Anche il Corriere boccia l’incertezza di Obama
07 Ottobre 2015
L’avevamo detto: il presidente russo Putin al momento è un giocatore di scacchi più scaltro del comandante in capo americano Obama. Leggere l’editoriale di Paolo Mieli pubblicato ieri sul Corriere della Sera conferma la giustezza di questo assunto, ed è importante che un grande giornale come il Corriere, e una firma di punta come Mieli, dicano chiaramente che se oggi l’obiettivo è sconfiggere il "nuovo nazismo", l’Isis, allora il "despota" Assad va considerato un "alleato inevitabile".
Il ragionamento di Mieli è molto semplice: se durante la Seconda Guerra mondiale gli Alleati si fossero fatti troppi scrupoli su Stalin, ora probabilmente non staremmo qui a ricordare la sconfitta di Hitler e del nazismo. Idem per la Siria: se sradicare il Male significa sconfiggere il Daesh, cioè lo Stato islamico a cavallo del Sirak (Siria e Iraq), allora servono tutti gli alleati disponibili, Russia e despoti compresi. "Stendendo momentaneamente un velo sulle sue nefandezze scrupolosamente riepilogate qualche giorno fa sul Foglio da Daniele Raineri", aggiunge Mieli in un inciso.
Ma il discorso sulla Siria si porta dietro quello più generale sulla politica estera americana. Il valzer di alleanze e mani tese lascia in eredità un mondo pieno di conflitti ma soprattutto di incertezza. Chi sono oggi i veri nemici o gli avversari dell’Occidente? Che ricadute ha l’atteggiamento degli Usa sull’Europa? Profughi e masse di disperati continuano ad arrivare anche nel nostro Paese dal Nord Africa e dal Medio Oriente in cerca della salvezza. Tutte queste minacce e contraddizioni si scorgono tra le righe dell’editoriale di Mieli, in un giudizio che non sembra tenero sull’era obamiana.
