Attacco alla legge 40, alla democrazia e al buonsenso
06 Ottobre 2010
di Redazione
Ci risiamo. Pensavamo di aver già pagato il prezzo di un’eccessiva ideologizzazione – oltre che dell’eccessivo protagonismo – del nostro sistema giudiziario e invece evidentemente ci sbagliavamo. Proprio oggi, infatti, la prima sezione del Tribunale civile di Firenze – sempre loro – ha sollevato il dubbio di incostituzionalità su quella norma della legge sulla fecondazione artificiale (legge 40) con la quale si vieta alle coppie sterili di accedere alla fecondazione eterologa, vale a dire quella che avviene con ovuli o seme donati da persone esterne alla coppia.
È la seconda volta che lo stesso tribunale si esprime sulla legge 40 facendo ricorso di incostituzionalità alla Consulta. Evidentemente ai giudici di Firenze quel che decide il parlamento e avvalora la volontà popolare tramite referendum in materia di fecondazione proprio non gli piace. E dato che non gli piace si rifiuta di rispettare le regole, oltre che di applicarle (come qualsiasi sistema giudiziario del mondo occidentale è tenuto a fare), cercando di smantellare pezzo per pezzo l’impianto normativo di una legge fino a svuotarla di un qualsiasi significato.
A metterci lo zampino i radicali dell’Associazione Luca Coscioni, la cui unica ragione di esistenza è ormai diventata quella di far passare per battaglie di civiltà ciò che tutto può essere tranne che civile, dimenticando probabilmente che l’inseminazione eterologa apre il varco ad una serie di scenari dai tratti a dir poco discutibili.
Non abbiamo sentito spendere una parola dei radicali, infatti, sullo sfruttamento di donne povere, che decidono, a proprio rischio e pericolo, di sottoporsi a tecniche di iperstimolazioni per produrre un maggior numero di ovociti possibili da immettere sul mercato; neanche un accenno al fatto che, quando si parla di inseminazioni, donazioni, stimolazioni, a farla da padrone è il profitto più che il diritto, il business più che la tutela dell’individuo; un’assoluta dimenticanza quella dei radicali che tra i diritti di cui tanto si fanno paladini c’è pure quello di un bambino di conoscere la propria identità biologica poiché oltre ad un fatto di identità in senso stretto potrebbe avere importanti ripercussioni anche sul suo diritto alla salute.
E allora c’è da chiedersi di chi sia davvero la manifesta irragionevolezza con cui anche in questo caso ci si è appellati alla Corte Costituzionale. Se di una legge che tutela i diritti e la salute di donne e bambini o dei giudici e dei più accesi militanti di partito che ancora una volta non perdono occasione per travalicare i limiti imposti loro dai più sacrosanti principi della democrazia e del buon senso.
