Amato offende la Sicilia per giustificare l’Islam radicale

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Amato offende la Sicilia per giustificare l’Islam radicale

Amato offende la Sicilia per giustificare l’Islam radicale

11 Luglio 2007

“Oggi ho
imparato una cosa nuova dell’Italia: che negli anni Settanta in Sicilia sgozzavano
le ragazze con la testa rivolta verso La Mecca. Nel mio paese, il Marocco, non succedeva
neanche quarant’anni fa”. Reagisce così Souad Sbai, la presidentessa dell’associazione
donne marocchine d’Italia, alle affermazioni di stamattina del ministro dell’Interno,
Giuliano Amato che, nel corso di un convegno sull’immigrazione ha sostenuto, e
pure con convinzione: “Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. E’
una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario. L’integrazione
passa anche di qua: nell’attribuire alla tradizione ciò che appartiene alla
tradizione, che non vuol dire negare Dio ma semmai l’io che domina negli
atteggiamenti patriarcali e maschilisti”. Insomma, come a dire, l’applicazione
della sharia non c’entra, l’odio degli integralisti nei confronti della cultura
occidentale neanche. È il grado di maschilismo che vive in una società a
determinare l’uccisione di quelle come Hina, colpevoli di aver voluto vivere
una vita come quella delle altre.

Amato ci è
pure tornato sull’argomento, ricordando come solo fino agli anni ’70 si
trovavano in Sicilia costumi e tradizioni non molto distanti da quelle che ora
in Italia sono importate dagli immigrati di certi gruppi musulmani. “Dobbiamo
evitare di imputare a Dio – ha ribadito – il Dio dei cristiani e dei musulmani,
che in realtà è lo stesso, ciò che è da imputare invece agli uomini”. E’
necessario evitare, quando pensiamo agli immigrati e in particolare ai
musulmani, di avere di fronte dei “blocchi umani” invece che singole persone. “Non
esiste il concetto noi contro gli altri – ha sottolineato – se lo deve cacciare
fuori di testa tutto l’occidente: ognuno di noi è diverso e questo è importante
soprattutto quando si parla di Islam”. “Noi siamo gelosi della nostra identità
– ha concluso – e ciascuno ha diritto alla sua”.

Una strana
gelosia per la propria identità, quella del ministro, che fino ad un attimo
prima non aveva mancato di sollevare i suoi attacchi nei confronti dei
cattolici che vivono la loro esperienza di fede all’interno delle parrocchie:  “Sono in troppi anche in Italia a respingere
l’Islam in nome dell’identità cristiana, mentre anche le parrocchie dovrebbero
discutere al loro interno e operare per l’integrazione. Se può essere giusto
porre attenzione agli embrioni, non è giusto respingere persone già nate quando
entrano civilmente nel nostro paese. Il processo per l’integrazione è un lavoro
comune, che deve vedere impegnati non soltanto gli immigrati ma anche gli indigeni delle società che li accolgono.
Sarei felice se nelle parrocchie ci si assumesse l’impegno di discutere anche
di questi temi”.

Come ci si
aspettava, le reazioni alle affermazioni del ministro non si sono fatte
aspettare.  “Amato straparla.
Chieda subito scusa ai siciliani o lo querelo”, ha dichiara una siciliana doc
come Stefani Prestigiacomo. “Vi è una situazione conclamata di
persecuzione di cristiani nel mondo; questa persecuzione ha come attori, nella
gran parte dei casi, organizzazioni ultrafondamentaliste islamiche; vi è un
riscontro di tale situazione anche in Occidente, in Europa, e in modo
particolare in Italia, dove perfino il ministro dell’Interno dovrebbe conoscere
la condizione di vita di chi dall’Islam si converte al Cristianesimo, e più in
generale la condizione delle donne che vivono in contesti di immigrazione da
paesi a maggioranza musulmana; chi prova a difendere i diritti delle vittime
rischia tanto che lo stesso Viminale predispone sistemi di protezione personale.
E che cosa fa Amato? Richiama i cristiani e le parrocchie (cioè chi ha finora
nella gran parte dei casi ha garantito accoglienza e rispetto agli immigrati) a
lasciar perdere l’identità cristiana e a lavorare per l’integrazione! Se vi era
necessità di una conferma dell’assoluta distanza dalla realtà del governo Prodi
e di chi ne fa parte, oggi Amato l’ha felicemente fornita”, afferma
Alfredo Mantovano di An.

