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Antiterrorismo, Governo sotto in Senato. Verdiniani votano emendamento Fi, tensioni dentro Ncd

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Oggi il Governo è andato sotto nell'Aula del Senato su un emendamento di Forza Italia al ddl antiterrorismo. L'emendamento Fi, a firma Caliendo-Palma, era legato alla ratifica di un accordo internazionale a favore della lotta al terrorismo, ed è stato approvato dall'aula del Senato con 102 voti a favore, 92 contrari e 4 astenuti. A votare con le opposizioni sono stati anche i senatori di maggioranza di Ala e di Area Popolare, che sostengono il Governo. Immediata la reazione del capogruppo Pd, Luigi Zanda, che ha chiesto la sospensione dei lavori dell'assemblea per valutare la situazione. La richiesta è stata accolta dal presidente Grasso.

"Oggi l'aula del Senato si è ripresa il suo ruolo e la sua dignità", commenta il senatore Gaetano Quagliariello, presidente del movimento 'Idea', intervenendo in aula a Palazzo Madama. "In questa legislatura - ha affermato Quagliariello - abbiamo visto le commissioni sbarrate, l'aula messa fuori gioco da canguri e altre astrusità regolamentari. Con buona pace del collega Zanda, per il quale si è trattato di una manovra politica perché il problema avrebbe dovuto essere risolto in commissione, il nostro ordinamento parlamentare prevede che i risultati del lavoro delle commissioni siano approfonditi e discussi in aula, esattamente come è accaduto oggi. Non siamo nella camera dei fasci e delle corporazioni. Quando il Parlamento funziona come in una democrazia matura e non è sotto tutela - ha concluso Quagliariello -, il governo può essere sconfitto".

“La Direzione nazionale Pd di domani non si preannuncia semplice per Matteo Renzi. Non solo per i toni post-voto di alcuni “grandi vecchi” del partito, ma anche per come al Senato verdiniani e alfaniani rievocano i vecchi meccanismi dell’”avvertimento”, facendo andare sotto il governo su un emendamento”, dice in una nota il coordinatore di Italia Unica, Lelio Alfonso.

“Certo, Renzi ha già impartito istruzioni chiare ai suoi - spiega Alfonso - e se ne hanno testimonianze suadenti sui media, schierati già all’80 per cento (lo dice Agcom, non noi) per le ragioni del Sì a ottobre: ‘Non è il caso di personalizzare il referendum’, ‘Non è detto che Renzi dovrebbe dimettersi’, ‘Forse si potrebbe votare a fine ottobre’. Insomma, dietrofront su tutta la linea illudendosi forse che i cittadini abbiano l’anello al naso e non stiano scoprendo, giorno dopo giorno, su cosa è costruito il castello del premier: il nulla della propaganda”.

“I pasdaran di Renzi stiano sereni - è la conclusione del coordinatore di Italia Unica - e con loro lo stesso presidente-segretario. Italia Unica non lascerà passare giorno senza raccontare quali sono le ragioni del No al referendum costituzionale, quali proposte servono per rilanciare il Paese e cosa realmente sta ‘non facendo’ il Governo. Senza un solo filo di propaganda, ma con i fatti”.

Interviene anche il presidente dei Senatori di Area Popolare, Renato Schifani, che spiega: "Nessun fatto politico ma squisitamente tecnico, e quindi nessun messaggio al governo. Il voto di oggi sull'emendamento Caliendo da parte di alcuni senatori del gruppo di Area popolare è motivato dalla maggiore sensibilità di questi che, secondo la propria coscienza, hanno ritenuto di inasprire le sanzioni nei confronti di un grave reato quale quello configurato da atti di terrorismo nucleare".

