Alleanze pericolose: Putin è a Teheran con Ahmadinejad

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Alleanze pericolose: Putin è a Teheran con Ahmadinejad

16 Ottobre 2007

Il Presidente russo in visita alla sua controparte iraniana, Mahmoud Ahmadinejad, vuole dimostrare agli Usa che non tollera ingerenze politiche tanto meno nel caso dello sistema anti missilistico, ed pronto a scendere a patti con i nemici della Casa Bianca.

Lo scorso luglio, durante la conferenza di Monaco, il leader russo aveva espresso il suo “crescente sdegno” per le illegittime e frequenti azioni unilaterali” da parte de l governo Usa. La scorsa settimana, invece, lo stesso Putin aveva fatto aspettare per più di tre quarti d’ora sia la Rice che Robert Gates, Segretario della Difesa. Non solo, al termine dell’attesa i due erano stati redarguiti aspramente in merito al sistema di difesa missilistico che alla Casa Bianca vorrebbero installare negli stati confinanti con la Russia.

Ora il presidente del Cremlino è in visita a Teheran ben sapendo che, per l’attuale amministrazione Usa, l’Iran rappresenta in pratica uno “stato canaglia” a causa delle note vicende sul nucleare e delle inquietanti dichiarazioni di Ahmadinejad, che vorrebbe Israele “cancellato dalle mappe geografiche”.

Guarda caso, la visita iraniana di Putin arriva proprio nel momento in cui gli Usa stanno premendo per un nuovo turno di sanzioni, che dovrebbero sortire un effetto di inibizione alla produzione di uranio impoverito. Si consideri poi che Putin non ha voluto rinunciare al suo viaggio diplomatico nemmeno in seguito alle voci circolate nei giorni scorsi e che riguardavano un possibile attentato nei suoi confronti. “Certo che vado lo stesso”, avrebbe detto il presidente di ferro ai cronisti che lo avevano interpellato. Il messaggio politico sembra chiaro, come ribadisce anche il Times di oggi: Se gli Usa dovessero continuare nella loro politica d’ingerenza nei confronti della Russia, nessuno li aiuterebbe ad ottenere i loro obbiettivi strategici, tanto meno Putin. Un alleato come Ahmadinejad, inoltre, non sembra il miglior candidato a muoversi in favore della White House.