Home News An e Forza Italia non si parlano ma si scrivono

An e Forza Italia non si parlano ma si scrivono

1
48

Sarà pure combattuto a colpi di inchiostro e calamaio, ma se è vero che la parola talvolta punge più della spada, il duello a mezzo stampa in corso fra Alleanza nazionale e Forza Italia non ha nulla da invidiare quanto a potenziale contundente. Il confronto è esiziale: il teatro di battaglia, apparentemente, è la legge elettorale, l’opportunità e i confini del dialogo con Veltroni, le rispettive responsabilità sul ritardo che il centrodestra ha accumulato rispetto al Pd nel cammino verso una meta unitaria. La posta in gioco, altissima, è il rischio che il popolo della fu Cdl non capisca. L’epicentro, reale, è la programmazione di un futuro in cui i centristi vagheggiano la riedizione di formule in disuso, il Cav. guarda senza infingimenti alla costruzione di una grande casa dei moderati, e Gianfranco Fini, corteggiato dai primi per cercare di isolare il secondo, rischia di ritrovarsi senza uno spazio di agibilità politica, e senza quell’identità cui sovente si richiama.

A inaugurare questo nuovo capitolo del feuilleton è stata una lunga intervista del leader di An a Libero. A scatenare il finimondo, al di là delle già note argomentazioni sul sistema elettorale, sull’obbligatorietà dell’indicazione delle coalizioni e sulla teoria delle “mani libere”, la seguente frase: “La Casa delle Libertà – dice Fini – è stata demolita da Silvio. Ma un sistema di alleanze alternative al Pd o all’Unione è possibile, con o senza il demolitore. Il monopolio della politica non è previsto”.

Ventiquattr’ore dopo, stavolta sul Giornale, la replica di Bondi e Cicchitto, che imputano all’interlocutore “una ricostruzione mistificata della realtà, sia per ciò che riguarda il passato che per ciò che riguarda il presente”. “Proprio da Fini – ricordano i due dirigenti forzisti – furono infatti imposte all’intera Casa delle Libertà una serie di mosse politiche controproducenti, dall’astensione nella fiducia al governo Dini, al rifiuto di formare il governo Maccanico, fino all’iniziativa del cosiddetto ‘Elefantino’. Anche l’esperienza del governo Berlusconi dal 2001 al 2006 – soggiungono – fu contrassegnata da una serie di distinzioni di An, dalla richiesta delle dimissioni di Giulio Tremonti, alla cabina di regia, alla ripetuta richiesta di verifiche, alla contestazione della riduzione dell’Irpef, fino alla dissennata scelta di andare alle elezioni con le cosiddette tre punte e divisi sui candidati all’estero”. Fino al de profundis intonato dall’Udc e, ai giorni nostri, alla battaglia sulla Finanziaria in Senato.

Altre ventiquattr’ore, e il postino ha bussato ancora alla porta dei giornali d’area. Mittenti, Gianfranco Fini da una parte, Bondi e Cicchitto dall’altra. Il contenuto delle rispettive lettere lo trovate in queste pagine.

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. Ma perchè Bondi e Cicchitto
    Ma perchè Bondi e Cicchitto non ricordano anche tutte quelle leggi, permettetemi di dire a personam, che sono state votate da An per amor di coalizione?

    E poi, ammesso che ci siano stati degli errori di An, vuol dire che Fini comunque è un politico pensante, a differenza proprio di Bondi e Cicchitto che offrono un sostegno incondizionato.

    An non è un ectoplasma. Ma c’è chi lo vorrebbe.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here