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Aveva già detto tutto Gaber

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Nel 1994, passata la bufera di tangentopoli e poco prima che Berlusconi lanciasse il suo progetto politico, due maestri come Giorgio Gaber e Sandro Luporini composero la bellissima “destra-sinistra”, con la quale rispecchiavano perfettamente l’inutile sport preferito dagli italiani, dal 25 aprile 1945 in poi: stabilire cosa sia “di destra” e cosa “di sinistra”.

E così a destra si posizionavano il bagno nella vasca, il culatello, il reggicalze, la cioccolata svizzera; mentre la sinistra contrapponeva la doccia, la mortadella, i collant, la nutella. Ma terminati i giochetti della strofa, nel ritornello Gaber metteva davanti a tutti la cruda realtà come solo lui era capace di fare: “l'ideologia, malgrado tutto credo ancora che ci sia. E’ la passione, l’ossessione della tua diversità, che al momento dove è andata non si sa. L'ideologia…non so se è un mito del passato o un'isteria, è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché con la scusa di un contrasto che non c'è”.

E’ passato oltre un decennio, ma la musica non è affatto cambiata e l’estate appena trascorsa giace sorridente e tronfia a dimostrarcelo:  la libertà è di destra o di sinistra? E la lotta contro i lavavetri? E l’indulto? Le case in centro a prezzi stracciati erano per la destra o per la sinistra?  Le scuole di formazione politica possono essere anche di destra o solo di sinistra? Si può introdurre una tassa anti-inquinamento anche se si è di destra? Ed espellere dei rom anche se si è di sinistra?

Fino ad arrivare alle domande più idiote, come chiedersi a quale schieramento siano più consone le orrende ciabattone di plastica “crocs”, o se la ormai celeberrima “casta” sia più rappresentata a destra o a sinistra. Basta! Proprio come suggeriva Gaber al termine del suo pezzo. In mezzo a questo smarrimento popolare, oltre che totale vuoto contenutistico, come ci si può stupire che un guitto dei nostri tempi, seppur capace animale da palcoscenico, possa radunare trentamila persone ( oltre a duecentomila adesioni nel proprio blog)  nella piazza di una delle città più “rosse” d’Italia al grido di un semplice “vaffanculo”?

Vaffanculo a chi? Ai politici? Alla “casta”? “Mandiamoli a casa”…proprio come in epoca di “mani pulite”….e poi? Subentrerà una nuova casta da mandare affanculo? A dire il vero, un po’ di ragione i bloggers di Beppe Grillo ce l’hanno: quanti deputati e senatori erano già seduti agli stessi posti di oggi (magari rappresentando altri partiti) ben prima della spiata di Mario Chiesa? E perché i cittadini dovrebbero essere rappresentati in parlamento da persone scelte da uno staff dirigenziale e non dal proprio voto?

Però Grillo dovrebbe leggere la storia, nemmeno troppo remota, di Guglielmo Giannini e del suo movimento “dell’uomo qualunque”. Vi sono molte analogie tra il pensiero di Giannini (un commediografo…) e quello di Grillo. E Grillo dovrebbe sapere che la fine del movimento che non voleva essere un partito fu ingloriosa: appoggiò DeGasperi e il suo governo DC, proprio come un partito, e fu la fine. Non si può dirigere un paese senza politica, con l’antipolitica di Beppe Grillo o col leghismo degli esordi, sparando ad alzo zero raffiche di insulti a destra e manca. La politica deve essere la linfa vitale di un paese che rientra tra gli otto grandi della terra, e che perciò deve dimostrare di possedere una classe dirigente all’altezza di una simile incombenza. In poche parole credo essa debba permearsi di un solo aggettivo più che di ogni altra cosa: deve essere seria. Questa è la cosa che i cittadini chiedono a gran voce: una onesta serietà da contrapporre ai doppiogiochismi interessati, alle logiche di scambio, ai ribaltoni utili a lasciare tutto com’è. Credo sia l’ora di lasciare da parte le stereotipate ideologie di “destra” e “sinistra”, ed all’interno di naturali posizioni più progressiste o più conservatrici, radunare quante più persone che possiedano buon senso, educazione civica, vero amore per il nostro paese, fedeltà alla parola data. Le persone serie non sono mai abbastanza, siano esse progressiste o conservatrici.

Per riempire il vuoto di contenuti, ed evitare che le pagine dei giornali siano riempite solo dalle tattiche utili a formare le nomenclature del Partito Democratico o delle ultime dichiarazioni di Tremonti sulla Brambilla, sarebbe necessario che si provasse ad utilizzare più buon senso.

Perché la politica permette che uno sprovveduto (e un po’ stupido)  tabaccaio della pianura padana debba inscenare il proprio rapimento perché strangolato dai debiti contratti con le banche per un mutuo a tasso variabile, quando i grossi capitani d’azienda o banchieri che si sporcano le mani con spregiudicate operazioni finanziare da milioni di euro vengono, non solo non puniti, ma santificati? Regolamentare seriamente e legalmente l’operato di istituti di credito che operano con condizioni assolutamente svantaggiose per il cittadino non è andare contro coloro che ti pagano la campagna elettorale…ma è buon senso.

