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Polvere di stelle

Ascesa e caduta di Luigi Di Maio: una fine annunciata

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Alla fine, è successo: Luigi Di Maio non sarà più il capo politico del Movimento Cinque Stelle. Termina così un’avventura da leader di partito che per l’attuale Ministro degli Esteri era iniziata nel settembre del 2017, quando fu incensato da un voto plebiscitario tenutosi sulla piattaforma Rousseau: erano tempi certamente felici per i grillini, i quali già degustavano la possibilità di ottenere un grande risultato alle elezioni politiche che si sarebbero tenute sei mesi dopo. Questo però, una volta materializzatosi, ha paradossalmente rappresentato l’inizio del declino del giovane esponente politico di origini napoletane.

Di lì in avanti, Di Maio ha dovuto fronteggiare un’incredibile sequela di battute d’arresto elettorali che hanno sostanzialmente dimezzato l’elettorato dei Cinque Stelle ma, soprattutto, il Ministro degli Esteri non ha saputo fronteggiare la crescente popolarità di Giuseppe Conte, ormai vero faro del campo progressista. La sensazione è quella che, una volta conclusa l’esperienza di governo con la Lega, la figura di Luigi Di Maio sia andata sempre più eclissandosi in favore dell’attuale Premier, resosi subito disponibile a mettere sul tavolo tutte le condizioni necessarie affinché si potesse arrivare ad un accordo col PD per la formazione di un nuovo esecutivo. Stando ai ben informati, sarebbe stato proprio il radicale cambiamento di visione da parte dei vertici pentastellati – Beppe Grillo in primis – ad aver messo seriamente in difficoltà Di Maio, da sempre oppositore delle politiche e del modus operandi del Partito Democratico: non sono bastati dunque né il prestigioso passaggio alla Farnesina né l’incontro svoltosi qualche settimana fa proprio con Grillo per evitare a Di Maio le dimissioni. Ora bisognerà capire come lo stesso Di Maio vorrà giocarsi le sue carte perché, seguendo le voci di corridoio, queste dimissioni (giunte tra l’altro a quattro giorni dal voto in Emilia e in Calabria) non sembrano avere una lettura univoca, visto che in molti sono convinti che siano arrivate proprio per non doversi caricare sulle spalle il peso di un’altra debacle elettorale pressoché certa per i grillini.

Non solo: alcuni sono convinti che Luigi Di Maio si ripresenterà di nuovo per guidare il M5S nel mese di marzo, quando si terranno gli Stati Generali del Movimento anche se, secondo altri, il giovane ministro non sarebbe particolarmente attratto dall’idea di formare una stabile alleanza con il PD: in questo modo, Di Maio deciderebbe liberamente – assieme ad una pattuglia di suoi fedelissimi ancora presenti in Parlamento – se continuare a militare nei 5 Stelle o se riaprire il dialogo con quello che sembra esser stato dapprima il suo più grande amico e poi il suo più acerrimo rivale, vale a dire Matteo Salvini.

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