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Anche l’Albania apre al nucleare. E l’Italia?

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Certamente strumenti come i doppi vetri o i mulini a vento o i pannelli solari hanno una funzione e sono necessari in contesti specifici e per fini specifici, ma non sono sufficienti. Nel futuro di lungo andare ci sono due ipotesi, forse tra di loro non in alternativa: il solare o l'idrogeno. Ma tra lo stato di necessità attuale e l'eventuale futuro radioso c'è un intervallo, di medio periodo, colmabile solo con il nucleare. Di questa necessità anche l’Albania sembra aver preso atto.

L’Albania, in realtà, si è spinta anche oltre, ipotizzando un futuro da piccola potenza nucleare nei Balcani. La fame di energia di Tirana è in forte crescita: i progetti di industrializzazione del paese, in gran parte finanziati da istituzioni internazionali come Bei, Birs e Banca Mondiale, hanno necessità di energia e i black-out che si ripetono quasi ogni giorno stanno a dimostrare che il deficit energetico (che, a seconda della stagione, varia tra il 20 e il 50% della domanda) rischia di frenare lo sviluppo. Per questo, al primo posto nella scala di priorità del governo albanese c’è proprio la domanda di investimenti esteri nel settore dell’energia. L’idea è quella di recuperare il gap di oggi e in prospettiva diventare fornitore dei paesi balcanici («un mercato forte di 60 milioni di abitanti») e dei più vicini paesi europei come Grecia e Italia. Idea ambiziosa, forse troppo, ma che sta mobilitando progetti da tutto il mondo.

I primi passi per il progetto nucleare albanese sono stati avviati e si sono fatti avanti il colosso americano Westinghouse nonché la nostra Camuzzi. Le informazioni che girano nei circoli internazionali segnalano, in particolare, una disponibilità nell'altra sponda dell'Adriatico a costituire joint venture nucleari con l'Italia. Di sicuro, sull’Italia l’Albania punta molto per superare l’arretratezza in ogni settore, dall’energia al turismo, dalle telecomunicazioni alle infrastrutture. L’invito, pertanto, non può che essere rivolto soprattutto all’Italia, da sempre primo partner commerciale con il 71% dell’import e il 28% dell’export.

Lo stesso Tremonti ha ribadito recentemente come ci siano tutti i presupposti geopolitici affinché una tale soluzione abbia successo. Naturalmente il patto è che parte dell'aumento del Pil deve restare nei Paesi di origine. Questi avrebbero grandi difficoltà tecnologiche a creare le centrali, noi abbiamo il know how; in una logica di joint venture, inoltre, i tempi politici e amministrativi sarebbero ridotti. Già il know how. Molti di quelli che si ostinano a schierarsi contro il nucleare sottolineano come, pur volendo riconsiderare l’ipotesi nucleare, in Italia passerebbero anni dato che ormai il know how e la tecnologia si è quasi totalmente persa. Niente di più falso.

Le grandi aziende italiane del settore non solo non hanno perso il know how ma anzi l’hanno sviluppato essendo già parte attiva nei più grandi e autorevoli progetti di ricerca internazionale. Ed è proprio per questo motivo che appare doppiamente inutile l

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3 COMMENTS

  1. le politiche commerciali
    le politiche commerciali capitaliste hanno sempre bisogno di ingannare i popoli lusingandoli con miraggi di ricchezza. Fare affermazioni di questo tipo sul nucleare indica l’assoluta ignoranza in merito e la volontà guerrafondaia di politici bugiardi. Il futuro dell’energia è nelle fonti rinnovabili come il sole, il vento e l’acqua, però sono troppo a buon mercato per gli investitori di capitali alla ricerca di immediati ed ingenti guadagni. Non ripetiamo errori già fatti in passato, il pericolo degli incidenti e la certezza della pericolosità delle scorie sono sempre presenti. La nostra vita è breve ma gli imbecilli non muoiono mai.

  2. l’ignoranza
    ancora con la lotta al capitalismo malvagio???…ancora alla cieca ideologia che vuole berlusconi uno sporco capitalista e de benedetti il buon industriale padre di famiglia????….non sono bastate queste elezioni???….per fortuna che la grande maggioranza degli italiani non la pensa come lei….è davvero un sollievo. L’ignoranza è di chi predica ancora le rinnovabili come panacea pe rlo sviluppo del paese ignorando la percentuale massima di loro apporto sul totale del fabbisogno energetico dell’Italia. L’ignoranza è di chi si trincera dietro il rpobelma delle scorie ignorando che poi il nucleare in Italia già esiste visto che ipocritamente lo importiamo già abbondantemente dai paesi confinanti. L’ignoranza è di chi parla ancora di idroelettrico non sapendo che l’idroelettrico in italia è già totalmente utilizzato e non ci sono margini per poter aumentare la quota percentuale. L’ignoranza è di chi continua a commentare con snobismo e atteggiamento radical chic politiche ambientali ed energetiche che andrebbero invece prese sul serio rapportandole alla realtà e all’attuale livellod i ricerca scientifica e di tecnologie esistenti. Per fortuna ora ci attendono almeno 15 anni di buon governo. Forse è questo che brucia di più????

  3. A Sinistra sono generosi
    Gli ecologisti di sinistra sono sempre generosi. Come si nota dall’intervento di Francesco e dalla replica di Dario, il primo da, a chi oppone idee diverse dalle sue, ciò che gli è abbondantemente in avanzo. Peccato per lui che il secondo, invece, replichi con fatti concreti (e non insulti).

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