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Arresti ed autobombe in Turchia, che succede ad Ankara?

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Sta per esplodere la polveriera Turca? Un blitz antiterrorismo contro parlamentari del partito pro-curdo, social media bloccati e un’autobomba a Diyarbakir, la più grande città turca a prevalenza curda. Sono le notizie che arrivano questa mattina dalla Turchia. Il ministero degli Interni ha fatto sapere che alcuni parlamentari del partito pro-curdo sono stati arrestati: si tratta di rappresentanti del Partito popolare democratico (Hdp). L’ordine d’arresto riguarda i copresidenti Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag e altri funzionari di alto livello. In totale sono dodici. Questo quanto riporta il Fatto Quotidiano nella sua edizione Online, facendo il sunto di un'altra giornata difficile nel quadro Mediorientale. Queste azioni arrivano dopo l'avvertimento dell'Iraq alla Turchia di non ingerire e non intervenire militarmente nella battaglia di Mosul. Non è un caso. È in atto un braccio di ferro tra Ankara ed i Kurdi che rischia di gettare l'intero nell'instabilità per i prossimi anni.

Dopo la sconfitta del Califfato, infatti, la questione Kurda non sarà più rinviabile. Se in Iraq ormai godono di uno stato di autonomia estremamente ampio e nella Siria post conflitto se ne ritaglieranno, probabilmente, uno altrettanto ampio, la situazione in Turchia si farà difficilmente sostenibile. Ricordiamo che negli ultimi mesi la “via Kurda” alla sconfitta del Califfato è stata ampiamente battuta da Washington, armando e rifornendo le milizie in lotta con gli estremisti Islamici. A guerra finita, quindi, vi saranno armi e munizioni libere per una lotta campale contro Erdogna. Che lo sa, e si porta avanti colpendo i vertici del movimento politico. Come finirà è impossibile da prevedere, ma di certo non consentirà sonni tranquilli alla sconfitta del Daesh.

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