Banca Etruria, prime chiusure indagini per “truffa” a clienti

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Banca Etruria, prime chiusure indagini per “truffa” a clienti

02 Aprile 2016

Sono arrivati ieri i primi avvisi di conclusione delle indagini per il filone dell’inchiesta su Banca Etruria nato da esposti di risparmiatori che sottoscrissero obbligazioni subordinate dell’istituto il cui valore è stato poi azzerato in conseguenza del decreto "salva banche" del novembre scorso. La procura di Arezzo ha chiuso gli accertamenti nei confronti di tre direttori di filiale della Banca, notificandogli l’avviso ex articolo 415 bis. Il reato ipotizzato: truffa aggravata in concorso con ignoti.

 

Alla procura di Arezzo sono arrivati ben 500 esposti dei risparmiatori. L’indagine riguarda reati come la omessa vigilanza, false fatturazioni, conflitto di interesse e bancarotta, ed è condotta da un pool di magistrati, Julia Maggiore, Andrea Claudiani e Angela Masiello, coordinati dal procuratore capo Roberto Rossi. Gli inquirenti avrebbero riscontrato irregolarità nella compilazione dei questionari sul profilo di rischio degli investitori, i cosiddetti ‘Mifid’, e la mancata comunicazione da parte dei direttori circa la diversificazione del rischio al momento dell’investimento.

 

L’indagine si concentra su alcuni casi ritenuti irregolari: gli investitori sarebbero stati tutti persone anziane, di cui sarebbe stato alterato il titolo di studio. I risparmiatori sarebbero stati indotti a investire tutti o quasi i loro risparmi in obbligazioni subordinate emesse nel 2013. Ai primi tre avvisi di conclusione potrebbero seguirne altri. La procura vuole capire inoltre se i direttori della Eturia agirono di propria volontà o su indicazione dei vertici dell’istituto, per spingere i clienti sulle obbligazioni subordinate.

 

"Non basta prendere i ‘pesci piccoli’, occorre indagare più in alto e verificare le responsabilita’ di dirigenti e manager della Banca", fa sapere il Codacons. "Le denunce presentate dal Codacons iniziano a dare i primi frutti, ma occorre fare di più", dice il presidente Carlo Rienzi. I "dipendenti allo sportello, in grandissima prevalenza, hanno operato in buona fede, mentre non altrettanto si puo’ dire di chi guidava le banche", aveva detto Roberto Nicastro, presidente delle 4 nuove Good Bank nate dal decreto Salva Banche.