Attenti a Veltroni: lui è già in campagna elettorale

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Attenti a Veltroni: lui è già in campagna elettorale

04 Febbraio 2008

La missione impossibile dell’
“Esploratore”, Franco Marini sta per finire. E mentre si consumano gli ultimi
scampoli di una impossibile mediazione tra i due poli, sta partendo
un’avventura, sulla carta altrettanto difficile, quella del “Grande
Affabulatore”, Walter Veltroni.

I motori della campagna
elettorale si stanno scaldando. E il sindaco di Roma, alle ultime battute del
suo mandato prima delle dimissioni, lavora ogni giorno per definire e calibrare
il suo messaggio. La strategia veltroniana inizia ormai a prendere gradualmente
forma. Il leader del Partito Democratico farà ricorso al presepe immutabile ma
sempre efficace delle sue parole: «calore», «comunità»,
«missione collettiva», «futuro», «sogno», «utopia», «cammino».
E punterà ad accreditarsi presso l’opinione pubblica come il paladino del nuovo,
come il giovane contrapposto al vecchio, come il profeta della coerenza
solitaria contro il caravanserraglio del centrodestra. Per
l’ex numero uno dei Ds la novità nella politica italiana è il Partito
Democratico, come lo fu Berlusconi nel 1994. Un concetto espresso con nettezza
nei giorni scorsi a Palermo.  ”Nel 1994
avevamo una coalizione ampia e pensavamo di vincere. Poi arrivò la novità
(Berlusconi, ndr) e perdemmo. Oggi siamo noi la novità. Giochiamo a ruoli
invertiti”. E sulle coalizioni elettorali ampie, Veltroni ricorda: ”Ci
rimproveravano, ma oggi non ce lo potranno più dire”, confermando così la
volontà di presentarsi da soli alle elezioni. “E’ un atto di coraggio”, ma ”è
la cosa piu’ giusta da fare”, a differenza del centrodestra che, pur di
vincere le elezioni, ”sta mettendo insieme una coalizione di decine e decine
di partiti che sono tutto e il contrario di tutto. Non comprendendo che gli
italiani più che una somma di diversi, vogliono la riconoscibilità di un
progetto chiaro”.

Poco
importa che soltanto due anni fa l’Unione multicolor fosse stata benedetta dal
sindaco di Roma, impegnato anche al Campidoglio a tenere insieme una squadra
onnicomprensiva, capace di riunire un infinito spettro di posizioni. Il leader
Pd è certo di aver imbroccato una linea che pagherà nelle urne. E nonostante i
sondaggi raccontino in termini numerici l’apparente strapotere del
centrodestra, i suoi collaboratori sono convinti che la campagna elettorale
possa riservare sorprese e che la separazione consensuale dalla coalizione e
soprattutto da Rifondazione permetterà al Pd di pescare nei settori moderati
dell’ elettorato.

Il desiderio, a livello
comunicativo, è quello di presentarsi all’opinione pubblica come l’ “Obama
bianco”, mutuando i messaggi in positivo incarnati dall’uomo nuovo della
politica americana. Quindi avanti con la promessa e la speranza che il Paese ce
la può fare, che può unirsi, superare le divisioni e l’odio tra opposte
fazioni. Naturalmente, al di là delle dichiarazioni di principio, non mancherà
affatto la “pubblicità comparativa” e il dileggio dei politici di centrodestra,
“sempre gli stessi come in una fotografia ingiallita” dice Ermete Realacci,
responsabile Comunicazione del Pd. In questo senso un trattamento particolare
sarà riservato a Clemente Mastella. E le accuse si appunteranno anche sui veti
posti dalla Cdl a una possibile riforma elettorale e istituzionale da
realizzare negli interessi del Paese.

Il resto sarà veltronismo
puro. Quindi messaggi kennediani, atteggiamento easy and friendly capace di accattivare le simpatie dei giovani, il consueto
talento verbale, arricchito dalla capacità di inscrivere
nel mito e nella narrazione la forma e la realtà della politica, toccando
tonalità calde, emotive e muovendo le giuste leve emozionali.

Veltroni e il Pd, poi, in
vista delle elezioni, sono già al lavoro sia sul programma sia sulle possibili
alleanze. Un programma di 5 punti che sarà basato su messaggi simili a spot.
Esemplifica il senatore veltroniano Giorgio Tonini: «Mantenere le missioni
all’estero, fare la tav, puntare sulla crescita economica». Promesse che hanno
un preciso obiettivo: spingere gli elettori al voto utile, evitando dispersioni
tra i partitini del centrosinistra, perchè solo così il Pd potrà governare. Programma
che funzionerà anche da biglietto da visita per gli eventuali futuri alleati
«perchè – dice il vicepresidente dei deputati del Pd Marina Sereni – non
crediamo di avere il 51%  da soli». Chi
sposerà il Pd sposerà prima il programma ma certo qualche idea sui compagni di
viaggio già c’è: «Se Mussi e Boselli – è l’apertura di Tonini – sottoscrivono
il nostro programma, non chiuderemo loro la porta in faccia».

Senza dimenticare una
particolare attenzione che verrà posta verso “l’ambientalismo del fare”,
contrapposto a quello dei veti infiniti, incarnato da Alfonso Pecoraro Scanio.
Sullo sfondo la promessa di una “operazione pulizia”, ovvero l’impegno a non
candidare persone condannate per reati gravi, come mafia e delitti contro la
pubblica amministrazione.

Più che sui temi, comunque, la
vera sfida sarà quella a far propria la bandiera del nuovo nella prossima
campagna elettorale. Un’impresa legata all’uso delle parole e alla capacità di
definire al meglio se stessi e, contemporaneamente, il proprio avversario. Con lo
slogan “la nuova stagione” il segretario del Pd è impegnato a far
passare il messaggio di forte discontinuità rispetto al passato: nuovo partito,
nuova leadership, nuove parole chiave, nuove forme di partecipazione dei
cittadini-elettori, insomma un nuovo progetto per l’Italia. Una scossa che il
centrodestra farebbe bene a non sottovalutare, evitando di sentirsi già la
vittoria in tasca.

Silvio Berlusconi, naturalmente, conosce bene il suo avversario
e cercherà di togliere l’elemento novità da Veltroni che è un politico di
professione da 35 anni e che tra le sue contraddizioni ha quella di essere stato
iscritto al Pci, ma contemporaneamente di non esser mai stato comunista.
L’obiettivo, insomma, è quello di diradare il tanto fumo che accompagnerà
questa campagna elettorale. Ma liquidare il tentativo veltroniano come una
faccia, uno slogan e niente più rischia di riservare qualche amara sorpresa
alla Casa delle libertà e di riaprire una partita apparentemente già chiusa.