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AnnoZero, la messa in scena di Santoro sul caso Forleo

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“Vieni, Clementina. Accomodati sul divano che ti devo parlare di una questione delicata...”. La Gip di Milano - nella docufiction che supera la realtà, sceneggiata da Sandro Ruotolo, e che è andata mandata in onda ieri sera nell’ultima puntata del 2007 di 'AnnoZero' - è l'attrice Sabrina Pellegrino. La quale si siede al cospetto  del suo “vecchio amico Mario Blandini”, il procuratore generale di Milano che l'ha vista crescere fin da quando era il suo capo all'ufficio Gip, per sentirsi dire: “Senti, ha chiamato D'Alema... Non me direttamente, ma ha chiamato. È preoccupato che vengano depositate telefonate di carattere privato. Attenta, se vengono fuori, ti faranno a pezzi...”.

Nella prima serata ieri, gli italiani, appena due ore dopo il confronto tra il giudice Forleo e il pg Blandini, sentiti nel pomeriggio dai pm di Brescia, hanno così potuto sentire con mezzi suggestivi solo  la ‘Clementina’s version’.

A verbale, infatti, la Gip aveva a suo tempo messo il fatto che “D'Alema è preoccupato” e per questo - forse “per il tramite del senatore D'Ambrosio che si è rivolto agli ex colleghi Greco e Bruti Liberati” - avrebbe cercato di interferire con il giudice delle scalate bancarie del 2005”.

Al giornalista che entra in scena, la verità altra, quella di Blandini, viene esposta invece in maniera asettica. Senza sceneggiatura: “Non mi ha telefonato D'Alema, non mi ha telefonato nessuno. Chi mi conosce sa bene che non sarebbe servito a nulla. Sì, la Forleo l'ho incontrata per darle dei consigli amichevoli, per raccomandarle di selezionare bene le parti penalmente rilevanti da tutto il resto... Sinceramente mi sembra che alla dottoressa Forleo fossero saltati un po' i nervi”. Non bisogna essere Mc Luhan per capire quale messaggio è passato con questi mezzi. Anzi mezzucci.

Insomma, un fine 2007 con il botto per la trasmissione televisiva 'AnnoZero' e per il suo ormai “leggendario” conduttore Michele Santoro. Il copione che i finti protagonisti della vicenda hanno recitato era ovviamente già scritto: tutto preso di peso dalle intercettazioni telefoniche depositate a suo tempo dalla gip di Milano che adesso il Csm vorrebbe trasferire. Insomma tutti gli ingredienti per rendere la trasmissione un caso e per fare polemiche da qui al prossimo 31 gennaio quando' AnnoZero' tornerà in onda dopo la pausa “panettone e brindisi”. Nel frattempo ci sarà stato il plenum del Consiglio superiore della Magistratura che il prossimo 17 gennaio, salvo complicazioni, dovrebbe decidere il futuro e il destino della magistrata in questione.

Alcuni spunti di come si metterà la puntata, lo staff di 'AnnoZero' li hanno addirittura anticipati via newsletter, un po’ come fanno i settimanali “Espresso” e “Panorama” il giorno prima dell’uscita del numero. Eccone uno: Clementina Forleo aveva denunciato proprio ad Annozero le pressioni politiche e istituzionali subìte nel corso del procedimento sulle scalate bancarie che vedeva coinvolti, tra gli altri soggetti, l’Unipol, e nelle intercettazioni telefoniche i leader dei Ds D'Alema e Fassino. Può un componente del Csm definire ‘cattivi magistrati’ proprio coloro su cui l'organismo di autogoverno della magistratura deve ancora pronunciarsi? E chi ha interesse che vengano giudicati tali?”.

E ancora: “È vero, come ha detto la Forleo ad Annozero, che quando il re è nudo e si ha il coraggio di denudarlo, dove per re intendo i poteri forti, il potere politico, il potere economico e lo stesso potere giudiziario, il giudice è solo?”. Infine una domanda retorica: “Le libere opinioni di un magistrato da sole bastano a ledere il prestigio della Magistratura?”.

In pratica si è avuta in studio una vera e propria simulazione del processo disciplinare che la Forleo deve ancora subire al plenum del Csm, con la non piccola furbizia di indicare ai telespettatori come “potenzialmente incompatibili” quei membri dell’organo di autogoverno dei giudici che si sono già pronunciati in senso sfavorevole alla Gip milanese con la stampa. C’è da giurare che questa trasmissione riuscirà a sparigliare ancora una volta le carte in tavola, che sembravano ormai tutte contro la Forleo.

