Aznar spiega l’Italia agli italiani e fa un elogio del liberalismo
18 Dicembre 2008
Cosa rimane della visita lampo in Italia di Aznar? Molto. Una serie di consigli all’Italia, riflessioni sulla politica estera, commenti sulla situazione attuale. Sullo sfondo c’era la presentazione del nuovo libro scritto dall’ex premier spagnolo, “Lettere ad un giovane spagnolo” (Nuove Idee), arricchito dalla prefazione di Gianfranco Fini. Più di duecento pagine nelle quali Aznar rivolgendosi a Santiago, un immaginario giovane spagnolo, spiega la sua visione della vita, dei valori e delle situazioni che toccano la nostra realtà.
Da statista di prim’ordine – è stato primo ministro spagnolo dal 1996 al 2004 – ora il leader veste i panni del politico equilibrato pur rimanendo nell’ombra dei riflettori della politica spagnola. Un giovane saggio che a soli cinquantacinque anni ha già guidato un Paese ritirandosi dalla politica (adesso è il presidente di una fondazione). Anche questo, da noi, basterebbe per fare notizia. Come giudica l’Italia? “Molto meno liberale della Spagna”, spiega Aznar. E questo perché il suo paese crede molto di più e in maniera più viscerale alla cultura liberale, “per carattere e vocazione”. Una frecciatina al nostro paese fin troppo ingessato? Probabile. Di sicuro c’è che negli otto anni di presidenza Aznar il modello spagnolo veniva preso come esempio dall’Europa intera e Josè Maria non perde occasione per ribadirlo.
Ce n’è anche per giudizi interni alla politica italiana, su Di Pietro e il suo partito, conosciuto all’estero come “partito etico”. Per l’ex leader spagnolo non può esserci una formazione politica che si arroga il titolo di “etico” semplicemente perché “tutti i partiti dovrebbero fondarsi su principi morali ben definiti”. L’intera politica italiana ascolta. Ascolta e prende appunti quando Aznar di sofferma a parlare delle crisi. Crisi della sinistra, crisi economica, crisi dei valori. “La sinistra è in crisi, non solo in Italia, ma in tutti i paesi perché sono crollati i principi su cui si basava”. Riflessioni sulla recessione economica causata dalle persone “sono gli individui che hanno preso delle decisioni sbagliate”. Una situazione che può essere risolta solamente a livello globale e non può avere una ricetta nazionale.
Nonostante mantenga ferma la sua decisione di non parlare della politica spagnola, Aznar rinfaccia a Zapatero di aver bloccato il processo di liberalizzazione, ma soprattutto di non essersi assunto le responsabilità della crisi e non aver agito con tempestività. Purtroppo, afferma, “il governo ha dimostrato tutta la sua incapacità in questo grave momento”. Fine del mito spagnolo.
La crisi dei valori, poi, è il perno del suo libro. Aznar passa in rassegna quelle che considera le principali malattie del momento, dal relativismo della società moderna alla mancanza di valori, passando dalla necessità di responsabilizzare i giovani nelle scelte per il proprio futuro. Non si può guardare avanti senza una presa di coscienza di ciò che si è oggi. Ai giovani lancia un messaggio chiaro: "vivere la vita con libertà ma con la responsabilità di diventare dei soggetti attivi della propria esistenza. La vera società è quella che difende un sistema di valori, valori che vanno a formare la propria identità collettiva che non può essere rinnegata con indifferenza".
Il caratteristico baffo è più corto e imbiancato dal tempo, lo sguardo è severo e la voce è bassa e pacata. Aznar non voleva tirare le orecchie all’Italia ma ha comunque dato un lezione di etica alla nostra classe politica e all’intero Paese. Visti i tempi non sconvolge che per sentire tali argomentazioni sia dovuto venire uno da fuori. L’unico con le carte in regola per scagliare la prima pietra.
