Anche se la Clinton non se ne accorge, in Egitto il rischio dell’infiltrazione estremista è sempre più concreto

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Anche se la Clinton non se ne accorge, in Egitto il rischio dell’infiltrazione estremista è sempre più concreto

31 Gennaio 2011

Sto seguendo con grande apprensione le drammatiche vicende che attraversano l’Egitto in questi giorni. Occorre essere realisti e affrontare la vicenda come un qualcosa di più complessivo, che riguarda un quadrante geopolitico intero, oggi in grande difficoltà. Non capisco l’ossessivo interesse, francamente un po’ tardivo, della Clinton sulla vicenda egiziana. Solo oggi si accorge dei problemi del Paese? Non certo da qualche mese Mubarak è alla guida dell’Egitto, ma da oltre trent’anni.

I problemi sono ben altri, se si guarda con maggiore attenzione. Il rischio dell’infiltrazione delle forze estremiste, in questo clima di confusione e di sommovimento è più che concreto e non può non suscitare una certa preoccupazione. Non è difficile intuire la differenza fra Tunisia, in cui il movimento è sano e derivante da forti esigenze di cambiamento, ed Egitto in cui certo esistono queste esigenze, ma in cui la mano esterna è più che evidente.

Del resto gli intellettuali tunisini risultano uniti nel cercare il cambiamento, mentre al Cairo c’è il timore dell’avanzata degli estremisti, cosa testimoniata dai recenti interventi di alcuni esponenti in tal senso. Lasciare il Paese in mano a chi non ha altro interesse che spaccarlo e modificarne gli assetti istituzionali potrebbe significare la destabilizzazione dell’intero quadrante mediorientale. Si è davvero così assediati dalla fretta di risolvere la questione da non comprendere che la cura potrebbe essere più dannosa della malattia? Nel momento in cui si affacciano all’orizzonte i Fratelli Musulmani e la loro via per risolvere la crisi, occorre ragionare e agire con intelligenza e rapidità. Interventi sulla stampa, appelli al voto, la figura di Baradei in piazza e tanti altri fattori fanno pensare che ci sia un quadro disegnato a tavolino per orientare la questione Egitto.

In questo senso l’Unione Europea deve farsi carico della ricerca di una soluzione, mediando necessariamente fra esigenze di cambiamento politico e tutela della stabilità, affinché le mani dell’estremismo non si allunghino sull’Egitto. Oggi i Ministri degli Esteri dell’Unione Europea si riuniranno per discutere della situazione, ma è auspicabile che da quel consesso nasca un orientamento univoco e concreto, visto che questa si configura come un’occasione unica e irripetibile per l’Ue di mostrarsi come organismo sovranazionale unito e politicamente rilevante. L’appello, che emerge dalla riflessione odierna, è ad evitare che il senso della rivoluzione in corso prenda una via ancor più drammatica, con la salita al governo egiziano di chi, con straordinaria facilità, farebbe partire un ribaltamento delle condizioni di stabilità e di pace dell’intero quadrante.