I grandi del pensiero

Augusto Del Noce: il filosofo che profetizzò il nostro tempo

0
444

Sono passati trent’anni da quel 30 dicembre del 1989, quando una delle menti più geniali del nostro tempo, Augusto Del Noce, tornò alla casa del padre. Come molti grandi pensatori contemporanei appartiene a quella folta schiera di esclusi dalle pagine dei manuali scolastici e, in generale, da ogni – anche minimo – accenno. Questo è un amaro destino per un intellettuale che ha compreso a fondo e con acutissima lucidità il nostro tempo, le sue pieghe e le sue piaghe profonde, spesso ignorate da altri intellettuali, eccessivamente ideologizzati.

Escluso per lungo tempo dal Pantheon della cultura italiana e cattolica, etichettato come “reazionario”, per le sue critiche profetiche sulla deriva verso cui il cattolicesimo politico italiano e non solo stava conducendo la società. Egli apparve scomodo in un Paese in cui, in seguito al Concilio Vaticano II e ai governi di centro-sinistra, si instaurava una nuova stagione politica, condensata dai fenomeni culturali sviluppatisi proprio negli anni ‘60.

Senatore della Democrazia Cristiana dal 1984 al 1987, vicino al movimento di “Comunione e Liberazione”, timido. Infatti, come scrisse Marcello Veneziani, “aveva pudore della sua profondità e la nascondeva sotto il velo affabile della sua cortesia”, ma pur sempre immenso nel suo pensiero e nelle sue riflessioni.

La sua opera più importante e più celebre è sicuramente Il problema dell’ateismo, saggio che contiene una critica profonda all’intera concezione della modernità, quella fase del pensiero che ha origine con Cartesio ed è completata, con Hegel ed il suo immanentismo; in Italia, invece, nell’attualismo di Giovanni Gentile. Peraltro, secondo Del Noce, solo scorgendo il percorso in cui si origina l’immanentismo consente di comprendere le radici profonde della secolarizzazione, del relativismo e del nichilismo, che caratterizzano ancora oggi la nostra società. Su questo tema egli si espresse limpidamente in L’idea di Modernità, scrivendo che “non si tratta di inverare filosoficamente la religione, ma di constatare che, al modo delle divinità antiche, il Dio del monoteismo sta scomparendo senza lasciare traccia”: si tratta di un’affermazione radicale, ma attualissima oggi, perché pare essersi pienamente realizzata.

Questo divenire della società Del Noce lo esamina in quel “laboratorio” che, a suo dire, era l’Italia, nella quale si sperimentò il rapporto con la modernità, il fascismo e il marxismo: dunque, non è un caso che Del Noce individuasse nel fascismo, nella cattolicesimo politico e nel comunismo le cause della scristianizzazione del nostro Paese.

La sua analisi profonda del fascismo lo porta a ritenere che l’antifascismo – e questa è un’altra attualissima lezione – non potesse rappresentare una religione civile per la Nazione; al contrario, egli ravvisa nel Risorgimento, sebbene ancora incompiuto, per varie ragioni storiche, il nucleo centrale per rinsaldare la tradizione civile e religiosa della Nazione. In questa visione, il Nostro si distacca ampiamente dalla visione dei cattolici reazionari e nostalgici del potere temporale della Chiesa, per proiettarsi in una tradizione risorgimentale che non fu quella di Cattaneo e Cavour di matrice liberale, ma quella di Gioberti e Manzoni di matrice religiosa.

La sfida intellettuale politica e morale di Augusto Del Noce fu quella di tentare di rinsaldare la nazione in un rapporto fra tradizione cristiana e risorgimentale, in un unione tra cattolicesimo e patriottismo in un secolo caratterizzato non solo dalla scristianizzazione, ma anche dalla venuta meno del senso di Nazione.

Ancora, Del Noce fu il filosofo del Pontificato di Giovanni Paolo II  come Joseph Ratzinger ne fu il Teologo. Difatti, alcuni concetti profondamente aderenti al pensiero di Del Noce si ravvisano in discorsi ed omelie di Benedetto XVI, a partire da quella immortale omelia nella Missa Pro Eligendo Romano Pontifice  in cui il futuro pontefice dice che: “La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde – gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via”.

Dunque, il Pensiero di Del Noce getta una luce sulla nostra epoca, che irradia le storture di una post-modernità senza freno, in cui all’ateismo e all’edonismo radicalizzato si è aggiunta la vanità, costituita dal possesso della cosa e dall’immagine artefatta del proprio io: essa ha definitivamente condotto alla corruzione morale della società, oramai appiattita sulla pretesa che desideri e volontà debbano essere diritti, nonostante i doveri latitino. Anche per questo il cristianesimo vive oggi una crisi ed, inoltre, lo stato delle cose è reso peggiore dall’inerzia e dalla mancanza di slancio intellettuale e religioso, quello del quale Del Noce è stato autentico testimone.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here