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Un'inchiesta del Washington Post

America Top Secret. La tentacolare geografia dell’intelligence Usa

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Per ammissione stessa del segretario di stato Hillary Clinton e del capo della Cia Leon Panetta, Osama Bin Laden se ne sta nascosto in una delle zone tribali del Pakistan al confine con l'Afghanistan dai primi anni del XXI secolo e da allora è stato difficile avere ulteriori informazioni. E, cosa ancora piùimportante, è stato impossibile catturarlo. Hillary Clinton in visita ad Islamabad ha annunciato alcuni progetti di aiuto civile ma ha chiesto al governo pakistano come contropartita di fare di più contro il terrorismo. A parte il fallito attentato a Times Square a New York rivendicato da Tehrik-e-taliban, il principale movimento talibano pakistano, l'America vuole che Islamabad faccia sul serio contro i gruppi talibani installati sul suo territorio che attaccano sistematicamente i soldati americani e i loro alleati in Afghanistan.

Il governo  pakistano ovviamente smentisce  contatti con i terroristi, ma da più parti si avanza il sospetto e anche qualcosa di più che alcuni settori dei servizi pakistani continuino a vedere nei gruppi di insorti come la rete Haqqani, spauracchio della coalizione internazionale, un muro utile contro l'influenza dell'India, loro nemico giurato, in Afghanistan. E una conferma della impasse (o peggio) in cui è bloccata l'America arriva da un esplosivo dossier del Wahington Post intitolato "L'America top secret". E' il frutto del lavoro di due anni di una ventina di gornalisti del quotidiano che nel 1974 ha mandato a casa il presidente Richard Nixon per il Watergate e in tre puntate - l'ultima pubblicata mercoledì-  semplicemente scrive che l'attacco alle torri che causò tremila morti ha creato un mondo top secret inestricabile. Insomma i servizi di sicurezza nazionale americani sono diventati così tentacolari, mal organizzati e segreti che è impossibile conoscerne con esattezza l'efficacia. Un mondo segreto che cresce senza controllo.

"Abbiamo scoperto una geografia altermativa degli Stati Uniti, una America top secret, nascosta agli occhi del pubblico" scrivono Dana Priest, premio Pulitzer e William Arkin ex analista di intelligence dell'esercito a Berlino ai tempi del Muro. A nove anni dalle torri nessuno sa quanto costi l'apparato messo in piedi dall'amministrazione, quante persone occupi, quanti programmi esistano, né quanti diversi servizi sbrighino lo stesso compito. Cerca di mettere le mani avanti David Gompert che regge l'interim del Dni, l'intelligence nazionale, sostenendo che questo articolo non mostra  i servizi di informazione come li conosciamo noi e che le riforme intervenute in questi anni hanno consentito di migliorare la qualità e la quantità delle missioni.

"Forse ci sono sovrapposizioni di competenze e problemi di organizzazione" ammette il Dipartimento della Difesa che tuttavia ricorda nello stesso tempo "che non si sono verificati attentati maggiori negli Stati Uniti dopo l'11 settembre". Ma anche a questo riguardo è facile per il quotidiano ribattere che proprio per i limiti della intelligence non è stato possibile prevenire l'attentato con l'esplosivo negli slip per fortuna fallitto sul volo Amsterdam-Detroit il giorno di Natale o la strage di Fort Hood dove  a novembre un maggiore dell'esercito americano con origini palestinesi  uccise tredici persone. Impressionante lo scenario del giornale - arricchito da numerosi grafici interattivi su internet -  disegnato senza mettere a repentaglio la sicurezza nazionale. Vista la natura sensibile dei temi, dei responsabili del governo hanno avuto accesso all'inchiesta e alcune informazioni sono state cancellate prima della pubblicazione.

Esistono 1271 agenzie governative e 1931 compagnie private disseminate su 10.000 posti diversi attraverso Gli Stati Uniti che lavorano sui programmi legati alla lotta contro il terrorismo o ai servizi di informazione. Un apparato burocratico gigantesco che occupa 854.000 persone che hanno accesso a informazioni segrete e 33 edifici sono stati costruiti o sono in costruzione. Due esempi: ci sono 51 organizzazioni federali basate in 15 città diverse  incaricate di sorvegliare il flusso di denaro delle reti terroristiche e ogni anno sono prodotti circa 50.000 rapporti che finiscono per gran parte ignorati.

Il capo del pentagono Robert Gates (che è l'elemento di continuità tra l'amministrazione Bush, il commander in chief della "guerra al terrorismo", e  l'amministrazione Obama che ha bandito quel lessico nei suoi discorsi) ammette nell'intervista al Wahington Post che dopo l'11 settembre "è stata  tanta la crescita che abbracciarne le dimensione è diventata una sfida". Dopo l'uscita dalla casa Bianca Bush ha evitato accuratamente di esprimere giudizi sul change di Obama. In sua vece hanno parlato ed esplicitamente il senatore John Mc Cain, già durante la campagna presidenziale, e l'ex vicepresidente Dick Cheney, dicendo che l'ex senatore di Chicago per la sua formazione era poco indicato e attrezzato per combattere e vincere il contrasto alla rete del terrorismo internazionale. A parte la più volte annunciata chiusura di Guantanamo, i repubblicani hanno aspramente criticato come un errore imperdonabile l'annuncio che l'America comincerà a  ritirarsi dall'Afghanistan a luglio dell'anno prossimo. "Se stai facendo una guerra e le cose non vanno bene non annunci che stai per andartene".

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