Bagnasco ci chiede come possiamo dire “no”

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Se avete ascoltato i telegiornali di ieri o letto i giornali di oggi (salvo eccezioni) vi sarete convinti che il presidente dei vescovi italiani, mons. Bagnasco ha detto qualcosa del genere: “I Dico sono come l ‘incesto e la pedofilia”. Bisogna aggiungere che anche la maggior parte dei politici deve essersi limitata a questa sommaria informazione per poter aprire il fuoco delle dichiarazioni: solidali ma con un certo imbarazzo quelle del centro-destra; indignate, ma con un fondo di compiacimento (“questa volta Bagnasco ha veramente esagerato!”), quelle del centro sinistra. La stessa Cei, visto il putiferio prodotto dalla versione giornalistica delle parole del suo presidente ha sentito la necessità di rettificare.

Ma che cosa ha davvero detto Bagnasco? A leggere il suo discorso agli operatori della comunicazione di Genova si capisce che egli si è limitato a porre una semplice domanda: come facciamo a dire no?

Due innocue lettere, “n” e “o”, che solo a pronunciarle insieme ci si scontra con il più radicato tabù dei nostri tempi: la violazione del desiderio personale, del libero raggiungimento del proprio piacere, l’attentato a ciò che consideriamo il nostro diritto.

Facendo riferimento a due casi concreti - una coppia di fratelli di Lipsia che convivono e hanno avuto figli, e il partito olandese dei pedofili che vuole legalizzare il rapporto sessuale tra adulti e minori – Bagnasco si è detto: questo ancora ci scandalizza, ma in nome di che cosa e fino a quando? Oggi l’incesto e la pedofilia sono ancora avvertiti dalla pubblica opinione come riprovevoli, ma è solo il sentimento della maggioranza  e come tale può evolvere e cambiare. Così un giorno ci troveremo a non scandalizzarci più e a non sapere dire no neppure alla coppia di Lipsia o ai pedofili olandesi.

«Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana – dice Bagnasco -  non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male e quando viene a cadere un criterio oggettivo per individuare il vero e il falso, l’unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell’opinione generale. Diventa allora difficile dire dei no, scoprire indirizzi in ordine al bene». Oggi dire no ai Dico significa andare contro il senso comune della maggioranza, dell’opinione illuminata e democratica, dei buoni sentimenti, di quelli che dicono “I care”, che hanno a cuore i diritti e la libertà delle persone. Domani questa stessa inclinazione potrebbe prodursi per altri diritti che oggi ci sembrano bestemmie. «Oggi ci scandalizziamo – ha detto il presidente della Cei – ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell’etica che riguarda la persona, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile poi dire dei “no”. Se il criterio unico e assoluto del bene e del male è la libertà di ciascuno, come scelta, allora diventa possibile tutto. È necessario guardare la natura umana, ciò che la persona è in se stessa, per poter agire con coerenza verso ciò che si è per esprimere se stessi al meglio».

Qual è insomma il limite non valicabile, oltre il quale la natura umana viene torta e sacrificata irreparabilmente. E’ l’opinione comune che lo stabilisce? E’ una maggioranza espressa in un contesto democratico? O c’è qualcosa di indisponibile anche per la forza della maggioranza, qualcosa che, se immolata sull’altare del numero, trasforma la regola democratica in uno strumento eguale al suo contrario?

Oggi ci viene naturale dire cose come: “non si possono fare riforme istituzionali a colpi di maggioranza”, perché ammettiamo che anche in politica esistono principi non disponibili al semplice prevalere di una posizione sull’altra. Però ci scandalizziamo se la Chiesa, sui temi etici, ci chiede di non sacrificare la natura umana a colpi di maggioranza. Perché, dice Bagnasco, “le regole democratiche in questo caso possono diventare violente”.

 

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2 COMMENTS

  1. Dico
    Si può sofisticare quanto si vuole, ma se si resta nell’ambito del ragionevole, allora, come era una ingiustizia non avere una legge sul divorzio, come era una ingiustizia non avere una legge sull’aborto, così sarà un’ingiustizia non avere una legge sulle unioni civili.
    Non è un regalo alle coppie di fatto, ma un dovere dei politici legiferare su situazioni che si creano nel libero sviluppo della società.
    E poi il vero punto è fare la legge, visto che su tutto il contenuto della legge i contrari ai DICO sono favorevoli…ma non per legge, dicono!!!
    Invece la legge ci vuole per non lasciare il campo all’arbitrio delle pattizioni private.

  2. bagnasco
    Caro Direttore,
    ottimo l’art. su Bagnasco. Coglie perfettamente l’argomento del presidente della CEI e lo illustra con grande intelligenza. Ovviamente Bagnasco ha ragione. L’Occidentale non deve mai mancare – a mio avviso – a questo compito di controinformazione: la “classe dirigente” dei media è non solo “monoculturale”, ma incapace di capire le argomentazioni e le logiche di un discorso etico-religioso. E le appiattisce e camuffa.
    Lei ci è riuscito.
    Tanti auguri per l’Occidentale
    Roberto Pertici

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