Banche italiane in crisi, debolezza credito frena ripresa

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Banche italiane in crisi, debolezza credito frena ripresa

05 Novembre 2016

Le banche italiane continuano a perdere valore in borsa, meno 10% nell’ultima settimana, trend complicato anche dalle perdite in Europa. L’intero sistema bancario teme per Mps, ma anche per Deutsche Bank, e pesa l’incertezza sul futuro la marea di liquidità che da anni le banche centrali garantiscono all’economia in un contesto in cui, pensiamo al nostro Paese, l’economia resta ferma o cresce dello zero virgola. 

Così gli analisti si lanciano in spiegazioni tutto sommato azzardate, la colpa è ora del referendum costituzionale ora di una possibile vittoria di Donald Trum alle presidenziali Usa, tutti elementi che fanno soffrire, o sarebbe Mps,meglio dire farebbero, le Borse, con lo spread che si rialza, ai massimi dopo il voto sulla Brexit del giugno scorso. “L’Italia continua a vivere una crisi economica profonda,” ha detto il capogruppo di Fi, Renato Brunetta, “le banche falliscono, il nodo Monte dei Paschi di Siena è ben lontano dall’essere risolto, stiamo affrontando la tragedia del terremoto e di tutti gli italiani che si ritrovano fuori dalla propria casa, e Renzi cena con banchieri, pubblici e privati, che magari vedremo anche aggirarsi tra i tavoli della Leopolda. Sconcertante”. 

“Intanto l’etica pubblica tace in modo assordante”, attacca Brunetta, “così come silenziosissimo è Raffaele Cantone. Fosse mai che Renzi baratta il Sì al referendum promettendo favori a destra e a manca- conclude Brunetta- raccogliendo pure fondi per di piu’?”. Critico anche il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia: “Sulle banche c’è la necessità di un insieme di interventi, più coerenti, di sistema, che consentano a tutti di capire quali siano le prospettive e l’orizzonte indicato del governo non solo sulla crisi che si protrae da anni, ma sui moderni rapporti tra raccolta e impieghi del denaro per famiglie e imprese al tempo digitale”, dice Boccia. 

“Nella legge di bilancio sono stati inseriti alcuni interventi che incidono sulle banche, dall’Iva agli esuberi; sono tutti parte di iniziative necessarie per il sistema ma che andrebbero collocate in un quadro più ampio e di  respiro. Anche la norma stralciata sul fondo di risoluzione era un altro segmento, non direttamente correlato alla gestione del sistema bancario ma agli interventi per metterlo in sicurezza. Purtroppo quella norma non aveva alcuna attinenza con la legge di Bilancio. La necessità di smaltire le sofferenze e di garantire gli aumenti di capitale, anche futuri, se il mercato non è in grado di farlo, è una necessità di cui dobbiamo tutti farci carico; non servono toppe”. 

“La debolezza del credito è uno dei principali freni all’attività che spiegano la lentezza della risalita”, ha detto Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria. “La dipendenza delle imprese industriali dalle banche rimane ancora molto elevata e lo sviluppo dei canali finanziari non bancari è contenuto. Cosicché il recupero dell’attività economica in assenza di credito bancario può durare solo con un solido aumento della redditività delle imprese”.