Anche la Formula 1 s’è fatta il piano anti-crisi

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Anche la Formula 1 s’è fatta il piano anti-crisi

18 Dicembre 2008

Riduzione dei costi fino al 30% del budget 2008 (risparmio da 100 a 150 milioni di euro, a scuderia).

Tutti d’accordo i dirigenti della vecchia Federazione internazionale dell’automobile, con i rappresentanti della giovane Associazione dei team di Formula 1. La prima necessità è questa, è la razionalizzazione delle spese pazze. Quanto al resto se ne riparlerà in un secondo momento, comunque tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo Campionato del mondo.

Semaforo verde dal Gran premio d’Australia di fine marzo. “E in fondo, l’importante era condividere un’idea di futuro” barackobameggia il presidente Fia Max Mosley. Sì, proprio lui, il rispettabile avvocato inglese fatto oggetto di un’indecente campagna scandalistica, solo nove mesi fa. Messo sotto accusa, pubblicamente, non per negligenze professionali ma per i suoi vizi privati. Come se il circo dei motori non avesse giusto bisogno, nove mesi dopo, di un domatore esperto capace di correggere troppe bestialità. Come se i costruttori non dipendessero poi dagli ordini superiori, di un signor padrone che comanda di tirare la cinghia. 

Dunque si cambia, si risparmia, ci si riorganizza. Obiettivo di massima: nel 2010, mettere nel conto un taglio delle spese – per squadra – almeno della metà, rispetto a quelle sostenute nell’ultimo quinquennio. Capisaldi del piano d’austerity? Stabilito un numero massimo di motori, 20, da mettere a disposizione dei piloti nell’arco della stagione. Abbassato il regime di rotazione del motore da 19 a 18.000 giri (i propulsori costeranno meno, di conseguenza). Aboliti i test. Preventivato uno studio per l’efficienza energetica del motore, in modo da ridurne i consumi. Prescritta una rigida dieta dimagrante alla struttura, oggi ipertrofica, di ciascuna scuderia. Infine, programmata nel dettaglio persino la chiusura periodica dell’attività, calendarizzata per sei settimane annue. Quaranta giorni di ferie non pagate, da domani. Mentre ai Mosley, ai Bernie Ecclestone, ai Luca Cordero di Montezemolo, ai Flavio Briatore e compagnia di team manager, spetta nel frattempo l’arduo compito di una riforma tecnica e regolamentare, circa lo svolgimento di prove e gran premi.

Lo show business della Formula 1 è infatti parso ai più, anche agli stessi primattori, sempre più business e sempre meno show, in epoca recente. Tanto che i sorpassi tra le monoposto si contano oramai sulle dita di una mano, osservando con attenzione l’andamento di una gara. Certo, vinto il sonno che provocano allo spettatore televisivo, già le immagini sempre uguali del secondo giro di pista, scaricata l’adrenalina del via. Contro la noia, allora, sono allo studio nuovi sistemi di attribuzione dei punteggi, indici di classificazione di piloti e scuderie, modalità di valorizzazione delle prove del venerdì e del sabato. Tutti incentivi più o meno convenienti, affinché le squadre si spendano non solo per la prestazione della macchina ma anche per l’agonismo. E ne guadagnerebbero, nel caso, gli stessi team costruttori di un prodotto (ancora) meglio esposto, alla domanda dei media e dei pubblicitari. Presto, non c’è altro tempo da perdere. Dopo l’annunciato forfait della Honda, ecco il preavviso della Renault: facile che tra due anni pure lo storico marchio francese, sgommi via da paddock e box data la difficile congiuntura.