Alle radici della guerra in Ossezia
09 Agosto 2008
di Redazione
Ricordate i Cavalieri Sarmati del film del 2004 King Arthur? Sia gli Osseti del Nord vittime del terrorismo islamico a Beslan, sia quegli Osseti del Sud che stanno ora attizzando a una vera e propria guerra tra Russia e Georgia sono loro discendenti. Sarmati e Sciti, noti agli antichi greci e romani, erano una serie di tribù di pastori e cacciatori nomadi, ma in alcuni casi anche di agricoltori. Abitavano nei territori delle attuali Polonia, Ucraina e Russia meridionale, parlavano dialetti del gruppo iranico nord-orientale. Furono loro, riferiscono le cronache classiche, a inventare lo spinello, aspirando il fumo della canapa indiana chiusi dentro a una specie di “sepolcri”. Furono loro a ideare pure quell’armatura per cavalieri catafratta che copiata poi da persiani, romani e germani avrebbe dato origine alla cavalleria medievale. Gruppi di sarmati e sciti resi vassalli di unni, goti e vandali parteciparono al grande assalto all’Impero Romano, contro la cui espansione si erano a lungo opposti. Pur non trascurando, in molti casi, di servire nelle Legioni come mercenari. Un gruppo di loro a un certo punto riuscì a ritagliarsi in Spagna e in Francia del Sud regni indipendenti, che furono però poi riassorbiti dallo Stato Visigoto. Era la tribù dei cosidetti Alani, selezionatori anche del famoso cane che avrebbe preso il loro nome (anche se probabilmente il cane alano moderno non ha preso da quello antico se non la denominazione).
Più in generale, i Sarmati, Sciti e Alani sparsisi per l’Europa si sarebbero poi fusi alle popolazioni latinizzate, germaniche o slave in mezzo a cui erano finiti, perdendo completamente la proppria identità nel calderone. Ma alcuni aspetti della loro cultura sarebbero poi stati fatti propri dalla civiltà europea medievale: la già citata cavalleria corazzata, ad esempio; e anche l’uso massiccio di animali selvatici nelle decorazioni. Un popolo di contadini alani convertiti al cristianesimo da missionari bizantini avrebbe invece mantenuto la propria lingua iranica ancestrale in un angolo del Caucaso, formando tra VIII e IX secolo un regno indipendente, distrutto però dall’invasione mongola del 1238-39. Dopo di che, una parte degli alani sarebbe stata assorbita dai turchi. Un’altra parte sarebbe stata inclusa nel Regno di Georgia mantenendovi però la propria lingua, fino all’annessione della Georgia alla Russia del 1801. Una terza componente del popolo alano, infine, dopo aver sopravvissuto per secoli in una precaria indipendenza sempre in lotta con i turchi dell’Impero Ottomano e con i tatari del Khanato di Crimea, si sarebbe spontaneamente messa sotto la sovranità russa nel 1767.
La parola “osseta” viene appunto dalla denominazione georgiana degli alani, poi fatta propria dai russi. Sotto il comune dominio di San Pietroburgo georgiani e osseti, di identica fede ortodossa, si mescolarono massicciamente. Lo stesso Stalin era figlio di un osseta georgianizzato e di una georgiana: ma il particolare che alludere al suo sangue osseta fosse uno dei modi più sicuri per finire nel Gulag dimostra come questa convivenza sia stata tutt’altro che senza spine. E infatti tra 1918 e 1920 la dichiarazione di indipendenza georgiana dopo la Rivoluzione di Ottobre provocò un primo conflitto sfociato in una catena di massacri reciproci tra il governo menscevico di Tblisi e i Soviet bolscevichi in cui gli osseti si erano organizzati, con un saldo di oltre 5000 morti. Vinsero i georgiani, ma quando nel febbraio del 1921 l’Armata Rossa mosse alla riconquista della Georgia molti osseti si unirono all’esercito invasore. Nell’aprile del 1922 il governo della nuova Georgia sovietica stabilì dunque una Provincia Autonoma dell’Ossezia del Sud in cui furono inseriti varie aree a popolazione integralmente o in maggioranza georgiana. Compreso lo stesso capoluogo Tskhinvali.
L’Ossezia del Nord era stata nel frattempo inclusa nel
Malgrado la “mutua fiducia”, però, i rifugiati non tornano se non in minima parte, anche per le difficili condizioni economiche. E d’altra parte i conflitti irrisolti in Cecenia e tra Armenia e Azerbaigian trasformano tutta l’aria in una polveriera, creando un clima di instabilità in cui si inseriscono le mafie, trasformando l’Ossezia del Nord in una loro roccaforte da cui partono traffici di ogni sorta, proprio profittando dello status incerto dell’Ossezia del Sud. La stessa Ossezia del Nord è colpita dalla vendetta del terrorismo ceceno, con la strage di Beslan. Nel novembe del 2003 il malcontento del nazionalismo georgiano è una delle componenti di quella Rivoluzione delle Rose che fa saltare Shevardnadze. Contro il nuovo presidente Mikheil Saakashvili, con la sua linea filo-occidentale, i russi appoggiano la rivolta del governo autonomo dell’Ajaria: regione di quella minoranza di georgiani che invece che la religione ortodossa seguono quella islamica. Ma nel maggio manovre militari georgiane combinate a manifestazioni dell’opposizione ajara provocano la caduta del presidente ajaro Aslan Abashidze, che si proclama fedele a Shevardnadze, ma che è costretto a sua volta all’esilio.
