Raccolta patrimoniale in aumento del 15,7%

Anche nel nord-est la responsabilità sociale delle Popolari aiuta lo sviluppo

Il nostro Paese sta attraversando una fase recessiva profonda e strutturale con estrema lentezza. La crisi, che ha inferto ferite profonde nel tessuto economico e sociale dell’area, non ha ingessato il Nord Est, perché in esso si celano mutazioni che raccontano di una trasformazione profonda la cui origine è antecedente all’avvento della crisi stessa.

Nel Nord Est la piccola e media dimensione d’impresa costituisce un fattore genetico fondamentale: il ruolo della famiglia, l’autonomia e il fare da sé, elementi com’è noto che avevano dato origine a una galassia di piccole imprese familiari, molto flessibili e in grado di aggredire un mercato prevalentemente domestico, oggi si mostrano in difficoltà.

Non è così per tutte le piccole imprese, perché molto dipende dal tipo di prodotto o servizio che realizzano: come infatti è stato più volte ripetuto, anche con queste dimensioni è possibile sviluppare produzioni a elevato valore aggiunto, inserendosi in nicchie di mercato di prestigio economico, per poi entrare in una rete di relazioni produttive e commerciali internazionali.

In proposito è utile introdurre la suddivisione realizzata dall’Istat relativa ai sistemi locali del lavoro e ai distretti industriali. I primi sono aggregazioni di comuni che identificano mercati del lavoro omogenei in cui non ci sono vincoli amministrativi, e che quindi possono essere formati da comuni appartenenti a province o regioni diverse. I SLL sono individuati a partire dall’informazione sul pendolarismo, mentre i distretti industriali sono SLL con specializzazione manifatturiera di piccola e media impresa. Le imprese del distretto si caratterizzano per essere numerose e di modesta dimensione; ciò non significa che non vi possano essere anche imprese di dimensione maggiore; la loro crescita “fuori scala” può però causare una modifica della struttura canonica del distretto.

Nel nostro Paese i distretti industriali sono 156, mentre i SLL sono 686. Nel Nord Est, un’area fortemente “distrettuale”, ve ne sono 42, con una prevalenza di quelli specializzati nella produzione meccanica e di beni per la casa, e rappresentano ben il 35% dei SLL dell’area. 

La quota di mercato delle dipendenze riconducibili al Credito Popolare è pari al 26,8% nelle aree distrettuali del Nord Est, un valore superiore di quasi 4 punti percentuali rispetto al valore medio dell’area. Ciò è comprensibile considerando che il 40% degli sportelli delle Popolari nel Nord Est è localizzato presso i distretti industriali, mentre per gli altri intermediari tale proporzione scende al 33%. Questi dati permettono di comprendere l’ampia presenza ed il continuo sviluppo di una realtà bancaria radicata nel territorio, specialmente nelle aree non urbane, considerata dalla clientela – principalmente composta da PMI – l’interlocutore con il quale dialogare e cooperare per fare fronte alle difficoltà.

Le Banche Popolari continuano, infatti, a sostenere l’attività produttiva locale, come conferma il dato relativo di luglio sulla crescita degli impieghi ad imprese nell’area, da cui emerge che i prestiti sono saliti del 7,2% e, in questo contesto, l’attenzione verso le PMI è sottolineata, da un flusso dei nuovi prestiti che ha raggiunto nei primi 7 mesi dell’anno ben 8 miliardi di euro.

Anche i dati relativi alla raccolta patrimoniale mostrano lo stretto legame delle Popolari con la comunità, poiché, nello stesso periodo, ha riportato un incremento del 15,7%, sostenuta dal buon andamento delle obbligazioni (+23,3%), e dei depositi (+3,6%), confermando così la fiducia dei risparmiatori verso la Categoria e la sua missione.

Il radicamento territoriale e la conoscenza della realtà economica del Nord Est hanno permesso al Credito Popolare di operare al meglio per sostenere il tessuto economico locale fornendo ossigeno e prospettiva alle piccole realtà produttive presenti, in linea con la mission originaria che da sempre individua questi istituti come banche a vocazione localistica. Oggi nell’area la sua rete conta 2.081 sportelli, per una quota di mercato pari al 28%. Si tratta di una presenza storicamente radicata con ben 18 istituti sviluppati e cresciuti in queste regioni.

Le Banche Popolari, quindi, si segnalano come banche a forte responsabilità sociale, radicate nella vita delle comunità e dei territori di riferimento, pronte a sostenere la crescita nelle aree in cui operano. Localismo e cooperazione, che rappresentano tratti distintivi e peculiari della Cooperazione Bancaria, consentono loro di avere un’efficace prossimità finalizzata a soddisfare le esigenze degli stakeholders e della comunità di riferimento, che si manifesta attraverso la realizzazione di importanti progetti nei campi delle infrastrutture e dell’economia di base, mettendo a frutto la profonda rete di relazioni sviluppata in decenni di attività sul campo.

* Segretario Generale, Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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1 COMMENT

  1. da un punto di vista
    da un punto di vista numerico, sembra tutto bene, poi vai davvero dentro la banca per renderti conto che la realtà e tutt’altra.

    il credito in Italia è in mano a pochi, le banche Popolari e il Credito cooperativo, sono importanti, ma non riescono a tenere il passo delle richieste che provengono dai ceti produttivi della società, perchè ragionano con gli stessi criteri dei grandi.

    vivere nei numeri o vivere in azienda , è una cosa totalmente diversa, purtroppo è cosi

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