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Domani l'assemblea nazionale

An spinge per il partito unico ma ha paura che Fi prenda il sopravvento

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In An gli occhi sono puntati tutti a domani. In altre occasioni questa riunione dell’Assemblea Nazionale, convocata a fine luglio, sarebbe stata una sorta di ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Baci, abbracci ed arrivederci tutti a settembre. Stavolta no. Stavolta l’attenzione è grande. E non solo perché quella di domani è la prima riunione senza Gianfranco Fini (per la prima volta il partito sarà orfano del “suo” presidente, dimessosi circa due mesi fa dopo l’elezione a presidente della Camera).

Ma piuttosto perché all’ordine del giorno della riunione ci sarà il Pdl: si parlerà del  cammino da intraprendere nella costruzione del nuovo soggetto politico. Questione che in An solleva notevoli perplessità e innesca più di una qualche resistenza. L’ennesima conferma di questo clima di tensione è giunta ad esempio ieri quando lo stesso Fini in un pranzo alla Camera ha dovuto moderare le varie istanze dei suoi colonnelli. A far discutere è proprio la nascita del Pdl ed in particolare il ruolo che in questa fase dovrebbe avere An. Ruolo che per Gianni Alemanno dovrà essere di primo piano evitando annessioni e forzature da parte di Forza Italia. In breve il ragionamento che avrebbe fatto il sindaco di Roma parte dal presupposto che i valori della destra dovranno essere l’architrave del nuovo soggetto politico. Copme dire, i principi fondanti di An non potranno essere dispersi nel passaggio al Pdl.  Non solo questo però.

Infatti lo sguardo di Alemanno è anche puntato su un altro fronte, più tecnico certamente ma non meno importante, e cioé sui criteri di rappresentanza dei partiti all’interno dei congressi e nel futuro partito. In pratica quei meccanismi che permetteranno al partito di decidere sia a  livello centrale sia locale. Un tema non proprio di secondo piano e che alla fine inciderà sulle battaglie, i valori e la politica del futuro Pdl. Da qui la preoccupazione del sindaco di Roma.

Non è un mistero infatti che Gianni Alemanno tema di vedere perduto quel grande patrimonio politico e umano che negli anni ha costruito e "catalogato" sotto il nome di “Destra Sociale”. Un’eventualità, quella della perdità d'identità della corrente, che Alemanno sa bene che potrebbe verificarsi qualora la nascita del Pdl avvenisse sempre più come un’annessione di An da parte di Forza Italia e con uno statuto e politiche del partito orientate sempre più verso principi liberali piuttosto che popolari e sociali. Ecco da dove nascono le critiche del sindaco affinché An abbia non solo un ruolo più attivo e propositivo ma soprattutto respinga una rigida applicazione dello schema “70 a 30” che in questi giorni è stato ufficializzato con una lettera congiunta Denis Verdini-Ignazio La Russa ai coordinatori regionali dei due partiti per regolare la nascita del futuri organismi locali.  Questo principio, come ha fatto notare lo stesso Alemanno, cioé 70 esponenti di Forza Italia e 30 di An all’interno degli organismi del nuovo soggetto politico rischierebbe alla lunga di schiacciare il suo partito in un angolo rendendolo marginale sia nel processo di edificazione del Pdl e sia, successivamente, nella scelta delle battaglie politiche da intraprendere.

Un’opposizione quella di Alemanno che però per il momento non sembra trovare sostegno tra gli altri colonnelli, i quali invece puntano ad accelerare la nascita del Pdl. In particolare La Russa e Gasparri, che per la verità da sempre spingono affinché An vari un cammino comune con Fi e soprattutto entri nel Ppe. Un obiettivo, quest’ultimo, che potrebbe essere centrato proprio con la nascita del nuovo soggetto politico.

Ma i timori di Alemanno non sono gli unici in An. A seminare irritazione ed una punta di polemica nel partito è anche l’atteggiamento di Forza Italia riguardo la nascita del nuovo soggetto. A parte le esternazioni e le dichiarazioni pubbliche dei suoi dirigenti, da Berlusconi in giù, finora nulla da via dell’Umiltà si è mosso. A differenza di via della Scrofa gli azzurri per ora non parlano ufficialmente di congressi, assemblee per il varo del Pdl e nemmeno di questioni più tecniche come statuti e regole.

Nell’agenda del partito non ci sono appuntamenti che facciano presupporre che da quelle parti ci si stia muovendo verso la nascita del nuovo organismo. Un comportamento che appunto da più parti in An suscita irritazione, seminando anche incertezza.

Il timoredalle parti divia della Scrofa è che questo atteggiamento possa portare ad uno slittamento del progetto del partito unico e soprattutto che alla fine la nascita del Pdl avvenga non tanto secondo i normali meccanismi della politica partitica, cioé i congressi, ma con una decisione dei vertici (come accaduto nel corso delle elezioni, quando una riunione a palazzo Grazioli tra Fini e Berlusconi ha deciso per la nascita del PdL). Un’ipotesi che rischierebbe di far deflagrare An configurando nei fatti l’annessione del partito di via della Scrofa da parte di Fi. Da qui l’insistenza di alcuni esponenti di An affinché anche in Forza Italia ci si decida a dare l’avvio al processo costituente. Appelli che finora sono caduti nel vuoto.

Nel frattempo però An va avanti tra perplessità, critiche e timori. Va avanti, anche perché stavolta tornare indietro sarebbe davvero molto difficile. 

 

 

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