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Aspettando Natale

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Dallo scorso fine settimana, sbirciando dai vetri della finestra del suo studio, Benedetto XVI può godersi il suo primo, affettuoso, regalo di Natale. Un abete rosso da 26 metri di altezza e 3 tonnellate di peso, ornato da duemila sfere d’oro e argento, che illumina piazza San Pietro. È il dono che gli abitanti della Val Badia, armati di strumenti musicali e costumi tradizionali, hanno portato al Papa dai boschi della Gran Ega, sulle Dolomiti. Lui con affetto - poiché contrariamente ai pregiudizi diffusi sempre sceglie parole affettuose, ed ancor più quando parla nella sua lingua - li ha ringraziati anche per “l’atmosfera natalizia” che hanno creato in Vaticano.

Come ogni anno sarà l’unione delle tradizioni cristiane europee a decorare la piazza della Basilica: il presepe e l’albero. Che, come ha spiegato il Papa “costituiscono importanti riferimenti al grande mistero dell’Incarnazione e della Nascita di Gesù”, rievocati a Natale. L’abete che ha raggiunto il Vaticano è un simbolo significativo del Natale, “perché con le sue foglie sempre verdi richiama la vita che non muore”. Anche se la raccomandazione per i fedeli resta quella di conservare il “clima soffuso di religiosità e di intimità familiare” anche nella società attuale, a volte deviata dal consumismo. Perché Natale non sia sempre solo una cieca corsa allo shopping e soprattutto perché non basti deporre negli scatoloni le decorazioni variopinte per rituffarsi nella grigia individualità.

Dopo la consegna dell’albero proseguono i tradizionali impegni del Pontefice nel periodo Natalizio: domenica la benedizione, come ogni parroco, dei Gesù bambini portati dai piccoli della città, la Messa di mezzanotte in San Pietro, il messaggio natalizio e la benedizione Urbi et Orbi alle 12 del giorno di Natale. E l’ultima udienza generale dell’anno, la 44esima, che si è svolta in Aula Paolo VI. Durante la quale Benedetto XVI ha chiesto, nella preghiera, il regalo di Natale che desidera di più: la speranza di pace e salvezza, la vittoria dell’amore sulla violenza, la riconciliazione, il desiderio di perdono, di giustizia e di pace, oltre ad una sensibilità maggiore nei confronti di ogni povertà e del bene comune. All’Angelus di domenica il Papa ha parlato di “culture che pongono la felicità individuale al posto di Dio”, attraverso le quali si sbaglia la strada verso la gioia perdendosi in fughe illusorie.  Perché, “cari fratelli e sorelle – come ha detto il Papa - anche a Natale si può sbagliare strada”.

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