“Al di là delle potenziali strumentalizzazioni ribadiamo che il voto espresso oggi sull'emendamento Caliendo risponde solo ad una ragione tecnica e frutto di un libero convincimento”, spiegano i senatori di Area popolare Ncd-Udc, Piero Aiello, Giovanni Bilardi e Guido Viceconte, che aggiungono, “c’è però da aggiungere che alla luce dell’ampio dibattito svoltosi in Aula, e che aveva manifestato posizioni diverse, trasversali alle varie forze politiche, e favorevoli ad un inasprimento delle pene, il governo forse avrebbe fatto bene a rimettersi al giudizio dell’Aula”. 

Ma i malumori nell’Ncd aumentano. “Abbiamo sbagliato quasi tutto. Ci siamo messi in una terra di nessuno, Ncd deve chiudere per far nascere una forza nuova alleata di Renzi", ha detto oggi Sergio Pizzolante, vicepresidente dei deputati di Area popolare, in un’intervista pubblicata su Formiche.net, nella quale fa il punto sulla situazione politica e sulle prospettive dell’area centrista all’indomani delle Amministrative.

"C’è una errata analisi dei nostri errori e da un’analisi sbagliata si propongono soluzioni ancora peggiori", spiega Pizzolante. "Il problema è capire adesso dove dobbiamo andare, non trovare soluzioni semplici a questioni complicate. Non abbiamo sbagliato quando ci siamo resi autonomi da Berlusconi, perché in quel momento abbiamo salvato il governo e il Paese. Abbiamo indovinato il titolo del tema, ma abbiamo sbagliato lo svolgimento dello stesso”. 

“Siamo stati incapaci di intercettare i flussi elettorali verso il governo perché ci siamo dichiarati alternativi a Renzi, e al tempo stesso non siamo stati in grado di intercettare i flussi elettorali verso il centrodestra perché stiamo al governo. E ora il fatto che alcuni, gli stessi che hanno contribuito a creare questa situazione, ci vengano a dire che la prospettiva è tornare nel centrodestra, che non c’è più, è la dimostrazione che ad un’analisi sbagliata si propone una soluzione che sarebbe un suicidio”.

“Noi dobbiamo costruire una forza politica completamente nuova, un ‘centro muscolare’, secondo la definizione di Tony Blair, ossia una forza del ceto medio moderna e moderata nella cultura di modernità, ma radicale nella difesa dei propri principi. Una delle condizioni del rapporto con il Pd è che Renzi riconosca la necessità dell’articolazione di un’alleanza di questo tipo. E che l’eccesso di personalizzazione non fa bene a lui e al Paese. E che, quindi, non è con l’autosufficienza che si governa”.

“Ecco perché – conclude Pizzolante – è necessario che riconosca che occorre modificare la legge elettorale: con il premio di coalizione si afferma che c’è un area del Paese che vuole la ricostruzione e ha fiducia nell’azione di governo, ma non si riconosce nel Pd”.

“Guardo al dibattito che finalmente, come da me auspicato, si è innescato (almeno a mezzo stampa) sul futuro di Ncd dopo l'ormai manifesta irrilevanza elettorale del partito,” sottolinea il senatore di Ncd-Ap Giuseppe Esposito, che ieri era arrivato a chiedere le dimissioni di Angelino Alfano dalla guida del partito. “Lupi ieri ha annunciato che ad ottobre, dopo il referendum, Ncd uscirà dal governo. Forse sarà davvero così. Ma non vorrei che questi annunci fossero soltanto un pretesto per guadagnare un po' di tempo prima di capire dove tira il vento...” dice Esposito. 

“E poi, riflettevo, ma ad ottobre si dovrà votare la finanziaria. Cosa farà Ncd? L'approvazione del bilancio dello Stato sarà una scusa ulteriore per ritardare l'uscita dal governo? 
Ma, soprattutto, tutte queste decisioni, questi auspici e questi proponimenti devono essere decisi in questo modo? Oppure il partito ha pure degli organismi in cui decidere collegialmente il proprio futuro. In attesa che qualcuno batta un colpo, io sono qui, attendo. Per dirla con Nanni Moretti, per far comprendere quanto sia surreale questo dibattito: Mi si nota di più se resto al governo o se ne parlo soltanto?". 

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