Attentati in Iraq, nel mirino i sunniti anti-alQaida: 20 morti

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Attentati in Iraq, nel mirino i sunniti anti-alQaida: 20 morti

07 Dicembre 2007

Due attentati suicida, oltre 20 morti: oggi nel mirino dei kamikaze iracheni sono finiti i gruppi sunniti che hanno rotto con Al Qaida.

L’accusa è di avere stretto un’alleanza con l’esercito di occupazione americano.

A colpire è stata anche una donna che voleva vendicare i propi figli.

Entrambe le stragi sono avvenute nella provincia orientale di Diyala, una delle piú turbolente del Paese. A Muqtadiya il bersaglio è la sede locale del Consiglio del risveglio, un organismo che coordina gli sforzi dei notabili sunniti contro i seguaci di Osama Bin Laden.

Secondo la ricostruzione di un giornalista dell’emittente satellitare Al Jazeera, in seguito confermata da fonti ufficiali, a colpire è la madre di due militanti islamici uccisi nei giorni scorsi.

“Alcuni rappresentanti del Consiglio l’hanno riconosciuta”, racconta Haidar al-Timimi. “Si è fatta esplodere mentre si avvicinava, prima che potessero fermarla”. Il bilancio ricorda i giorni peggiori della guerra civile. Almeno 16 morti, decine di feriti: a perdere la vita anche sei donne e due bimbi.

La giornata irachena è continuata in un’altra cittadina, distante pochi chilometri. A Mansouriayah è già pomeriggio quando un’automobile imbottita di esplosivo si lancia contro un posto di blocco gestito da soldati e miliziani iracheni.

Anche qui, una carneficina. Secondo un ufficiale dell’esercito, tra i morti ci sono sette soldati e tre ‘irregolari’: come a Muqtadiyah, si tratta di sunniti che collaborano con le forze governative nel tentativo di respingere l’offensiva di Al Qaida.

Le nuove violenze alimentano la preoccupazione degli organismi internazionali. Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, è tornata oggi a mettere in guardia da facili ottimismi.

Negli ultimi quattro mesi, i profughi rientrati in Iraq sarebbero stati 30mila in piú rispetto agli sfollati che hanno lasciato il Paese. Le autorità di Baghdad e i comandi americani parlano di un’inversione di tendenza, e sostengono che fra il Tigri e l’Eufrate la vita è di nuovo possibile. Secondo il portavoce di Unhcr, tuttavia, la verità è un’altra.

“Le condizioni del Paese – ha detto William Spindler durante una conferenza stampa a Ginevra – non permettono di garantire la sicurezza e la dignità di coloro che ritornano nelle proprie case”.