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Arrivederci, Don Oreste. Fiero di averti incontrato

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Di Don Oreste ricordo e ricorderò per sempre la tonaca lisa e smunta. Orgoglioso, percorreva le strade della riviera nelle notti della movida estiva in cerca degli ultimi e degli sfruttati. Quasi la ostentava quella tonaca, era il simbolo della sua libertà. Mi faceva sentire fiero di essere cristiano e, nello stesso tempo, colpevole di non esserlo abbastanza.

Ricordo il suo sorriso, pieno come un raggio di sole, avvolgente come un abbraccio, ti ammoniva con una battuta, ti consolava con una pacca sulla spalla. Così, con il sorriso, mi ha insegnato a dare senza pretendere, il senso e il piacere del donarsi, il valore religioso delle opere, il senso del limite, il valore di ogni vita, anche di quelle che sembrano non averne più, svilite, tormentate, infangate, ad un passo dalla fine. Non sempre ce l’ho fatta, Don Oreste, ma ci ho provato.

Ricordo il suo viso tondo e bonario, la luminosità della nostra Romagna, quell’accento largo e contadino che meglio di qualunque altra cosa esprime la voglia di vivere, la ricerca della felicità nelle cose della vita quotidiana.

Ricordo la sua semplicità, quando nelle misurate apparizioni televisive, parlava degli ultimi e dei derelitti con l’amore di un padre e la forza della fede. Un gigante di fronte a quei preti dei campi anti-imperialisti, amici degli sfascia vetrine e professionisti del pacifismo. Estremista della carità e non delle parole, delle opere e non delle utopie.

Ricordo quella sua ingenuità, tipica di chi è molti passi avanti (o sopra) a tutti noi, un’ingenuità forte delle sue certezze, un’ingenuità che ha salvato vite, ridato speranze, costruito certezze.

La carità per Don Oreste era il versante operoso della libertà, si è liberi quando si riesce a dare, quando ci si immerge nei fango della vita, senza avere paura di sporcarsi, perché toccare lo sporco rende liberi, forti di poter discernere ciò che è bene e ciò che non lo è.

Andava oltre Don Oreste, così come vanno oltre coloro che non hanno paura del mistero, dello sconosciuto, perché di mistero vivono e dal mistero traggono il senso della propria esistenza.

C’è la tristezza per la scomparsa, ma c’è soprattutto la grandezza di aver camminato per le stesse strade, nello stesso tempo.

Oggi è il giorno dei tuoi funerali, arriverderci Don Oreste, fiero di averti incontrato.       

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