Anche Pierferdi nel coro di Renzi

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Anche Pierferdi nel coro di Renzi

26 Ottobre 2015

Con la nuova legge elettorale è evidente che si va verso la semplificazione del paesaggio politico in senso bipartitico, complice il premio alla lista anziché alla coalizione. Ed è altrettanto evidente che mentre a sinistra c’è un partito ben strutturato, il Pd, e un leader attrattivo, Renzi, a destra c’è un’area in crisi di identità, con un leader che divide -Salvini- e un altro –Berlusconi- che non riesce a mantenere quella funzione di traino che aveva brillantemente svolto nella fase ascendente della sua parabola.

 

Eppure, quando si parla di ricostruire l’area dei moderati (e chiunque abbia a cuore il problema immagina che si tratti di mettere mano al centrodestra) in genere si propone di saltare sul carro del vincitore, lasciando che il bipartitismo si trasformi in monopartitismo, e che a fare da contrappeso a Renzi restino solo i grillini.

 

L’ipotesi di un’aggregazione di “moderati per Renzi” è stata lanciata da Verdini, raccolta da Cicchitto, e adombrata ancora ieri da Casini in un’intervista. Renzi “si prepara ad essere il candidato dell’unità nazionale contro Grillo e gli sfascisti”, e “i moderati del centrodestra sono pronti a votare lui, non certo il Pd”. Casini, come Cicchitto, distingue Renzi dal Pd, e ribadisce che il presidente del consiglio è  diventato il punto di riferimento di chi prima guardava al centrodestra, “elettori che aspettavano da Berlusconi la rivoluzione liberale e non l’hanno avuta”.

 

Ecco fatto: anche se nel Pd non ci fosse la scissione, se Renzi preferisse giocare su più tavoli, utilizzando i cosiddetti moderati per spaventare la sinistra e mantenerla sotto controllo, ingabbiata all’interno del partito, ci sarebbe chi è disposto a prestarsi al gioco. Eppure l’opzione del sostegno subalterno Casini l’ha già sperimentata con Monti, con risultati disastrosi: l’Udc si è dissolta insieme a Scelta civica e alla stessa leadership montiana. Ma è chiaro che Casini non crede nella possibilità di rimettere in moto qualcosa dentro il centrodestra, o forse semplicemente si accorge che in un mondo così profondamente cambiato il suo modo di far politica, appreso nella Prima repubblica, è impraticabile, e si può sopravvivere solo abdicando a un ruolo attivo, lasciandosi trasportare dalla corrente renziana. 

 

Sì, lo spazio nel centrodestra esiste, ammette Casini, ma non si può occupare attraverso “ridislocazioni, spezzettamento dei partiti, scissioni, protagonismi parlamentari, che esistono nel palazzo ma non nel paese”. Il lettore trasecola: ma non è stata proprio l’Udc, in questa legislatura, a inaugurare il processo di spezzettamento e ridislocazione, rompendo l’alleanza con Scelta civica? Non è stata poi una parte della creatura montiana a entrare nel Pd seguendo il richiamo (anche piuttosto sbrigativo) di Renzi? Non è un’ipotesi tutta “di palazzo”, quella di mettere insieme i diversi gruppi dell’area moderata per dare corpo all’idea verdiniana della lista per Renzi?

 

Sulle conclusioni, invece, concordiamo: “lo spazio c’è, ma se non siamo in grado di meritarcelo, nessuno ci farà regali, ed è infantile anche solo sperare di riceverli”. E’ per questo, infatti, che bisogna darsi da fare per occupare quello spazio e ricostruire un centrodestra competitivo. E’ per questo che bisogna fare chiarezza, far sì che gli elettori possano distinguere valori e identità, e non accreditare Renzi come leader “universale”, buono per la destra come per la sinistra.