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Antemarcia e retromarcia

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Allora vediamo: Massimo Teodori ci spiega sul Giornale di Venerdì che la materia elettorale e quella referendaria sono terribilmente soporifere per i lettori. Ma subito dopo riconosce che il modo in cui si sceglie il proprio candidato, legato anche alla distribuzione del finanziamento pubblico, non sono proprio cose da nulla. Arriva così a riconoscere che ci sono stati referendum - quelli di cui lui si picca di essere stato un “antemarcia” - che si sono rivelati “rivoluzionari” e che ebbero il merito di “colpire dall'esterno il sistema cristallizzato dei partiti”. Erano i referendum che lui definisce “decisionali” e non “pungolativi”.

Poi con una improvvisa retromarcia se la prende con il nuovo referendum promosso per modificare la legge elettorale vigente per dire che esso sarebbe velleitario e illusorio. Incapace dunque di incidere sulla frammentazione politica in atto. Insolentisce così Magna Carta e quelli che lui chiama gli “ideologini pentiti” per dottoreggiare che la politica e i partiti si cambiano “nel fuoco della lotta” e non con i referendum. Tutto questo per concludere

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