Anche in Germania il comunismo è solo un peccato di gioventù
28 Maggio 2008
di Vito Punzi
Non è passato troppo tempo da quando si è cercato di ricostruire il “caso” di Peter Krause, inizialmente indicato dal Presidente della Turingia, Dieter Althaus (CDU), alla guida del Ministero dell’Istruzione del Land e costretto presto alla rinuncia all’incarico dopo aver subito una campagna diffamatoria orchestrata a livello nazionale: il suo passato non offre garanzie di democraticità, questo il succo degli attacchi. Curioso che appena due settimane fa nella stessa Turingia abbia fatto la propria entrée senza troppi clamori a capo del dicastero della Giustizia la signora Marion Walsmann.
Di Krause, che pure nel 1988, per le critiche rivolte al regime della SED, perse prima il posto di giornalista alla “Thüringer Tageblatt” e successivamente gli fu impedito di concludere gli studi alla Karl-Marx-Universität di Lipsia, è stata messa in discussione l’“integrità democratica”. Per
A denunciare i due pesi e le due misure adottate è stata solo l’Unione delle Associazioni della Vittime dei Regimi Comunisti (UOKG): “
In realtà, l’attuale CDU vede nelle sua fila un discreto numero di personalità il cui passato è segnato dall’occupazione di posizioni di rilievo all’interno del regime comunista tedesco-orientale. Oltre alla Walsmann, merita una citazione Ulrich Junghanns, oggi alla guida del partito nel Brandenburgo e già Ministro dell’Industria e capo del governo dello stesso Land. Prima della riunificazione è stato protagonista di una brillante carriera di funzionario che lo ha portato a capo del partito dei contadini e a ricevere addirittura la medaglia al merito della DDR: “Per quanto riguarda il Muro, non ci lasceremo dissuadere dal fatto che esso ha una funzione di difesa”, ebbe modo di scrivere sul “Neues Deutschland”, l’organo del partito, a giustificazione del “muro antifascista”.
