America preparati: sta arrivando il più grande aumento delle tasse mai visto

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America preparati: sta arrivando il più grande aumento delle tasse mai visto

18 Novembre 2010

Ecco, collegatevi ora al sito dell’imbattibile Americans for Tax Reform e seguite in diretta, se volete persino minuto per minuto, anche secondo dopo secondo, il ferale conto alla rovescia verso il più grande aumento delle tasse di tutta la storia degli Stati Uniti. Quello cioè che fra un mese e mezzo si abbatterà sui contribuenti americani a meno di una drastica inversione di rotta, che però per il momento ancora all’orizzonte non si scorge.

Se infatti il Congresso, quello battuto sonoramente alle elezioni “di medio termine” del 2 novembre scorso, ma ancora saldamente in carica per sei buone settimane, non deciderà subito di prolungare i tagli alle imposte gravanti sui cittadini varati nel 2001 e nel 2003 dall’Amministrazione di George W. Bush jr., e ampiamenti benefici per investitori, imprese e famiglie, sarà letteralmente il disastro. L’ATR lo snocciola per benino, questo problema epocale che colpirà gli americani con tre tsunami successivi. Costerà infatti di più, molto di più, studiare, sposarsi, persino fare la carità a chi si vuole (visto che Oltreoceano le donazioni liberali sono deducibili dall’imponibile) e addirittura morire.

Per esempio cresceranno immediatamente le imposte sul reddito dei singoli secondo una forbice che al top passerà dal 35 al 39,6% (percentuale, questa, che è pure quella oggi sborsata al fisco dai due terzi delle piccole imprese del Paese) e che al minimo salirà dal 10 al 15%, il tutto aggravato da sempre maggiormente ridotti margini di deducibilità delle spese e dall’assottigliarsi costante delle zone di esenzione.

Quindi aumenteranno le gabelle che lo Stato federale esige dal matrimonio fra un uomo e una donna nonché dalla famiglia che ne consegue (un giorno qualcuno abbia la grazia di spiegarci perché la gente normale così che fa cose normali così deve caricarsi di tasse anormali così), producendo quella che l’Americans for Tax Reform definisce senza mezzi termini una “penalizzazione nuziale”: gli scaglioni d’imposta per le coppie sposate si restringeranno, il credito fiscale concesso alle famiglie per ciascun minore di 17 anni a carico verrà tagliato della metà secca e parimenti verrà ridotto draconianamente il credito concesso per altri membri a carico comportando la fine del criterio globale in base al quale le famiglie versano all’erario mediamente la metà di quel che versano i single.

Poi ritornerà l’odiata e odiosa tassa di successione, in inglese chiamata, con suggestione noire, Death Tax. Per il 2010, vivendo della rendita Bush, gli americani ancora non la pagheranno, ma le proprietà di coloro che trapasseranno a miglior vita dopo il primo giorno del mese di gennaio prossimo venturo saranno gravate di un importo fino al 55% (nella fascia più alta) del loro valore commerciale se valutate superiori al milione di dollari. Roba da nababbi? Facciamo un esempio: se un tale che possiede due case (una di abitazione e una di campagna) che sono il frutto dei suoi risparmi di una vita intera e che ha un conto-pensione che è stato generato da una lungimiranza più che normale morirà nel 2011, costui cadrà come una pera cotta sotto la mannaia delle nuove provvisioni obamiane e i suoi eredi dovranno regalare allo Stato metà di quel che quei sacrifici sono costati e valgono solo per poter continuare a godere di tale diritto sacrosanto di proprietà. Roba da nababbi? No, in questa situazione si trova oggi mediamente un numero enorme di laboriosi cittadini statunitensi normali.

Metteteci quindi le imposte sul risparmio e sugl’investimenti, previste con una forbice di aumenti che per i capital gain porterà, al limite massimo, il 15% della tassazione attuale al 20% dell’anno prossimo, che graverà i guadagni netti fino al 39.6% nel 2011 rispetto al 15% di oggi e che in entrambi i casi comporterà un ulteriore aumento di 3,8 punti percentuali nel 2013, e capite bene quali siano le dimensioni dell’uragano che verrà a schiantarsi sulle fragili tenute odierne dell’economia più importante del mondo.

Dopo di ché, giungerà di rincalzo la seconda ondata anomala, vale a dire le tasse introdotte dall’“Obamacare”, la cosiddetta “riforma” sanitaria tanto voluta e sbandierata dall’Amministrazione in carica. Si prevedono infatti ben 21 capitoli di aggravio fiscale fra voci nuove e aumenti d’imposte già esistenti. E, alla faccia del “buonismo” e dell’ “umanitarismo” con cui la Casa Bianca e il 111° Congresso in carica cercano di vendere al pubblico la suddetta “riforma”, tra le assurdità di più prossima introduzione vi sarà l’impossibilità di adoperare gli accantonamenti previdenziali personali istituti liberamente dai cittadini a scopi sanitari e i rimborsi sulle spese mediche per acquistare i farmaci che non necessitano di ricette e (eccetto l’insulina) quelli da banco, seguita dall’impennata dei prezzi al consumo conseguente al rincaro delle tasse sui medicinali di marca. E in più il fisco federale potrà tranquillamente bocciare in modo del tutto arbitrario ogni deduzione peraltro perfettamente legale qualora le giudicasse mancante (????) di “sostanza economica”…. Dulcis in fundo, ma agli americani scappa da ridere per non piangere, si prevedono aumenti del 10% sulla tassa di esercizio imposta (dal 1° luglio scorso) ai saloni di bellezza che al belloccio o alla fatalona di turno vendono abbronzature UVA…

Condite questo quadro inquietante con la terza ondata, vale a dire la riduzione dei criteri di deducibilità totale dei costi sostenuti dalle piccole imprese per l’acquisto di apparecchiature tecniche di lavoro dal controvalore dei 250mila dollari attuali ai 25mila di domani, la nuova impossibilità di dedurre gl’interessi sui prestiti garantiti alle famiglie per gli studi dei figli nonché la riduzione di quelle su certe elargizioni liberali, insomma la carità, è ben comprendete il patatrac.

Insomma, il 112° Congresso eletto dovrà strategicamente impedire agli obamiani di continuare a far danni, ma questo potrà accadere solo dal 3 gennaio prossimo. Prima, cioè, la Camera e il Senato federali di Washington a maggioranza Democratica avranno ancora il supremo, arbitrario, ingiusto potere di affondare gli Stati Uniti. Un guaio enorme, non solo per gli americani.

Marco Respinti è presidente del Columbia Institute e direttore del Centro Studi Russell Kirk