All’Italia di Grillo serve un’iniezione di vera politica
17 Settembre 2007
“E
adesso? Dopo
il V-day? La parola è ai cittadini. Ogni Meetup, ogni gruppo
può, se vuole, trasformarsi in lista civica per le
amministrazioni comunali.
I cittadini devono entrare in politica direttamente. Per la loro tutela e per
quella dei loro figli. I Comuni decidono della vita quotidiana di ognuno di noi.
Possono avvelenarci con un inceneritore o avviare la raccolta
differenziata. Fare parchi per i bambini o porti per gli speculatori. Costruire
parcheggi o asili. Privatizzare l’acqua o mantenerla sotto il
loro controllo.
Dai Comuni si deve ripartire a fare politica con le liste
civiche.
Le liste che aderiranno ai requisiti che pubblicherò sul blog tra qualche
giorno avranno la certificazione di trasparenza “beppegrillo.it”.
Tra i requisiti ci saranno, ad esempio, il non essere iscritti a
partiti ed essere incensurati.
Le liste potranno comunque chiamarsi come gli pare ed essere autonome nella
loro azione. Ci potranno anche essere più liste in una stessa città.
Le liste certificate saranno pubblicizzate dal blog e messe in condizione di scambiarsi
informazioni e esperienze attraverso una piattaforma comune.
Io non parteciperò a nessuna manifestazione nei prossimi mesi. Non sto
promuovendo la presentazione di nessuna lista civica, né locale, né
nazionale.
La loro voce i partecipanti del V-day non la prestano a nessuno. Sono i megafoni
di sé stessi. I cittadini che si fanno politica.
Per le liste civiche rimanete sintonizzati sul blog. Stay tuned”.
Dal blog
di Beppe Grillo. Che sta succedendo? Sergio Romano, dopo la performance
dadaista-populista del giullare genovese alla Festa dell’Unità di Bologna ha
recuperato categorie inservibili: il “dialogo con il nemico”, grimaldello
politico del comunismo di antica tempra, il togliattismo in sedicesimo anche
oggi. Figuriamoci: sciocchezze accademiche. Ma è proprio questo il punto:
viviamo fra accademici e tromboni, tutti sistemati nel cuore delle caste, delle
mille caste italiote, dalla politica, casta minore, all’università, casta
gigantesca, e via seguitando verso il baratro. Signori, siamo alla crisi
strutturale della democrazia e la politica cosiddetta “ufficiale” civetta ora
con chi la sta attaccando senza pietà, ora con chi strologa di populismi di
sinistra, postmoderni e quel che volete. Barzellette italiane figlie di
italioti che hanno condotto il cervello in vacanza da quando, shock metafisico,
il sistema è crollato per spinte esterne, il golpe del 92: do you remember
revolution? Ecco cosa declama oggi il giullare della casta dei clericali
giacobini. E svuota la misera sostanza politica e tattica di questi zombies
post-comunisti che stanno ammazzando perfino le spoglie del già semidefunto
PCI, oggi si usa dire “quel che resta della sinistra” (Diamanti è il maestro di
queste cazzate). La crisi di questo Paese senza più onore e ricchezza è di
fronte a noi: e chi dovrebbe riempirle le piazze, fini analisti del sistema
politico? Le riempiono, le piazze sciagurate e nichiliste, i finti rivoluzionari
d’accatto e i grillismi da Second Life, oggi che anche i Gesuiti dicono che da
quelle parti ci si cava anche uno straccio di evangelizzazione, figuratevi un
po’: signori, questo è il mondo a brandelli o a coriandoli di oggi, come
insiste con acutezza un po’ snob De Rita.
Bertinotti, al pari dell’attuale
Presidente della Repubblica Napolitano, allora Presidente della Camera (siamo
sempre nel remake del 92), non difende le istituzioni, chiaro, e allora
l’affondo è quello che ho citato prima. Se anche a Bologna, il torrente di
detriti Grillo riesce a sbancare cassa, foraggiato dalle mani spellate dei
compagnucci in odor di ortodossia neo-populista, dopo aver graffiato i muri con
Berluskoni capataz mussoliniano, qualcosa sta accadendo e Fassino fa ridere
quando si difende e non riesce ad attaccare; Veltroni è un teatrante senza
talento e D’Alema è un mostro tragico con la smorfia di chi vorrebbe fare il
comunista ma, si sa, il contesto, le circostanze, la realtà oggettiva, etc.
Gaber aveva detto l’essenziale ma aveva troppo talento per la vita per non
rendersi conto che i giacobini postmoderni fanno più schifo delle maschere di
morte dei parlamentari.
