Apre un occhio e mi chiama panzerotta. Oggi sarà un’ottima giornata!
16 Agosto 2009
Mario si sta baciando con Maria. Sono in un’enorme discoteca all’aperto, in mezzo a una marea di gente, ma io noto solo loro due.
Io sto raggomitolata su una poltroncina gialla e bevo un vodka lemon.
Di fianco a me c’è Fiorello che chiede a Beppe Grillo di fargli vedere la tessera.
C’è anche mia mamma, non la vedo bene in faccia perché è un po’ sfocata, ma so benissimo che è lei. Anche perché mi si avvicina e mi dice: “Io te l’avevo detto”.
Mario abbraccia Maria. Ridono. Si baciano. Fiorello mi saluta.
Mi sveglio.
Che razza di incubo!
Ho i brividi, l’aria condizionata dev’essere altissima, cerco un lembo di lenzuolo e mi copro fin sopra il naso. Respiro un odore buono, di lavanda e panni lasciati ad asciugare al sole.
Apro gli occhi lentissimamente e cerco di capire dove sono.
Le applique in ferro battuto alle pareti, le tende pompose un po’ tardo rinascimentali, il letto immenso e candido mi riportano alla realtà dell’albergo extra lusso trovato ieri dal mio Supplì(zio).
Cerco la sua mano nel lettone, gliela accarezzo, la stringo e lo sveglio dolcemente.
Se ora mi chiama Maria, giuro che gli do fuoco.
Invece apre un occhio, mi bacia e mi chiama panzerotta. Oggi sarà un’ottima giornata!
Hai visto, mamma? Tiè!
Balliamo un po’ di tarantella tra le lenzuola e scendiamo a fare colazione.
È a buffet e veramente ricchissima, per la gioia del mio Minotauro. Poi risaliamo a preparare i bagagli.
“Tira fuori quell’asciugamano dalla valigia. Non si fa! E poi a casa ne abbiamo da vendere!”
“Ma panzerottina, il mio l’ho lasciato a Marzamemi… Eddai… senti com’è morbido…”
“Posa!”
L’ordine deve arrivargli come un “Sitz!” ad uno schnauzer, tant’è che va a posare l’asciugamano in bagno e non emette più nemmeno un fiato. Ogni tanto mi faccio paura.
Per par condicio, ma senza che lui mi veda, vado a posare la cuffia di plastica, il kit ago e filo, il posacenere, la crema per il corpo ai limoni di Sicilia e i flaconcini di shampoo e bagnoschiuma che mi ero precedentemente infilata nel borsone senza che lui mi vedesse.
Siamo proprio italiani (brava gente).
La giornata procede splendidamente come preventivato.
Guidiamo fino a Marsala canticchiando come due scolari in gita e da lì raggiungiamo quello che per me è il paradiso terreste: l’isola di Favignana.
Barchette di legno coloratissime ci danno il benvenuto nel piccolo porticciolo. Il mare è blu, ma di un blu intenso. E’ molto più blu del cielo, è un blu senza paragoni… un blu Puffo, direi.
Anzi, un blu “gelato al Puffo”. Chissà se esiste ancora… Quando ero piccola non lo volevo mai prendere, anche se le mie amiche insistevano per farmelo assaggiare. A me sembrava un atto di cannibalismo, pensavo a tutti i Puffi che erano stati spremuti per riempire una vaschetta di gelato.
Lo racconto a Mario, ma non ride quanto speravo. Allora glielo racconto di nuovo.
Ridacchia, ma si vede che lo fa per farmi contenta.
Glielo racconto ancora una volta, daccapo, come se non gliel’avessi mai detto prima. Mi guarda come se avesse a che fare con una pazza ma dopo 5 secondi scoppia a ridere di gusto. E io con lui.
Finalmente soddisfatta gli propongo l’idea del secolo: “Ci affittiamo delle bici?”
Mi guarda spaesato, forse sta cercando il nesso “puffo – bicicletta”, che ovviamente non c’è.
“Va bene. Però che un giorno di questi affittiamo anche una barchetta di quelle tutte colorate e ci facciamo un bel giro. Che mi rispondi?”.
Salgo su un gradino e, assumendo una bizzarra posa plastica che nel mio immaginario starebbe a rappresentare un mozzo abbarbicato sull’albero maestro, gli urlo: “Cazzi la randa, capitano!”.
“Cazzo… la randa! Bene mozzo! Ora però andiamo a cercare un letto per ‘stanotte, sennò va a finire che dormiamo tutti a babordo!”.