In studio a  commentare la sceneggiata di Ruotolo e  Santoro ci stavano, ridotti al ruolo di semplici spalle, alcuni politici italiani. Come comprimari invece abbiamo ammirato altri opinionisti all’italiana. Nella prima categoria dello spirito Alfredo Mantovano di An e Massimo Brutti del Partito Democratico, anche loro imputati inconsapevoli del processo mediatico allegato alla docufiction. Nella seconda categoria, invece, gli scrittori Antonio Tabucchi e il giurista Franco Cordero, l’immancabile Marco Travaglio e il giornalista de “L’espresso” Paolo Biondani. Tutti aspiranti pubblici ministeri dell’antipolitica e difensori di ufficio delle ragioni di “Clementina la perseguitata”. Per certi versi a qualcuno potrà essere sembrata una specie di riunione di redazione di “Micromega” allargata ai bersagli politici del periodico bimestrale.

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8 COMMENTS

  1. La ricostruzione era molto
    La ricostruzione era molto vicina alla realtà… se d’alema telefonassa al papa invece che a Geronzi non lo intercetterebbe nessuno! Vale lo stesso per Berlusconi

  2. POLITICO = LADRO
    ma ragazzi, essere a conoscenza di determinate informazioni private, durante un’opa, divulgarle è un reato penale: INSIDER TRADING, o ancora meglio ABUSO DI MERCATO. Il punto è che abbiamo una classe politica di m… dove ognuno porta avanti i propri interessi…. e se D’Alema non fosse parlamentare (ma lo stesso vale per la Torre e compagni..) sarebbe già iscritti nel registro degli indagati per INSIDER.
    Aggiungo l’articolo del TUF
    Art. 184. Abuso di informazioni privilegiate.
    1. È punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a euro
    tre milioni chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione della
    sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell’emittente%2C
    della partecipazione al capitale dell’emittente, ovvero dell’esercizio di un’attività
    lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio:
    a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto
    proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni
    medesime;
    b) comunica tali informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della
    professione, della funzione o dell’ufficio;
    c) raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di taluna delle
    operazioni indicate nella lettera a).
    La parte B è il reato commesso da Consorte, che chiama d’Alema dandogli informazioni privilegiate…
    Che poi D’alema le usi o meno…. è poco importante, ma cavolo il ministro degli esteri che conosce informazioni privilegiate del mercato borsistico e potrebbe approfittarne…. mi sembra MOLTO RILEVANTE… non stiamo parlando di malcostume… non stiamo parlando di raccomandazioni…. STIAMO PARLANDO DI UN REATO PENALE!!!!!!!!!!!!!

  3. Il caso Forleo
    Caro Buffa….non interessa della Forleo o di Santoro e di chi abbia ragione e sia corretto. Dietro queste vicende c’è tanta pruriginosa voglia di “sbattere il mostro in prima pagina”. Colpevolismo, innocentismo, protagonismo sono tutti “ismi” che alla fine non hanno sostanza. Sarei, pertanto, più fermo nei principi e nelle responsabilità. Se la questione Unipol-Bnl avesse avuto per protagonisti personaggi diversi sarebbe stato un putiferio in Italia. Se l’attacco alla Forleo fosse arrivato dopo un interessamento giudiziario a vicende che avessero coinvolto il Cavalier Berlusconi, la Forleo sarebbe diventata non l’alfiere dell’antipolitica ma la Giovanna D’Arco della sinistra, stranamente in questo caso, indignata. L’Italia intera si sarebbe sentita offesa per il rozzo tentativo di mortificare il coraggio di un Gip nell’andare avanti per la sua strada, incurante dei tentativi di delegittimazione da parte del cavaliere nero di sempre. Invece questa volta la giustizia ha rivolto il suo sguardo sul campo da gioco dell’avversario. E il campo si è subito rivelato minato! Ora i fatti non riguardano teoremi e nenanche intercettazioni di confidenze o di colloqui privati, benchè funzionali a metodi generalizzati e diffusi di cui, giusti od ingiusti che siano, si è consapevoli. I fatti riguardano uomini che si sono da sempre chiamati fuori e che si sapeva invece che fossero dentro…eccome!!! D’Alema ha scritto anche un libro sul “Paese Normale” ma sappiamo che le parole sono solo chiacchiere, e tali restano, quando i comportamenti sono del tutto diversi. Non ci interessa di Forleo e di Santoro…ma dobbiamo volere che i potenti, specie quelli (pre)potenti, rispondano dei reati penali commessi. Vorremmo che quando certi signori si azzardano ad insinuare sugli altri siano ricondotti alle loro responsabilità, e non solo morali per aver contribuito attraverso reti di interessi economici a speculare sull’impegno e la capacità del Paese, ma anche politiche. Ciascuno di noi vive nel presente…ma ha anche un passato…spesso fatto di miserie e di ipocrisie. E’ per questo che l’ultimo cittadino onesto d’Italia debba poter alzare la testa e indignarsi, e non sempre subire anche la beffa nell’osservare d’esser trattati persino con spocchia. Buone Feste! Vito Schepisi

  4. non mi piace il titolo di
    non mi piace il titolo di questo articolo “la messa in scena di santoro sul caso Forleo”
    Cechiamo di chiamarla ricostruzione dei Fatti del caso Forleo,se poi vi sembra una ricostruzione fittizzia la gente lo capisce, no!!!!Dopo tutto, con tutti quei “fiction tg “che ci ritroviamo !!!!!

