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Altro che primavera, quello intorno alla coppia Vendola-Emiliano sembra più un ‘cerchio magico’

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Una volta si vociferava sull’arrivo di una presunta primavera pugliese. Non quella delle campagne di Puglia piene di margherite bianche e di papaveri rossi, né quella dei mandorli, dei peschi, dei prugni e delle albicocche in fiore. Neanche quella dei colori del mare tra il celeste trasparente e l’azzurro cupo, e né quella del cielo pugliese terso e pulito.

La primavera pugliese annunciata non era quella delle notti blu, in cui le stelle sembrano milioni di led che si accendono per adornare il cielo, né doveva consentire alla nostra fantasia in fuga di evadere, affascinata, percorrendo la strada dei ricordi: tra rimorsi e rabbia, e con speranza e amore. Per fortuna questa primavera climatica, questa forza della natura che è la nostra Puglia, è già nostra e nessuno ce la potrà mai togliere. Non ha prezzo, non è comprabile, né è commerciabile e per fortuna non è neanche vendibile. E’ fruibile per tutti: per vecchi e piccini, per poveri e ricchi, per destra e sinistra, per amministratori più o meno capaci e per liberi cittadini. Persino per buoni e cattivi. Alla faccia di chi fa distinzioni.I buoni, infatti, non sono mai quelli che pensano che gli altri siano cattivi, ma solo quelli che hanno dimostrato di essere capaci.

In politica dovrebbe funzionare così. Si chiedeva, infatti, Popper, nel suo libro La società aperta ed i suoi nemici: "chi potrebbe propugnare il governo del 'peggiore' o del più grande stolto o dello 'schiavo nato'?(...) Ma ciò ci porta a un nuovo approccio al problema della politica, perché ci costringe a sostituire alla vecchia domanda  'chi deve governare?' la nuova domanda 'come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno'?"

La Primavera pugliese è più preziosa di quella del Botticelli. Vive, si muove, si dona ma, soprattutto, non si può lottizzare, neanche a volerlo. Ben diversa è dalla primavera sbandierata da Vendola e poi da Emiliano, che altro non si è rivelata che una sorta di “cerchio magico”, sulla scorta di quello che pare circondasse Bossi, la sua famiglia ed i suoi amici più stretti. Un cerchio in cui hanno preso forma i peggiori sistemi e ingranaggi politici, tra clientele, parcellizzazioni del consenso, sfruttamento del territorio, spesa dissennata e degrado morale e ambientale.

Uno sguardo sul territorio pugliese oggi ci fa comprendere come ci sia stato un transito, in pochissimi anni, dalla tradizione meridionale, fatta di vita rurale, di semplici abitudini, di coinvolgimento familiare, di senso della solidarietà, di saggia prudenza, di fermezza, di attenzione e di cura quasi morbosa verso la propria terra, in un insieme, invece, d’indifferenza, di furbizia, di menefreghismo, e di abbandono.

Nelle campagne non si lotta più, come una volta, per l’integrazione sulla produzione agricola e per ottenere i rimborsi per le calamità, ma ci si occupa piuttosto di arrivare - ogni mezzo pare lecito e consentito - all’utilizzo dei fondi europei, senza che ci sia un vero ritorno in efficienza e tecnologie, senza che comporti crescita strutturale e un reale motivo di sviluppo. Si spendono i soldi, quando addirittura non si truffa, solo perché ci sono e sono disponibili. Si vive alla giornata, sfruttando ciò che è possibile e trattando affari con chi vorrebbe trasformare i terreni agricoli in campi di pannelli fotovoltaici o in coltivazioni di strani alberi chiamati "pale eoliche". Non va meglio sul fronte dell'imprenditoria,  avvolta sempre più nella nube tossica di affari mischiati a politica.

Anche in Puglia si era creato un muro di gomma contro cui tutto rimbalzava, come un “cerchio magico” fuori dal quale non si aveva neanche diritto di apparire. I giornali locali e le edizioni pugliesi di quelli nazionali, come anche la tv, non hanno avuto voce e spazio che per questo “cerchio magico” pugliese che prometteva fiori di campo per tutti, in virtù di una presunta primavera politica che in Puglia e a Bari, invece, non si è mai vista.

La sanità ha divorato risorse che i pugliesi stanno ora pagando. La stessa cosa è successa per l’acqua, che è ritornata nella gestione della politica e dei partiti senza che si sia ridotta la spesa, come invece era stato promesso. Bari è asfittica, immobile, ferma, con le saracinesche chiuse ed i giovani che scappano.

Anche i responsabili di questo “cerchio magico” pugliese si dovrebbero ora fare da parte.

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