È appunto questo successo che incoraggia Saakashvili ad andare avanti sui suoi programmi di “riunificazione nazionale”. All’inizio in modo pacifico, con l’offerta a Ossezia del Sud e Abkhazia di aiuti umanitari, “un’autonomia su standard europei” e un’ampia amnistia. Ma presto le opposte forze armate iniziano a fronteggiarsi col fucile alla mano, a minacciarsi, a prendere prigionieri, a spararsi addosso. Varie centinaia di “volontari” russi, principalmente cosacchi e nord-osseti, iniziano ad affluire per “difendere” l’Ossezia del Sud. Già nell’agosto del 2004 gli scontri provocano la morte di 16 georgiani e di “varie decine” di russi e osseti. Un ultimo accordo di “smilitarizzazione” tra le parti è firmato con la mediazione russa il 5 novembre 2004. Ma il 6 dicembre 2005 l’Ocse dichiara il suo appoggio al piano di Saakashvili per la reintegrazione di Abkhazia e Ossezia del Sud nella Georgia, dando spunto allo stesso Saakashvili per dichiare ormai “concluso” il ruolo russo di mediazione e peace-keeping. Il 3 settembre 2006 truppe sud-ossete aprono il fuoco contro un elicottero che trasporta il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore georgiani. Il 31 ottobre del 2006 la polizia sud-osseta afferma di aver ucciso un gruppo di 4 “terroristi” ceceni al servizio della Georgia, accusati di voler compiere attentati nel giorno del referendum sull’indipendenza del 12 novembre. Tblisi smentisce, ma lo stesso giorno del voto giorno in cui nelle aree ossete sotto controllo georgiano è eletto un governo filo-Tblisi sotto la presidenza di Dmitry Sanakoyev, alternativo a quello indipendentista di Eduard Kokoity: un sempre più evidente tentativo di ripetere la mossa ajara. Il 10 maggio 2007 Sanakoyev è nominato da Saakashvili alla testa della nuova “Entità Amministrativa Provvisoria Sud Osseta”: decisione cui segue lo stabilimento di una Commissione che studia il nuovo status della regione, mentre inizia nelle aree ossete sotto controllo georgiano una politica di massicci investimenti.
Il 7 agosto 2007, un anno fa esatto, un missile cade su un villaggio georgiano, senza esplodere: Tblisi accusa due caccia russi, che avrebbero mirato a un’installazione radar. La Nato conferma l’accusa, che Mosca respinge. Tra il 14 e il 15 giugno 2008 sud-osseti e georgiani si sparano addosso, accusandosi a vicenda di aver iniziato e provocando un morto e 4 feriti. Il 3 luglio 2008 un ufficiale della polizia sud-osseta è ucciso in un bombardamento aereo. Il 4 luglio due miliziani osseti muoiono nell’attaco a un posto di polizia, seguito da un bombardamento che provoca un altrro morto, e che la Georgia dice di aver effettuato per difesa. Il 6 luglio 4 abkhazi muoiono e sei altri sono feriti dall’esplosione di una bomba di cui l’Abkhazia accusa i georgiani e i georgiani una provocazione russa. Il 7 luglio c’è un altro conflitto a fuoco. L’8 luglio quattro soldati georgiani sono presi prigionieri e poi liberati. Il 9 luglio i jet russi sorvolano l’Ossezia del Sud, provocando il richiamo dell’ambasciatore georgiano a Mosca, proprio mentre Condeleeza Rice è a Tblisi per appoggiare la richiesta georgiana di adesione alla Nato. Il 15 luglio sia gli Stati Uniti che la Russia iniziano manovre militari inb Caucaso. Il 19 luglio un posto di polizia georgiano è attaccato da abkhazi, con il risultato di un morto. Il 29 luglio Ossezia del Sud e Georgia si accusano a vicenda di attacchi. Tra il primo e il 2 agosto si acccende una battaglia che provoca sei morti e 21 feriti, e che è seguita da altri scontri sporadici durati fino al 6. Il 7 un bombardamento dell’artiglieria georgiana provoca 4 morti. Dopo un effimero cessate il fuoco, l’8 agosto si scatena l’assalto georgiano “per restaurare l’ordine costituzionale nell’intera regione”. Ma i georgiani oltre ai sud-osseti si trovano di fronte anche le forze di peace-keeping russe, accendendo una battaglia che provoca ormai oltre 1400 morti.
