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Dall'estero

Andrea Vitali e il fascino discreto del paesaggio lacustre

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I laghi italiani subalpini sono diventati una sorta di made in Italy. Strumento di importazione di svernatori in cerca del Belpaese e del sole anche nelle frequenti foschie lacustri. Divi hollywoodiani che fingono di essere residenti sul Lario. Turbe di villeggianti tedeschi e inglesi in cerca di settimane low-cost. Turisti in visita a Milano che si vedono inserire dal tour operator una scappata fuori porta sulle rive varesotte, comasche o lecchesi. E ora anche un qual certo alone letterario. Ambasciatore: Andrea Vitali. Lo scrittore di Bellano, dopo aver venduto un milione di copie dei suoi romanzi in patria, rendendo familiari tutti i rami del suo lago natio anche nel profondo sud, è stato accolto con entusiasmo anche Oltralpe.

La traduzione de “La figlia del Podestà” (Garzanti), uscita in Francia con il titolo “La Folie du lac” per i tipi di Buchet Chastel, è stata accolta da buone vendite e da recensioni più che benevole. Entusiaste, anzi. Stupite dalla facilità di scrittura di Vitali e dalla sua capacità di creare personaggi e di tratteggiare le beghe di paese. L’ambientazione nel 1931, le comiche smargiassate dei ras di provincia in un’Italietta in camicia nera e la leggerezza con cui Vitali racconta i sottotraccia indicibili di un idilliaco borgo rivierasco hanno incantato i recensori francesi. Con una veniale scivolata sul versante “puzza sotto il naso” (bersaglio, peraltro, non l’autore e il suo romanzo, quanto il nostro paese), il quotidiano di orientamento cattolico La Croix largheggia in espressioni come “commedia dell’arte”e “teatro all’italiana”. Ma quando individua in Vitali il “diapason di un paese che non prende mai troppo sul serio la vita politica”, il giornale parigino fa in realtà centro e illumina uno degli aspetti - quello della gioia di narrare - che caratterizzano Vitali.

Le Figaro, da parte sua, si compiace del “divertimento folle” offerto da “La Folie du lac”. E si stupisce come un romanziere che scrive all’ombra della Alpi non le avesse finora varcate in traduzione. Ma l’articolo più di peso, più d’atmosfera, con tanto di intervista e gita del giornalista Michel Audétat sul Lario, è uscito a doppia pagina su L’Hebdo, settimanale edito a Losanna. In loco, l’inviato del periodico elvetico si rende conto di persona di quanto l’impronta di Bellano sia presente, virata alle tonalità seppia, ne “La Folie du lac” e nelle vicende del piccolo mondo formato dal podestà e da sua figlia, dal panettiere, da una vecchia zia, dal prete, dall’avvocato e da un’inesauribile campionario di comprimari. Vita di paese, ma niente strapaese. “Non un grammo di grasso: Andrea Vitali scrive il suo romanzo di ampio respiro con la concisione di un haiku”, dice L’Hebdo. E, lo si sa, in Svizzera di laghi (e di uomini di lago) se ne intendono.

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