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Agosto italiano

All’Expo l’Albero della Vita è new age

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Ieri come ogni italiano che si rispetti sono stato all’Expo. Tanta gente visto che siamo sotto ferragosto e forse neppure gli organizzatori si aspettavano un tale afflusso di persone provenienti da mezzo mondo nella settimana fatidica dell’estate. Perfetta e davvero milanese l’organizzazione nonostante il solleone, una manciata di minuti in fila al parcheggio, qualche altro secondo ad aspettare l’autobus (davvero tanti i mezzi che facevano la spola dal parcheggio alla esposizione), cinque minuti ancora per entrare, rispettando le necessarie misure di sicurezza.

 

E poi dentro, con gli occhi sgranati davanti allo spettacolo meraviglioso dei padiglioni, da gustare uno per volta, bellissimi quelli americano, israeliano e della Colombia, solo per citarne alcuni tra quelli che ho visitato. Imponente quello italiano, al centro dell’evento, con i nostri colori e sapori che possono renderci fieri del Belpaese e del Made in Italy. Solo una cosa sinceramente non l’ho capita e mi ha lasciato perplesso. Quell'Albero della Vita nel Padiglione Italia, un po’ installazione, un po’ grattacielo, che si accendeva di colori, giochi d’acqua e di luce, come in un’opera michelangiolesca.

 

Mi direte che l’Albero della Vita è un archetipo iconografico che appare in tante culture e religioni, compresa quella cristiana, un simbolo che unisce la Cabala ai riti degli indiani d’America. Con la sua forma, il tronco possente e i rami che si distendono verso il cielo, l’Albero ha un significato mistico che rimanda al concetto della Creazione.  E però, guardando il popolo di Expo incantato sotto la costruzione, con iPhone iPad a riprendere e fissare nella memoria digitale lo spettacolo dell’Albero che si accendeva, ho come avuto l’impressione di ritrovarmi in una scena di Avatar, con i Na’Vi, i lungagnoni blu extraterrestri, che si uniscono sotto l’Albero diventando una cosa sola con la natura.

 

Ecco, la perplessità nasce proprio da questa sensazione. Il problema è l’acquisizione che ormai si fa nella nostra epoca di simboli del genere, che va tutta nella direzione della new age, di un nuovo panteismo, di una fede dove Dio equivale alla Natura e l’umanità è tale solo se vive in perfetta simbiosi con il mondo naturale. Allora va bene l’ambientalismo, ci mancherebbe la sostenibilità, per fare l’albero ci vuole il seme, ma questo dogma idilliaco un po’ Re Leone un po’ Pocahontas che sicuramente entusiasma gli animi nello stesso tempo dovrebbe ricordarci in che razza di tempi viviamo. Nell'era del Culto della Natura, dove l’uomo è sempre più ai margini, fantasma dell'essere messo una volta al centro del creato.
 

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