 “Solo un forte
colpo di sole siculo-pakistano  può
giustificare le parole pronunciate dal ministro Amato sull’immigrazione, il
rapporto con l’islam e la violenza sulle donne”, ha sarcasticamente ma non
troppo chiosato Gaetano Quagliariello di Forza Italia. “Le cose stanno
esattamente al contrario di come dice Amato: il rispetto per la vita è uno solo,
è una condizione generale che abbraccia tutti gli aspetti dell’esistenza.
Negare il fatto che un embrione sia la vita è la premessa per non rispettare la
dignità dei più grandi e per creare una situazione di sottomissione e violenza
ai danni dei più deboli, cioè delle donne e dei bambini. Quanto alla questione
delle differenze culturali che derivano dalle diverse religioni, si tratta di
un problema serio che non si risolve certo offendendo una parte di queste
tradizioni. E’ evidente che il ministro Amato non conosce i dati relativi alle
violenze sulle donne, che riguardano centinaia di migliaia di casi nel nostro
Paese, non solo le donne siciliane e pakistane. La supponente ignoranza di
Amato ci convince ancor di più della necessità dell’istituzione della
Commissione d’inchiesta sulla condizione delle donne immigrate nel nostro
Paese. C’è bisogno che sia fatta luce sul preoccupante fenomeno di contro-modernizzazione
per cui le donne di altre culture stanno difficilmente conquistando il rispetto
umano nei loro Paesi, e lo perdono nella civilissima Italia. Di questo dovrebbe
interessarsi un ministro degli Interni, e non di pronunciare battute
infelici”.

Ma qualcuno all’interno della maggioranza deve essersi
accorto che stavolta Amato ha proprio esagerato: “Stupisce la leggerezza con il
quale il ministro Amato ha trattato il problema della violenza sulle donne”. Ad
affermarlo è il deputato Dl Riccardo Villari, che però poi con tono
giustificatorio aggiunge: “Una personalità del calibro di Giuliano Amato, che
riveste un’importante carica istituzionale dovrebbe sapere che talvolta
ragionamenti troppo sottili, poi sintetizzati e riportati, diventano rozzi e
imprecisi e possono suonare addirittura come offensivi”. Persino Luxuria ha detto la sua, dichiarando che questa volta quella del ministro “è stata una battuta infelice, uno scivolone”. Per dirlo lui…

Che fine ha fatto il dottor Sottile? Quello che prima di
parlare ci pensava due volte, che sapeva calcolare il filo della lama delle sue
parole, per non tagliare troppo, che non apriva mai la bocca per dargli fiato? Dov’è
finito il professore? Quello che sembrava una rassicurazione – almeno lui – nella
lista dei ministri di Prodi, un uomo giusto al posto giusto, la garanzia per la
sicurezza dell’Italia? Forse ha
solo ragione Sandro Bondi, che ha liquidato la questione con un lapidario: “Evidentemente
Amato, che profeticamente
aveva sostenuto l’impazzimento dell’Italia, non è, come sperava, personalmente
immune da quell’impazzimento”. Forse il professore si è fatto contagiare dall’atteggiamento sempre più giustificatorio e arrendevole di molti esponenti di questo governo – persino un’impensabile Emma Bonino durante la sua visita in Cina sostenne che non la imbarazzava “dover gestire i rapporti economici con un paese che fa lavorare
milioni di bambini”, giacché “alla fine dell’Ottocento anche da noi lavoravano
bambini”. Tant’è. Ma certo non è un granché come consolazione per il nostro paese.