Grillo è
il suo grilliamo da Second Life. La Second Life di chi vuole costruirsi un
Paese su misura e diventare buono e riformatore dal basso, naturalmente, con i
cani morti legati al guinzaglio. Qual è il dramma attuale? E’ che i cani morti
sono ancora fra noi. Nessuno che si renda conto, a destra, cioè i nostri, che
finché alla retorica della precarietà si risponderà con il dileggio del
governo, Grillo gonfierà le piazze a gogò, perché Stiglitz, un Nobel senza
scienza ma con molto consenso tra i drop-out legittima Grillo e noi non abbiamo
alcuna legittimazione. La guerra politica è interamente dentro la struttura del
senso comune, quello che dovrebbe consentire di fare un discorso politico sulla
politica e non di elevare subcollinari peana al mercato libero, alla Biagi che
fu attaccando chi non l’ha mai voluta perché essa non sarà mai nel suo cento
per cento. Certo che ci sono i problemi sociali, caspita! E allora chi sa che
Internet è l’agorà postmoderna perché la frequenta e la conosce vince da subito
con chi non è capace neanche di scaricare una mail, e non per ragioni tecniche
ma perché ritiene di non averne bisogno, suppone di essere legittimato
dall’autoreferenzialità del codice d’onore parlamentaristico, sfociando così
nel delirante cretinismo parlamentare di sempre: il grilliamo non ha bisogno di
liste civiche, gli basta Castells e la discussione su “Reset” del legame tra
Internet e democrazia, gli bastano i tempi del flusso che non si arresta mai,
del rizoma di Deleuze e di tutto ciò che viene accuratamente lasciato fuori
dalle aule parlamentari, mentre i capicorrente del nulla costruiscono i
“ragionamenti” e dimenticano di verificare le conoscenze sui fondamentali, con
le Iene alle porte. Signori, la ricreazione è finita! Chi vuole sprangare
Grillo deve lavorare sodo e non confidare nella morte altrui, perché Sarkozy ha
dalla sua le istituzioni di De Gaulle e noi abbiamo contro di noi una
Costituzione di cui non si vuole neppure discutere la prima parte, da rifare
completamente, e che non ha ammesso alcun esecutivo degno di questo nome perché
aveva alle spalle l’autoritarismo (neppure una dittatura!) mussoliniano. Ridotti
così, dove vogliamo andare? Questa è la domanda. Giannini e l’Uomo Qualunque
non c’entrano nulla, i giovani pasdaran di Flores d’Arcais e del grilliamo
neanche sanno chi sia ‘sto Giannini del menga, non scherziamo e del resto
risulta chiaro a chi voglia e sappia intendere il criterio chiave per l’oggi:
coloro che esultano stolidamente per la messa in scacco del governo Prodi, ora
che Scalfari e Diamanti lo bocciano su La Repubblica, non ha capito un
piffero della situazione attuale e si candida al cretinismo politico anche al
governo.
Quattro i
nodi da affrontare con urgenza da crisi di Weimar: a) la riforma strutturale
della Costituzione: esecutivi reali e istituzioni all’altezza del caos
postmoderno; b) la Biagi c’è e non c’è, affinché ci sia e non esista più il
detonatore precarietà occorre mettere mano a due strumenti, richiamati da
Sacconi a Gubbio: ammortizzatori sociali + formazione e reintroduzione
attraverso la formazione e riqualificazione di chi esce dal mercato del lavoro, con due terzi dello
stipendio e scelta fino a tre possibilità di nuovo lavoro, chi rifiuta per tre
volte chiude la partita; c) drastico taglio di aliquote con connessa riduzione
di spesa e riqualificazione della medesima nei comparti ancora non decentemente
attrezzati, dalla ricerca a certi meccanismi sociali: la classe politica dovrà
uscire ridimensionata nella misura della ragionevolezza, per quel che riguarda
prebende e privilegi borbonici, ma senza che ciò diventi l’Alfa e l’Omega,
perché si tratta di un corollario strutturale e non demagogico; d) last but not
least: la sicurezza come fattore essenziale e costitutivo della reale
integrazione degli immigrati, perciò si combatte Amato e la demagogia, con la
consapevolezza che un ministro della Repubblica Ferrero invita gli immigrati
alle nuove banlieues (Corriere della Sera, domenica 16 settembre, p. 13:
ma, sulla colonna di destra della stessa pagina, si leggono interventi di
comunisti che governano i territori assolutamente non disponibili a questa
messa in vendita della realtà a detrimento della convivenza civile, dunque la
zona grigia c’è e su essa, in politica, si può e si deve far leva, non
comprendo i ragionamenti di alcuni pasdaran di destra che ogni volta che un
Cioni dice quello che diciamo noi da sempre anziché far leva su questo dato in
maniera proattiva degradano l’azione politica a processo alle intenzioni a ciò
che, si dice, domani Amato farà: vizio ideologico da perdenti). Modeste
proposte per non dico prevenire ma almeno curare in qualche modo. Dopo aver scritto
dell’antagonismo postmoderno chiudo con questa puntata sul grillismo da Second
Life, perché da questo pezzo di realtà può scaturire buona strategia politica
di centrodestra. Mi raccomando: che tutto continui ad andare al macero, che si
continui a considerare spocchiosi e presuntuosi chi si azzarda a riflettere
senza paraocchi e con qualche decente proposta e si continui a foraggiare, con
cura e sistematicità, la patinatura dei funzionari di schieramento, di cordata
e/o di gruppo, fate vobis. Mi raccomando…le sorprese troppo forti anche alla
modesta età di quarant’anni suonati e superati, possono fare male. Vorrei
almeno salvare la pelle.
