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Boicottati i negozi Ikea

Alta tensione tra Svezia e Israele dopo le accuse sul traffico d’organi

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L’atmosfera tra Svezia e Israele è ormai infuocata, dopo la denuncia del quotidiano Aftonbladet di un presunto traffico di organi di palestinesi da parte dei soldati israeliani.

Gli ultimi episodi risalgono a pochi giorni fa. Il ministro dell'interno Eli Ishai ha revocato l’accreditamento temporaneo a due inviati del quotidiano svedese e ha anche detto di voler riesaminare lo status di tutti i corrispondenti svedesi nel paese.

Migliaia di israeliani, intanto, hanno deciso di aderire a una petizione online e boicottare i negozi Ikea. "E' inaccettabile continuare a sostenere i negozi svedesi", si legge nel testo della petizione on-line. "Per favore, non firmate solo la petizione, è necessaria un'azione reale", è l'invito rivolto alle migliaia di persone che hanno già sottoscritto il boicottaggio della grande azienda svedese.

Ad innescare la miccia, una settimana fa, era stato un articolo pubblicato dal quotidiano Aftonbladet, il più autorevole e antico di Svezia, nel quale il giornalista Donald Bostrom aveva denunciato l’esercito israeliano di appropriarsi di organi di giovani palestinesi uccisi nei Territori. I fatti in questione risalirebbero al 1992: i militari del Israel defense force sono accusati di aver espiantato organi dai corpi di bambini palestinesi per poi destinarli al mercato nero.

Domenica scorsa, il giornale svedese ha pubblicato un secondo articolo con la testimonianza della madre e del fratello di Bilal Achmad Ghanem, un ragazzo del villaggio di Imaten (in Cisgiordania) morto nel 1992, durante la prima Intifada, a soli 19 anni.

La donna, Sadeema Ghanem, ha affermato che il 13 maggio di 17 anni fa, alcuni soldati israeliani, dopo aver ucciso Bilal, caricarono il corpo su un elicottero e restituirono il cadavere alla famiglia solo dopo alcuni giorni. “Me lo hanno riportato in un sacco nero - ha detto la donna – e senza più neppure un dente. Il corpo era stato aperto dalla gola al ventre, e poi ricucito alla meno peggio”.

Jalal Achmad Ghanem, fratello minore di Bilal, ha invece dichiarato: “Credo che gli organi siano stati rubati. Non ho prove, ma ho incontrato altre persone che avevano storie identiche capitate ai loro cari. Ne abbiamo sentite molti di storie come queste”.

L’articolo ha scatenato la dura reazione di Israele. Diversi membri del governo hanno accusato di antisemitismo Aftonbladet: Yuval Steinitz, Ministro delle finanze, ha paragonato lo scritto ai libelli antisemiti medievali, in cui gli ebrei venivano accusati di preparare il pane azzimo col sangue di bambini cristiani; il portavoce del ministero degli esteri, Yigal Palmor, pur confermando la visita del ministro degli esteri svedese Carl Bildt, ha dichiarato che l’episodio potrebbe lasciare una “pesante ombra” sulle relazioni tra i due Paesi.

Ad accentuare la collera israeliana ci ha pensato poi l’esecutivo svedese, che si è rifiutato di condannare l’articolo per non interferire con la libertà di stampa, respingendo così la proposta del premier Benyamin Netanyahu. “La libertà di espressione è un valore indispensabile - ha dichiarato il primo ministro, Fredrik Reinfeldt - e nessuno può chiederci di violare la costituzione. Siamo fieri del fatto che quel che si scrive sui giornali non possa essere oggetto di commenti del governo”.

Nella polemica si è inserita anche la stampa israeliana, parlando di “razzismo biondo”, di una politica di due pesi e due misure del governo di Stoccolma. Il “Jerusalem Post” ha ricordato come, nel 2006, il governo svedese si affrettò a scusarsi con lo Yemen e mettere a tacere un sito internet di estrema destra, dopo la pubblicazione di caricature ritenute offensive per i musulmani.

Il quotidiano Haaretz, invece, pur attaccando il contenuto dell’inchiesta (definita “un esempio di pessimo giornalismo”), ha rimproverato il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman, accusandolo di aver trasformato un articolo in un incidente internazionale e di aver spinto la Svezia “a uno scontro superfluo” con Israele.

 

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5 COMMENTS

  1. ‘Ich bin ein Israel
    Anche a me, Israele, ha rubato un organo: il cuore!
    Ich bin ein Isra’el

    Costantino Pistilli

  2. Provocazioni
    Notizie come quella di Aftonbladet si possono fabbricare con nulla. Non mi piace crederla, e sbattuta lì così non ci credo proprio; ognuno la pensi come vuole. Osservo solo che la deriva della stampa, non solo quella italiana, verso l’approssimazione, l’organicità al corretto e al corrivo, verso una leggerezza – nel senso deteriore del termine – di professionalità è sempre più sensibile.
    “Scontro superfluo”: ma veramente Haaretz ha scritto così? Non difendere la reputazione da favole calunniose significa ritrovarsele appiccicate per sempre nell’immaginario collettivo, un danno da nulla.
    Nella disparità dei comportamenti, in questo caso della Svezia epitome d’ogni progressista civiltà, si rivela poi la sostanziale desistenza di fronte alla Forza – non tanto e non solo di fronte alle convenienze del momento – della quale il mondo occidentale fa sempre più frequente esercizio. Ma dove sarà questa Forza? In Cina o negli Stati Uniti? In Libia o nel Regno Unito? Nello Jemen o in Israele?
    Il boicottaggio dell’Ikea comunque mi pare una fesserìa, non mi vengono in mente argomenti a favore.

  3. Chiudere i negozi in perdita
    Non credo chel’Ikea sia ditta da tenere aperti negozi in perdita solo per motivi politici. Se i due centri in Israele smettessero di rendere non avrebbe problemi a chiuderli, per, magari, aprirne di più in Kuwait o in Turchia.

  4. NIente di nuovo, Israel
    NIente di nuovo, Israel conferma la sua fama di paese aberrante e pericoloso,ricordate i suoi soldati che si vantavano con le magliette sui bimbi palestinesi trucidati.Israele e’ la vergogna dell’occidente e dovremmo boicottarlo integralmente.

  5. Svezia e Israele
    Che l’antisemitismo si manifesti con la diffusione di falsi (tipo i Protocolli dei Savi di Sion o che le azzime siano fatte col sangue dei bambini cristiani-San Simonino) è un fatto.Non mi sembra giusto combattere il falso boicottando una Ditta privata o invitando il governo Svedese a esercitare la censura sulla stampa.Purtroppo non conosco il modo migliore per combattere l’antisemitismo e in genere i pregiudizi razziali.In un paese libero e democratico che non accetti di effettuare censure l’unico modo che vedo è la replica supportata dalla ricerca del consenso.
    Saluti Mario

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