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Attentati Parigi, gli avvocati di Salah Abdeslam rinunciano alla difesa: non vuole parlare

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Gli avvocati di Salah Abdeslam, l’unico terrorista ancora vivo protagonista degli attentati del 13 novembre scorso a Parigi in cui morirono 130 persone, hanno annunciato che rinunceranno al mandato. Abdselam si avvarrà della facoltà di non rispondere, ha detto alla BFM TV uno dei legali Frank Berton, secondo quanto riporta la Bbc online. “Abbiamo detto fin dall’inizio... che se il nostro cliente fosse rimasto in silenzio noi avremmo abbandonato la sua difesa”. Nei mesi scorsi Berton aveva parlato in tv di “un uomo molto abbattuto, fiaccato, pronto a collaborare, che non può portare il peso di atti che non ha commesso”.

E già allora la cosa aveva destato un po’ di sospetto nell’opinione pubblica. Ma per i media continuava a trattarsi del gesto di un folle. Ma se non vuole parlare, l’intenzione di collaborare non c’è, a quanto pare.

Secondo i suoi ex avvocati, ora il detenuto starebbe sprofondando in una specie di follia, con tendenze suicide. Per il legale francese a portare Salah al silenzio è stato “il sistema carcerario organizzato intorno a lui”. “Assisto da sette mesi allo spettacolo di un ragazzo di 27 anni che sta affondando psicologicamente. Mi sono battuto per togliere la video-sorveglianza, ma non ci sono riuscito e nell'ultimo procedimento disciplinare contro di lui, ho sentito che si stava radicalizzando in modo estremo”.

Radicalizzazione in gran parte legata alle sue condizioni di detenzione, sempre secondo i legali. “Salah Abdeslam - ha continuato Berton - non è mai stato l'organizzatore degli attentati di Parigi. Ma il potere politico ha scelto di rispondere alle attese del popolo trattandolo come tale, facendolo spiare come un topo in una gabbia. Il carcere sta trasformando Salah Abdeslam in una bestia selvaggia. La sua finestra è ostruita da un plexiglass, non ha accesso all'aria. Vede la sua famiglia dietro un vetro, non ha il minimo contatto fisico con nessuno. È degradante. In 25 anni di carriera, non ho mai visto una cosa simile. Eppure succede in Francia, a Fleury-Merogis”. Delle stessa opinione anche l'avvocato belga Sven Mary, secondo il quale tutto sarebbe “iniziato anche prima, il 18 marzo quando è stato arrestato nel quartiere Molenbeek di Bruxelles. Il giorno successivo è stato interrogato dalla polizia e dal giudice istruttore. E la sera stessa, quando l'inchiostro del verbale non era ancora asciutto, il procuratore della Repubblica di Parigi, Francesco Molins, ha letto il contenuto alla televisione. La prima reazione di Salah Abdeslam in quel momento, è stata di dire: il dado è già tratto. Le radici del suo mutismo sono lì, per me”.

C’è qualcosa che stona in questo ragionamento. Un innocente non tende a difendersi?

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