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Bagnasco in Molise ha anticipato i temi del suo appello alla politica

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La visita del cardinale Angelo Bagnasco in Molise ha assunto un duplice significato per la comunità locale. Le sue parole, infatti, sono servite da stimolo spirituale, ma anche sociale verso l’approfondimento dei valori professati dalla Chiesa cattolica e l’impegno civile di ogni cittadino sul territorio. Parole che hanno anticipato alcuni temi e questioni ribadite ieri in occasione dell'apertura dei lavori del Consiglio permanente della Cei, tra cui anche il forte appello che il presidente della Conferenza Episcopale italiana ha lanciato all’indirizzo di tutto il mondo politico affinché abbia uno stile di vita sobrio nel rispetto del valore della carica istituzionale e di quanto previsto dalla Costituzione.“La politica non è brutta e sporca. Bisogna interessarsi ad essa seguendo le linee guida della dottrina cristiana”, ha detto alla presenza anche dei vertici locali del Pdl, tra cui il governatore Michele Iorio, candidato alle prossime elezioni regionali del 16 e 17 ottobre.

Una visita, quella della scorsa domenica in Molise, che ha lasciato il segno, specialmente per il forte coinvolgimento emotivo delle centinaia di fedeli che lo hanno accolto a braccia aperte a Bojano, in provincia di Campobasso e a Castelpetroso, in quella di Isernia. Un incontro che ha testimoniato la vicinanza della Chiesa al popolo molisano. “La Chiesa di cui voi siete parte viva – ha detto – vi è vicina e nella mia presenza non c’è solo l’arcivescovo di Genova, ma vorrei che ci fosse tutto il Corpo episcopale del nostro Paese. Il Molise – ha aggiunto – è fatto di depositari fieri e di artigiani arditi, di messaggeri coraggiosi e sentinelle vigili, chiamati a dimostrare che i discepoli di Dio sono sempre viventi, in quanto ricordano quanto sia indispensabile scoprire che la forza dell’uomo non sta nel potere economico, ma soprattutto nella cultura: il solo principio che unifica tutti a Tutto”.

In Molise il cardinale Bagnasco ha avuto modo di toccare anche il tema della cultura, prendendo spunto dall’inaugurazione di un ciclo pittorico nell’antica cattedrale di Bojano, in provincia di Campobasso. Nelle parole del presidente della Cei, il concetto di arte si è arricchito di molteplici sfumature: “Testimonianza dei valori e dell’esistenza umana della vita affettiva; il lavoro, la festa, la fragilità umana, la tradizione e la cittadinanza. L’arte non è solo commozione estetica, ma primariamente evento salvifico”. Tutti “segni efficaci” attraverso cui “il mistero dell’invisibile Dio diventa visibile”. La presenza di Bagnasco in Molise ha permesso di riunire, attorno allo stesso evento, l’intera Chiesa locale.

Un evento che senza dubbio è servito a risvegliare le coscienze di coloro che vedono nella Chiesa un fondamentale punto di riferimento nel difficile momento economico che vive il Paese. “La Chiesa fa quello che è nella sua missione, stare cioè accanto alla gente”, ha sottolineato il cardinale. Sulla collina delle apparizioni, Bagnasco ha parlato anche di precarietà. Occorre “un impegno costante per annullare seriamente l’angoscia mortale che aggredisce i nostri giovani di non contare per nessuno, di non avere futuro, di essere soli”. Temi, anche questi, toccati in anticipo rispetto alla prolusione di ieri, che è stata un'ulteriore occasione per ribadire quanto la Chiesa abbia a cuore il futuro dei più giovani e il loro diritto-dovere a un lavoro.

Per quanto riguarda il tema delle fede, invece, il presidente della Cei ha fatto capire che non basta dire di essere cristiani, ma occorre dimostrarlo con i fatti: “Tutto dipende dal nostro rapporto con Dio”, ha ribadito, specialmente in una società che spesso vorrebbe mettere le questioni religiose fuori dalla porta. Dopo l’arrivo del cardinale Bagnasco, il Molise è pronto ad accogliere anche Papa Benedetto XVI. Giovanni Paolo II era stato in regione proprio a Castelpetroso, il cui Santuario ha festeggiato il centoventunesimo anniversario dell’apparizione della Madonna Addolorata. Lo stesso luogo dove Bagnasco si è inginocchiato a pregare, nel segno di una continuità nella vicinanza alla comunità locale che la Chiesa intende coltivare.

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