Perché la politica permette, per falso buonismo, che venga foraggiata tutta quella microcriminalità che trova il suo humus fertile fra gli zingari, gli extracomunitari irregolari e quelli già pregiudicati? E’ così difficile capire che il problema non è il lavavetri ma il povero poliziotto di frontiera? Questa continua accoglienza senza criterio non è vera solidarietà ma serve solo ad aggiungere disagio ai già disagiati e manodopera alla criminalità. Chiudere le frontiere a chi non voglia venire in Italia per lavorare, e stabilire (ed attuare) chiare procedure di espulsione non è razzismo…ma è buon senso. 

Perché in qualunque occupazione professionale chi sbaglia paga di tasca sua (una mancata promozione, un decurtamento di stipendio, un chiaro richiamo dal proprio superiore…) tranne che nella magistratura? Separare le carriere di giudici e pubblici ministeri, limitando così le forti penalizzazioni che oggi devono subire gli avvocati difensori, non è mettere la politica contro gli interessi della magistratura o lederne l’autonomia…ma è buon senso.

Perché la politica fa appello all’ONU affinché venga abolita la pena di morte, quando dal 1978 ad oggi sono stati uccisi in Italia oltre quattro milioni di bambini a causa di aborti (al netto di quelli clandestini…)? Perché in una società sempre più pericolosamente egoista, la politica tende a difendere in modo esasperato ogni diritto individuale a scapito di quelli della collettività?

Approvare leggi a favore della vita, della famiglia, del nostro futuro di Italiani occidentali e delle nostre radici non è essere bigotti…è buon senso. Perché la politica si ostina a tenere in piedi un carrozzone indebitato e improduttivo come Alitalia senza voler ammettere che migliaia di dipendenti prendono da anni stipendi da favola per bighellonare tra i corridoi di Fiumicino? Liquidare il tutto (come hanno fatto Varig, Sabena, Swissair…) e lasciare che la compagnia possa essere appetibile per un acquirente che la possa risanare e farla tornare a produrre non solo utili ma anche vera efficienza per il sistema trasporti italiano non è non avere cura per la compagnia di bandiera…è buon senso.

Perché la certezza della pena è divenuta sempre di più una variabile così sbiadita da permettere ad un extracomunitario pluripregiudicato, condannato e già espulso tre volte dal nostro paese di massacrare selvaggiamente una coppia di poveri pensionati trevigiani? Una giustizia senza sconti, dai vicoli di Secondigliano agli scranni di Montecitorio, per chiunque sia stato ritenuto colpevole non è “voglia di forca”…è buon senso. Potrei andare ancora avanti, tanti sarebbero gli squilibri tra quello che suggerirebbe il buon senso e l’effettivo comportamento di tanti nostri legislatori.

Ma visto che sono molti anche coloro hanno davvero a cuore le sorti di questo nostro Paese, a loro va l’appello più accorato: resistete, sganciatevi dalle logiche di partito, fatevi guidare dal vostro buon senso ed attuate una vera politica di sviluppo che renda l’Italia un’attrice di primo piano nello scenario politico internazionale!  In tanti contano su di voi. Non a caso, per una più spiccata impenetrabilità mentale dal tarlo dell’ideologia, di queste persone è ben più ricca l’opposizione, che l’attuale maggioranza: prima o poi le elezioni arriveranno, con la speranza che si possa tornare ad esprimere direttamente da chi si vuol essere rappresentati in parlamento.

Servono poche idee, ma terribilmente chiare: Sì alla vera libertà delle persone, finalizzata alla costruzione del bene comune e non solo del proprio tornaconto. Sì alla vita e all’aiuto alla vita, sempre ed in qualunque stato essa si trovi. Sì alla famiglia, originaria cellula della società, senza la quale non c’è futuro alcuno. Sì ad una giustizia che non si sganci mai dalla verità per inseguire personali interessi, che sia legata alla solidarietà ma senza dimenticare la totale espiazione della provata colpa. Sì al rispetto incondizionato dell’altrui persona. Sì al rispetto di ciò che appartiene agli altri (o alla collettività), in un’ottica di vera educazione civica. Non sono parole mie, ma di Benedetto XVI. Uno che di “buon senso” ne avrebbe da vendere, se qualcuno volesse ascoltarlo seriamente. Ma nell’Italia del 2007, la politica sembra sia più impegnata a capire se alle primarie del PD sia meglio chiedere ai votanti uno o cinque euro, e se sia da istituire l’albo dei lavavetri o meno.

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2 COMMENTS

  1. Aveva già detto tutto Gaber
    Il guaio vero è che da dopo tangentopoli in poi e
    con l’entrata dell’euro i nostri politici non pos-
    sono più amministrare l’Italia regalando prebende
    a tutti. Ormai è venuto il momento di vedere se sai governare oppure no. Alla gente le stupidag-
    gini sul PD o meno interessano poco. Quando si vede che sul mercato rionale frutta e verdura costano quanto un Kg d’oro il cittadino imbufa-
    lisce con giusta ragione. Ecco perchè i tipi co-
    me Beppe Grillo hanno tanto seguito. E’ ora che
    la politica si metta di buzzo buono e cominci
    a pensare come si risolvono o problemi, anzichè
    pensare alle alchimie di palazzo.
    Cordiali saluti daniele.martarelli@alice.it

  2. Grandissimo.
    Finalmente un

    Grandissimo.
    Finalmente un parlare chiaro fuori dagli steccati ideologici…che il grande Gaber aveva superato anni fa.
    Una voce profetica…fuori dal coro…per questo purtroppo poco ascoltata ma tremendamente vera.
    Gli mancava solo il dono della fede che quando è autentica trasforma un grande uomo in un grande testimone.

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