  5. ricordiamo chi è la forleo
    trascrivo un editoriale del foglio di oggi 22 dicembre 2007:
    “La definizione di terrorista
    La condanna a Milano dell’imam cancella alcune tesi stravaganti

    La Corte di Assise di Milano, condannando per associazione sovversiva aggravata dalla finalità di terrorismo l’imam Abu Imad assieme ad altri imputati, ha cancellato la tesi stravagante in virtù della quale Clementina Forleo l’aveva prosciolto a suo tempo dalle accuse. Assoldare o reclutare persone disposte a compiere attentati criminali contro civili e militari impegnati in missione è considerato terrorismo anche in Italia, persino a Milano, come del resto in ogni parte del mondo. Questo ristabilimento del buon senso, prima ancora che di un minimo di civiltà giuridica, è un fatto positivo, ma non cancella completamente i danni che sono venuti dalle iniziative bizzarre di alcuni magistrati.
    La lotta al terrorismo, com’è ovvio, si regge su una rete di relazioni e collaborazioni internazionali, che a sua volta si basa su un comune apprezzamento del fenomeno. Si può, e si deve, naturalmente, applicare, in ogni paese, le specifiche garanzie che sono previste per gli imputati. Ma nella sentenza della Forleo non s’insisteva sulla questione dell’ammissibilità delle prove raccolte dagli investigatori e dai servizi, ma si negava la comune definizione di terrorismo, si sosteneva il diritto a “resistere” anche con attentati contro civili inermi a quelle che, nell’interpretazione del magistrato, erano invasioni straniere. Le nuove sentenze fanno giustizia di torsioni ideologiche che vanno al di là dell’interpretazione”.

  6. ricordiamo chi è la forleo
    trascrivo un editoriale del foglio di oggi 22 dicembre 2007:
    “La definizione di terrorista
    La condanna a Milano dell’imam cancella alcune tesi stravaganti

    La Corte di Assise di Milano, condannando per associazione sovversiva aggravata dalla finalità di terrorismo l’imam Abu Imad assieme ad altri imputati, ha cancellato la tesi stravagante in virtù della quale Clementina Forleo l’aveva prosciolto a suo tempo dalle accuse. Assoldare o reclutare persone disposte a compiere attentati criminali contro civili e militari impegnati in missione è considerato terrorismo anche in Italia, persino a Milano, come del resto in ogni parte del mondo. Questo ristabilimento del buon senso, prima ancora che di un minimo di civiltà giuridica, è un fatto positivo, ma non cancella completamente i danni che sono venuti dalle iniziative bizzarre di alcuni magistrati.
    La lotta al terrorismo, com’è ovvio, si regge su una rete di relazioni e collaborazioni internazionali, che a sua volta si basa su un comune apprezzamento del fenomeno. Si può, e si deve, naturalmente, applicare, in ogni paese, le specifiche garanzie che sono previste per gli imputati. Ma nella sentenza della Forleo non s’insisteva sulla questione dell’ammissibilità delle prove raccolte dagli investigatori e dai servizi, ma si negava la comune definizione di terrorismo, si sosteneva il diritto a “resistere” anche con attentati contro civili inermi a quelle che, nell’interpretazione del magistrato, erano invasioni straniere. Le nuove sentenze fanno giustizia di torsioni ideologiche che vanno al di là dell’interpretazione”.

  7. Cordero, Forleo, Travaglio e la giurisprudenza costituzionale
    Può non piacere (e stupisce che un luminare come Cordero faccia prevalere i suoi gusti al rigore scientifico), ma nel 1993 fu fatto uno scambio: abolita l’autorizzazione a procedere, introdotta l’autorizzazione alle intercettazioni dei parlamentari.
    Questa disposizione costituzionale è al terzo comma dell’articolo 68 della Costituzione, e stupisce che legalitari alla Travaglio se la dimentichino. Eppure la Corte costituzionale, con la sentenza n. 390 del 2007, non ha solo caducato la parte più impresentabile della legge Boato: ha anche spiegato che la garanzia costituzionale c’è, e va ben oltre quello che Cordero dichiara:

