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Avvertenze per chiarire la lettura dei risultati elettorali

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In vista del voto e del momento dello spoglio delle schede, è bene esaminare alcune questioni rilevanti ai fini della valutazione e del commento dei risultati elettorali, un momento della comunicazione politica che ha una parte non secondaria sulla definizione degli stessi assetti politico-istituzionali della nuova legislatura.

Anche se è molto improbabile, considerate le tendenze in atto, è bene approfondire l’eventualità del cosiddetto “pareggio”, sfatando alcuni luoghi comuni e leggende e rivelando alcuni fatti e dati (quasi) sconosciuti.

 

 

La riforma elettorale e la missione del tentativo Marini: rendere ingovernabile anche la Camera, non assicurare la governabilità al Senato.

La favola raccontata dal Pd che Berlusconi avrebbe impedito, dicendo no alla nascita del governo Marini,  l’approvazione di una riforma elettorale capace di assicurare la governabilità è del tutto priva di fondamento.

Il Pd aveva abbandonato l’originaria proposta del “Vassallum”, un sistema dagli effetti moderatamente maggioritari, sposando la bozza Bianco, un sistema addirittura più proporzionale del sistema tedesco. Con questo sistema non sarebbe stata assicurata la governabilità al Senato, come già avviene alla Camera ma, al contrario, resa ingovernabile anche la Camera. Ed era questo il vero obiettivo del Pd (oltre che dell’Udc): sapendo di perdere le elezioni, il Pd voleva un sistema che non consentisse a Berlusconi di vincerle. Infatti, con un sistema proporzionale puro senza premio di maggioranza o altri meccanismi maggioritari, nessuno schieramento sarebbe in grado di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Il governo non sarebbe più scelto dagli elettori, ma dai partiti attraverso le loro alchimie e i loro giochi di palazzo. Pertanto Berlusconi, opponendosi alla bozza Bianco, ha semplicemente evitato una sciagura per il Paese.

La riforma della legge elettorale dovrà essere realizzata - si spera in modo bipartisan - dopo il voto.  Ma dovrà andare nella direzione opposta rispetto alla bozza Bianco.

Si è detto: Berlusconi vince alla Camera ma al Senato…

Per tutta la campagna elettorale è stato detto da tutti i mezzi di informazione che i sondaggi danno un vantaggio alla Camera a favore della coalizione di Berlusconi di vari punti percentuali, pari a oltre 2 milioni di voti, mentre invece al Senato…c’è il rischio del pareggio. La prima questione da chiarire è che la coalizione di Berlusconi ha questo vantaggio di circa 2 milioni di voti anche al Senato e che, anzi, per questo ramo del Parlamento, esso è  leggermente più consistente (anche nel 2006 la Cdl prese 250 mila voti in più al Senato e 24 mila voti in meno alla Camera). Pertanto la coalizione di Berlusconi, in termini di voti, vince tanto alla Camera quanto al Senato. Che questa vittoria possa non  tradursi in una ampia maggioranza di seggi al Senato è un’altra questione che dipende solo dall’assurdo e paradossale sistema di voto imposto dal Presidente della Repubblica Ciampi con la sua opposizione - assolutamente ingiustificata sul piano costituzionale - al premio di maggioranza nazionale per il Senato. E’ vero che Ciampi non suggerì il sistema basato sui premi regionali, ma una volta escluso il premio di maggioranza nazionale e quindi l’omogeneità dei sistemi elettorali per i due rami del Parlamento, qualunque altra legge elettorale, dalla proporzionale pura al mantenimento del Mattarellum, avrebbe accentuato il rischio di maggioranze diverse nelle due Camere.  

Ma anche qualora la coalizione di Berlusconi (Pdl + Lega + Mpa) non ottenesse la maggioranza assoluta dei seggi, conseguirebbe comunque (salvo un improbabile, completo capovolgimento delle previsioni) più seggi rispetto alla coalizione di Veltroni (Pd + Idv). Pertanto, avrebbe la maggioranza assoluta alla Camera e la maggioranza relativa dei seggi al Senato. A chi altri potrebbe spettare il compito di formare l’esecutivo ?

 

 

Zapatero ha ottenuto la maggioranza relativa, ma nessuno ha detto che ha pareggiato e che non spetta a lui governare.

Il 9 marzo scorso in Spagna Zapatero ha ottenuto il 43,8% dei voti e 169 seggi su 350 del Congresso, 7 in meno della maggioranza assoluta di 176 seggi. Ma tutti hanno detto che ha vinto le elezioni. Nessuno, né in Spagna né in Italia, si è azzardato a dire che ha pareggiato. Nessuno ha messo in dubbio che il Re dovesse proporlo alla Presidenza del governo e che spettasse a lui il diritto di governare anche con la maggioranza relativa dei seggi… Perché ? Semplicemente perché non si chiama Berlusconi…

 

 

Perchè l’articolo 57, comma 3, della Costituzione penalizza la coalizione di Berlusconi di 10-12 seggi al Senato.

Non è solo la lotteria dei premi regionali che può penalizzare la coalizione di Berlusconi al Senato, ma anche la norma di cui al terzo comma dell’articolo 57 della Costituzione che prevede un numero minimo di 7 senatori per regione (eccetto Valle d’Aosta e Molise). Perché questa norma penalizza la coalizione di Berlusconi ? E’ presto detto. Le regioni con un numero minore di abitanti (come Basilicata, Umbria, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Marche) risultano sovrarappresentate (ad esempio, la Basilicata con 597.768 abitanti ha un senatore ogni 85.395 abitanti) mentre le regioni con un maggior numero di abitanti (come Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia, Veneto, Piemonte, Puglia) sono sottorappresentate (ad esempio, la Lombardia con 9.032.554 abitanti ha solo 47 senatori, uno ogni 192.182 abitanti).  Il fatto è che gran parte delle regioni meno popolose registrano la prevalenza della coalizione di Veltroni, mentre tutte o quasi tutte le regioni più popolose registrano la prevalenza della coalizione di Berlusconi. Se il riparto dei seggi del Senato fosse in proporzione alla popolazione, come alla Camera, la coalizione di Berlusconi non subirebbe una penalizzazione di circa 5-6 seggi (corrispondente ad una differenza di 10-12 seggi) rispetto alla coalizione di Veltroni e non vi sarebbe alcun rischio di “pareggio”.      

 

 

Fino a 18 contrassegni sulla scheda elettorale: la proliferazione delle liste è responsabilità del Presidente della Repubblica Napolitano.   

Se sulle schede elettorali abbiamo fino a 18 contrassegni, in gran parte del tutto sconosciuti, con altrettanti sconosciuti candidati alla carica di Presidente del Consiglio, lo dobbiamo all’articolo 4 del recente decreto legge n. 24/2008 (convertito nella legge n. 30/2008) che ha esonerato dalla raccolta delle sottoscrizioni le liste sostenute dalla firma di due soli parlamentari nazionali o europei. Questa norma è stata imposta dal Presidente della Repubblica che ha fatto cambiare la norma inizialmente predisposta dal governo (con il consenso dell%E2

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1 COMMENT

  1. Spero che il centrodestra
    Spero che il centrodestra vinca e faccia anche le doverose riforme costituzsionali.Compresa quella di far contare ogni cittadino allo stesso modo.Però questa storia dei Presidenti che impongono,proprio non mi va giù,visto che viene abbondantemente ripetuta.Il Presidente impone se il governo si fa imporre.Cosa poteva fare Ciampi?Rinviare la legge alle Camere.Che l’avrebbero rivotata e tutto finiva lì.O no?

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