Armi al nemico/2: USA autolesionisti per legge

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Armi al nemico/2: USA autolesionisti per legge

04 Luglio 2009

Se un autogol è un gol segnato per sbaglio nella nostra porta, un’autobomba cos’è? La domanda appare tragicamente ironica se si pensa alla possibilità che una vettura imbottita di esplosivo possa scoppiare ai danni di militari americani impiegando tecnologia americana. E’ quanto emerge da recenti rivelazioni di oltreatlantico.

Ne avevamo già parlato su queste pagine virtuali (si veda l’articolo “Armi al nemico ma involontariamente, da Adua alla War on Terror”, del 28 febbraio 2009) ed avevamo già rilevato come la storia sia prodiga di esempi di armi cedute al nemico, ancorché per sbaglio. Era già successo ad Adua nel 1896, dove le pallottole sparate dagli Abissini contro le truppe italiane erano altrettanto italiane. Era successo in Afghanistan nel 2001, dove i missili contraerei Stinger già ceduti dalla CIA ai mujaheddin antisovietici poi furono impiegati dai talebani contro gli Americani. Era successo in Libano nel 2006, quando i missili controcarri TOW di Hezbollah contro Israele erano stati ceduti da Israele e dallo zio Sam, il migliore alleato di Israele, all’Iran, che di Israele è il peggior nemico. Era successo in Iraq nel 2006, quando si scoprì che 488.000 armi portatili impiegate dagli insorti erano di provenienza americana. Ed era successo in Afghanistan all’inizio di quest’anno, dove un’altra amara sorpresa rivelò che 87.000 fucili automatici e lanciagranate erano finiti nelle mani dei talebani e di Al-Qaeda.

E non è finita lì. Ora si viene a sapere che anche gli equipaggiamenti ad elevata tecnologia possono facilmente finire nelle mani dei malintenzionati.

Lo ha sperimentato negli Stati Uniti il GAO, Government Accountability Office, una specie di corte dei conti che ha il compito di verificare la regolarità delle spese. Gli investigatori del GAO si sono finti acquirenti, hanno contattato varie ditte produttrici di materiali sensibili e hanno acquistato di tutto, senza ricevere domande e senza dover fornire la prova di non essere dei farabutti o, comunque, dei falsi compratori. Solitamente la ditta contattata si accontenta di ricevere un’e mail e di spedire la merce ad un dato indirizzo, previo pagamento, s’intende. Come dire: il profitto innanzitutto, la sicurezza può attendere.

I componenti della Commissione Difesa del Congresso americano sono rimasti allibiti quando i finti acquirenti del GAO, riferendo in merito, hanno dichiarato di avere acquistato senza formalità alcuna gli articoli più vari, dai più innocenti come gli apparati di visione notturna e i giubbotti antiproiettile ai più delicati come i girostabilizzatori per la guida dei missili controcarro, gli apparati radio per comunicazioni sicure e criptate usate dalle forze speciali, le componenti elettroniche delle bombe stradali e delle autobombe tristemente note in Iraq e Afghanistan e gli interruttori ad elevato voltaggio usabili come detonatori di armi nucleari.

A questo punto è altamente probabile che certe roadside bombs detonate in Medio Oriente abbiano utilizzato tecnologia statunitense per uccidere soldati statunitensi.

Il particolare che più lascia interdetti è che nessuna ditta ha violato la legge, ma -ciò che è addirittura peggio- tutti hanno agito nell’ambito della legalità, tant’è vero che un deputato americano, dopo l’audizione, ha esclamato: “Qui lo scandalo non consiste in ciò che è illegale, ma in ciò che è legale!

In altri termini, esiste un vuoto legislativo per quanto attiene alla compravendita interna di materiale militare sensibile e, una volta venduto, il materiale può facilmente prendere la strada della compravendita estera, dove può finire nelle mani di chiunque. E chi compra certi materiali lo fa per impiegarli, non certo a scopo di collezione privata.

E’ impossibile perquisire ogni persona che lascia il Paese e controllare ogni pacco che viene spedito all’estero”, ha dichiarato un funzionario. In teoria gli strumenti legali ci sarebbero, dal momento che è previsto che le esportazioni di materiale militare vengano supervisionate dal Dipartimento di Stato, mentre i controlli sulle esportazioni di materiali “dual-use” (ad uso sia civile che militare) sono di pertinenza del Dipartimento del Commercio. Ma se la teoria è questa, la pratica dice che i due dicasteri non si sono ancora accordati su chi controlla cosa. Manca la check list, insomma.

Risultato: si procede a tentoni, basandosi su leggi non più aggiornate dagli anni ’70, e la tecnologia che rende superiori a tutti le forze armate americane può facilmente essere consegnata nelle mani del nemico. Che la democrazia fosse la peggiore nemica di se stessa già si sapeva, dato che la democrazia permette a chiunque di agire nella massima libertà, anche a chi vorrebbe distruggerla. Ma che questo avvenga per legge, è un po’ troppo. Se i materiali militari sensibili si possono comprare su e.bay, perché non ricercare l’introvabile Osama bin-Laden su Facebook?