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Agosto italiano

Anche Mario è geloso, ma di me o del suo panino crudo e mozzarella?

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Sono esattamente 22 ore, 19 minuti e 40 secondi che il mio Affogato al caffè mi tiene il muso.
Non parla, mugugna, sembra un cinghiale col mal di gola.

A distanza di parecchi anni da: “Anche i ricchi piangono”, parte una nuova telenovela che entusiasmerà le casalinghe di tutto il mondo (me compresa): “Anche Mario è geloso!”.

Devo ammettere che le prime 2 o 3 ore di brontolìo, faccia torva e parole col contagocce mi hanno lusingata non poco. Che Mario potesse essere vittima del morbo della gelosia proprio non me lo aspettavo. Diavolo, che bellezza!

Mi sono vista per un po’ come un’eroina tragica, bella come il sole, avvolta in un peplo rosso e sdraiata su un letto di petali di rosa gialla. Un po’ American Beauty, un po’ Desdemona.

Però “un bel gioco dura poco”, come diceva sempre mio nonno, e ora ammetto di non saper bene che fare. Ho provato a tornare sull’argomento “accerchiamento da parte di un nutrito gruppo di ragazzi romani ai danni della tua fidanzata”, gli ho chiesto scusa se l’avevo fatto preoccupare, gli ho spiegato che in fondo ci eravamo solo fatti quattro chiacchiere, che era stato lui ad allontanarsi dalla spiaggia per visitare la riserva dello Zingaro lasciandomi da sola, e che la sua reazione, all’alba delle 18 ore di muso lungo, iniziava a sembrarmi un po’ esagerata.

Mario mi ha liquidata con un po’ di versi gutturali tipo: “Mmmphf, Uff, Sbuff,” e un: “Adesso non ho voglia di parlare, sbuff.” che ha messo fine definitivamente al discorso e al mio piano A.

Non fossi così certa che è un uomo direi che è in piena sindrome premestruale, pure lui.

Sono dunque passata al piano B: l’ho caricato in macchina insieme ai bagagli, mi sono messa alla guida e l’ho portato alla Tonnara di Scopello per un bagno e una visita culturale.

“Vedi amore, questa è la Tonnara. Ma la Tonnara vera e propria, quella in cui i pesciolini morivano per poi finire sulle tavole imbandite, era in mare. Qua davanti c’erano tutta una serie di “trappole”, di reti gigantesche per catturare i tonni, interessante, no? E sai che il tonno è considerato come una specie di maiale di mare? Perché anche del tonno, pensa un po’, non si butta via niente.”.

“Mmmphf… Sbuff…”.

Che entusiasmo!

Piano C: bagnetto con annesse coccole malandrine tra le onde. Mario non si è voluto tuffare.

Sudava così tanto, spiaggiato sul suo asciugamano, da sembrare un’enorme pera cotta.

Dopo un’oretta ho recuperato lui e l’asciugamano sudato, li ho ricaricati in macchina, ho acceso l’aria condizionata e sono ripartita in direzione Capo d’Orlando.

Silenzio e tensione.

In auto, in uno spazio vitale piccolo e circoscritto, il silenzio e la tensione sono delle grida.

A circa 40 Km dalla meta il mio Musone parla. Finalmente.

“Vi siete scambiati i numeri di telefono?”

“No.”

“Però te l’hanno chiesto.”

Sorrido. “No amore mio. C’era uno, Francesco, che ha buttato lì un paio di battute da provolone. Ma non gli ho dato soddisfazione. Io sono tua. Solo tua. Non ho bisogno d’altro.”

“Anch’io sono solo tuo”, bisbiglia. E poi: “Mmmphf… E ti piaceva ‘sto Francesco?”

“Sembrava un orango. Ma tutti, rispetto a te, sembrano degli oranghi! Pastafrolla, posso anche parlare con miliardi di uomini ma sempre con la certezza di aver già trovato quello che mi starà accanto per il resto della vita. Tu.”.

Mi sporgo dal sedile e gli do un bacio.

“E allora perché gli hai dato il mio panino preferito? Quello col crudo e la mozzarella? Eh?”.

Oddio… un dubbio atroce mi s’insinua nella mente: forse non era geloso di me, ma del suo panino preferito! Sto per dirglielo ma mi trattengo. Rischierei di rovinare la pace appena ritrovata.

“Scusa Ciccio, gliel’ho dato senza pensarci. Ora che arriviamo troviamo un posto per dormire, ti fai una doccia che sei sudato come un cotechino e poi ti porto a cena fuori. Doppia razione di dolci, offro io.”.

Mario esulta, mi abbraccia, si scusa tantissime volte e mi dice che mi ama.

In futuro dovrò ricordami un po’ prima del piano D: il cibo può tutto.

Del resto, come diceva Virginia Wolf: “Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene”.

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