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La sfida

All’ultimo voto: Biden non sfonda, Donald in vantaggio, sondaggisti ko

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L’attesa della parola “fine” sarà lunga e tormentata: per gli Stati che mancano – Michigan, Wisconsin e Pennsylvania daranno i loro dati solo dopo lo spoglio dei voti postali -; per i voti postali, appunto, che si prestano a molte controversie; per il clima rovente che ha già visto Twitter rimuovere la dichiarazione di Donald Trump: “Vogliono rubarci le elezioni e non lo permetteremo”.

Se un vincitore ufficiale ancora non c’è, il dato parziale che emerge al termine di questa lunga notte elettorale (fuso italiano) ci consegna già inequivocabilmente l’identità degli sconfitti: i sondaggisti americani. Quattro anni dopo, l’onta della resistibilissima ascesa dei candidati democratici presentata come sicuro e ampio trionfo si è schiantata in ogni caso contro la realtà. Stavolta probabilmente dopo una rimonta spettacolare. Quattro anni dopo, non hanno imparato nulla.

L’attesa del risultato finale è d’obbligo, e un’analisi puntuale dei bacini geografici di riferimento dei dati ancora non scrutinati consiglia di mantenere una razionale prudenza. Ma al netto dei 61 grandi elettori che ancora mancano da assegnare, si può già affermare senza timore di smentita che Joe Biden non ha sfondato. L’onda blu (il colore dei dem) non si è verificata, The Donald è in vantaggio e lo sfidante – annunciato dalle rilevazioni demoscopiche come sicuro trionfatore – è costretto a presentarsi ai cittadini in chiaro atteggiamento difensivo.

La “bolla” dell’establishment non si è rotta. L’America reale è rimasta un universo che le élite illuminate non sono in grado di comprendere. Per l’Occidente c’è ancora speranza.

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