia? I TG non hanno fatto altro che parlare della citta’ di Gori dove i russi hanno distrutto le basi militari, invece non hanno detto che ha iniziare questa guerra e’ stato il presidente georgiano Saakashvili, marionetta di Bush, ha distrutto la capitale sudosseta facendo morire centinaia di civili con la scusa di “restaurare l’ordine costituzionale” molto all’americana.

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