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Armi e bagagli

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Dice Diliberto parlando della situazione irachena: appena al governo faremo i bagagli. Colpisce la brutalità di questa affermazione: come se tutta la vicenda dei soldati italiani a Nassiriya si riducesse a una improvvida scampagnata. Colpisce la rozzezza, l'improntitudine di un politico che parla di cose complesse e terribili come del suo ultimo week-end.

Colpisce soprattutto che Diliberto dica queste cose proprio all'indomani del referendum che ha portato il 63 per cento degli iracheni alle urne e ha visto la prima costituzione democratica di quel paese passare con il 78 per cento dei sì.

Quegli iracheni non hanno fatto i bagagli: il posto da cui Diliberto vuole darsela a gambe è il loro paese e per la prima volta hanno avuto l'occasione di dire come vogliono che sia governato. E i soldati italiani che Diliberto vorrebbe sloggiare hanno accompagnato alle urne i vecchi e i disabili e vigilato sulla sicurezza del voto.

Se questa sarà la posizione prevalente dell'Unione, o anche solo la più vociante, è piuttosto possibile che, semmai al governo, sia Prodi a dover fare i bagagli prima del previsto.

 

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