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Il bimbo di Roma non è morto per il Virus N1H1

Ancora un morto per l’influenza A, è corsa ai pronto soccorso

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I morti per ora sono l’unico dato certo: 17 in tutta Italia (è di stamattina la notizia sulla morte di un uomo di 37 anni in provincia di Salerno). Molto meno che nel resto d’Europa, dove se ne contano 317. Tutte le vittime italiane, eccetto la donna di Messina, soffrivano di malattie croniche. Intanto, il laboratorio di biologia del policlinico Gemelli di Roma ha dato esito negativo al test del virus AH1N1 effettuato sul tampone nasale del bimbo di 10 anni morto ieri a Roma all'ospedale Villa S.Pietro-Fatebenefratelli. Altri esami verranno comunque eseguiti nelle prossime ore, ma al momento è stato escluso che il decesso possa essere avvenuto a causa del virus dell'Influenza A.

Il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio continua a ribadire la necessità “di vaccinare solo le categorie a rischio”, invitando a “evitare allarmismi perché questo virus è lieve”. Ma resta il fatto che, nonostante le rassicurazioni del governo, i pronto soccorso continuino ad essere presi d’assalto.

E' come un copione che si ripete. Abbiamo assistito al panico da "mucca pazza" che nel 2004 generò una psicosi dalla maggior parte degli esperti definita insensata quanto le clamorose contraddizioni scientifiche che la alimentavano. Ancora oggi non si capisce come sia stato possibile che una minaccia sanitaria imprecisa accompagnata da un elenco giornaliero di "dichiarazioni ufficiali" (regolarmente trasformate in allarmismi dai mass media), abbiano potuto, in Italia come in Europa, gettare nel panico milioni di persone. E che dire dell'aviaria? L'Influenza causò un forte timore per i pennuti che a sua volta generò un allarme diffuso, salvo poi rivelarsi una delle più grosse bufale degli ultimi cinquanta anni. Ora è la volta dell’influenza A, che ancora prima di sapere cosa fosse di preciso aveva già scatenato la corsa al vaccino, nonostante gli esperti continuino a ribadire che si tratta di “una semplice influenza” che “non provoca danni maggiori di quella tradizionale perché non si manifesta con una particolare virulenza”.

Uno spauracchio alimentato giorno dopo giorno anche dalle cronache. Il 19 settembre scorso, il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, stimava che “questo inverno avremo un terzo dei casi di virus stagionale e due terzi del nuovo virus; su 10 milioni di malati, circa 6-7 milioni avranno contratto l’influenza A”. Cifre ben lontane, per il momento, da quelle realmente disponibili. Eppure la corsa al vaccino non sembra arrestarsi, sebbene molte Asl ne siano ancora sprovviste.

A Napoli si contano 130mila dosi disponibili sulle 800mila previste, a Bari 30mila su 700mila, Genova racconta di 12mila consegne a settimana su una richiesta totale di 230mila e il Lazio di 125mila sugli 800mila assegnati mentre in Sicilia siamo a 37mila su 710mila.

Ciononostante, resta difficile trovare un medico che, se non in presenza di gravi complicazioni respiratorie, si dica favorevole alla somministrazione del vaccino. Del resto, se ne sono dette e sentite tante: su tutti, per esempio, il fatto che il vaccino contenga lo squalene, l’immunocoadiuvante MF59, una sostanza presente naturalmente nell’organismo umano, soprattutto nel sistema nervoso. Niente di preoccupante se non fosse che l’iniezione è una via d’ingresso “anormale” dello squalene nel corpo, ed è proprio questo che fa sì che tale sostanza sia improvvisamente considerata “cattiva” dal sistema immunitario e quindi aggredita, ovunque si trovi, nel sangue come nel sistema nervoso dove è vitale. Lo sanno bene le migliaia di soldati USA che morirono di una malattia denominata Sindrome della Guerra del Golfo (Gulf War Syndome). Come rivela una ricerca condotta alla Tulane Medical School sui veterani della Guerra del Golfo vaccinati contro l’antrace con un vaccino contenente l’immuno-coadiuvante MF59, infatti, una delle cause di quest’orribile sindrome fu attribuita allo squalene, contenuto nei vaccini sperimentali inoculati ai militari.

Anche nel caso del vaccino, insomma, ad essere sicuri sono sempre i numeri: come i 10 miliardi di dollari che si stima finiranno nelle casse di Big Pharma, la società farmaceutica impegnata nella preparazione del vaccino, insieme a Novartis, Sanofi Aventis, Roche e Gsk.

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