Anche il  pentito di Al Qaeda chiede la cittadinanza

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Anche il pentito di Al Qaeda chiede la cittadinanza

01 Ottobre 2009

Tlili Lazar è uno dei pochi pentiti di Al Qaeda al mondo. Vive sotto protezione in Italia. Grazie alle sue confessioni, il giudice Guido Salvini ha estirpato una cellula islamista attiva nel Nord Italia, che ruotava intorno alla moschea di Viale Jenner a Milano. Ma oggi Tlili si lamenta. “Lo Stato – dice – mi ha dimenticato”.

Era arrivato a Milano dalla Tunisia in cerca di fortuna. Aveva lavorato per un po’ come bracciante agricolo. Spacciava fumo, stampava documenti falsi, e ascoltava i predicatori della fratellanza egiziana. Seguì la via dell’Afghanistan e dice di aver perso le dita di una mano mentre si esercitava con una bomba in un campo terrorista. Questo incidente gli fece capire che i pilastri del Jihad “erano tutte stronzate”. Fu l’inizio della sua carriera di collaboratore di giustizia. 

Oggi Tlili aspetta un’altra identità, che non arriva. La burocrazia è lenta, i suoi vecchi amici potrebbero fargli una sorpresa: “Rischio la vita, ma sono stato ai patti”. Non sono capricci i suoi, assicurano gli avvocati che lo difendono.

Fino adesso lo Stato italiano gli ha dato una casa, il permesso di soggiorno, una indennità di 800 euro al mese. Ma il pentito vuole la cittadinanza italiana. Diventando nostro connazionale, potrebbe ottenere un nome e dei documenti nuovi di zecca.

Noi vogliamo esprimergli gratitudine per tutto quello che ha fatto dopo il suo "risveglio" (lo chiama così). Siamo anche disposti a lanciare una bella sottoscrizione pubblica, per raccogliere fondi e aiutarlo a rifarsi una vita. (A patto di non ritrovarcelo tra i piedi tra qualche anno, ospite della tv o magari di qualche università.) Ma sarà meglio che se ne vada per la sua strada, da qualche altra parte. Una volta tanto siamo dalla parte della burocrazia che blocca la sua ambizione di diventare cittadino italiano.

Pare che la legge sulla cittadinanza sia destinanata a cambiare, ma ci resta la speranza che aver frequentato un campo terrorista non divenga motivo di privilegio.