    “L’art. 68 Cost. mira a porre a riparo il parlamentare da illegittime interferenze giudiziarie sull’esercizio del suo mandato rappresentativo; a proteggerlo, cioè, dal rischio che strumenti investigativi di particolare invasività o atti coercitivi delle sue libertà fondamentali possano essere impiegati con scopi persecutori, di condizionamento, o comunque estranei alle effettive esigenze della giurisdizione. … Nel caso delle intercettazioni fortuite, peraltro, l’eventualità che l’esecuzione dell’atto sia espressione di un atteggiamento persecutorio – o, comunque, di un uso distorto del potere giurisdizionale nei confronti del membro del Parlamento, volto ad interferire indebitamente sul libero esercizio delle sue funzioni – resta esclusa, di regola, proprio dalla accidentalità dell’ingresso del parlamentare nell’area di ascolto.
    Né, d’altra parte, si può ritenere che il nulla osta successivo della Camera all’utilizzazione del mezzo probatorio sia imposto dall’esigenza di evitare una surrettizia elusione della garanzia dell’autorizzazione preventiva: elusione che si realizzerebbe allorché, attraverso la sottoposizione ad intercettazione di utenze telefoniche o luoghi appartenenti formalmente a terzi – ma che possono presumersi frequentati dal parlamentare – si intendano captare, in realtà, le comunicazioni di quest’ultimo. Al riguardo, va infatti osservato che la norma costituzionale vieta di sottoporre ad intercettazione, senza autorizzazione, non le utenze del parlamentare, ma le sue comunicazioni: quello che conta – ai fini dell’operatività del regime dell’autorizzazione preventiva stabilito dall’art. 68, terzo comma, Cost. – non è la titolarità o la disponibilità dell’utenza captata, ma la direzione dell’atto d’indagine. Se quest’ultimo è volto, in concreto, ad accedere nella sfera delle comunicazioni del parlamentare, l’intercettazione non autorizzata è illegittima, a prescindere dal fatto che il procedimento riguardi terzi o che le utenze sottoposte a controllo appartengano a terzi.
    La previsione – nella norma costituzionale – dell’autorizzazione preventiva al compimento dell’atto, e non anche dell’autorizzazione successiva all’utilizzazione dei suoi risultati, è del tutto coerente con tale prospettiva: giacché, nella prima ipotesi, l’autorità giudiziaria è comunque in grado di chiedere in anticipo l’assenso della Camera cui appartiene il parlamentare. Dall’ambito della garanzia prevista dall’art. 68, terzo comma, Cost. non esulano, dunque, le intercettazioni «indirette», intese come captazioni delle conversazioni del membro del Parlamento effettuate ponendo sotto controllo le utenze dei suoi interlocutori abituali; ma, più propriamente, le intercettazioni «casuali» o «fortuite», rispetto alle quali – proprio per il carattere imprevisto dell’interlocuzione del parlamentare – l’autorità giudiziaria non potrebbe, neanche volendo, munirsi preventivamente del placet della Camera di appartenenza.
    Sotto questo profilo, si deve quindi ritenere che la previsione dell’art. 68, terzo comma, Cost. risulti interamente soddisfatta, a livello di legge ordinaria, dall’art. 4 della legge n. 140 del 2003, le cui statuizioni debbono necessariamente interpretarsi in coerenza con quelle del precetto costituzionale che esso mira ad attuare. La disciplina dell’autorizzazione preventiva, dettata dall’art. 4, deve ritenersi destinata, cioè, a trovare applicazione tutte le volte in cui il parlamentare sia individuato in anticipo quale destinatario dell’attività di captazione, ancorché questa abbia luogo monitorando utenze di diversi soggetti. In tal senso può e deve intendersi la formula «eseguire nei confronti di un membro del Parlamento […] intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni», che compare nella norma ordinaria”.

  8. Vorrei solo far notare la
    Vorrei solo far notare la dinamica dei fatti:
    1) la Forleo è un magistrato che indaga su degli scandali finanziari legati al caso Antonveneta
    2) Consorte, le cui telefonate vengono legalmente intercettate, riceve delle chiamate da D’Alema, il quale, a questo punto, dovrebbe (giustamente) essere indagato
    3) la Forleo chiede di poter mettere sotto indagine D’Alema
    4) la Forleo riferisce, nel corso della trasmissione di Annozero, in qualità di privato cittadino, di aver ricevuto minacce e intimidazioni da ‘poteri forti’
    5) la Forleo viene convocata dal CSM per aver abusato della sua posizione etc.
    La domanda è: una che fa il suo lavoro, e bene, che nn ha commesso alcun reato se nn quello di esprimere le sue personali preoccupazioni (peraltro giustificate da lettere minatorie e strani ‘incidenti’) da privata cittadina, è mai possibile che venga indagata e stia per essere allontanata dalla sua indagine, mentre i veri criminali stanno a piede libero e manovrano chi di dovere per farle tutto ciò?

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