Banche Popolari, una formula chiave per lo sviluppo sostenibile
03 Luglio 2013
Nei primi mesi dell’anno è proseguita la tendenza recessiva sull’economia italiana, come risulta anche dai dati più recenti pubblicati dall’Istat relativi al primo trimestre del 2013. Il calo evidenziato dal PIL ha interessato tutte le componenti della domanda interna e anche le esportazioni. La produzione industriale continua a registrare variazioni negative ormai da quasi due anni. La difficile situazione del sistema produttivo italiano non è allo stato attuale una eccezione all’interno del contesto europeo. Segnali negativi interessano anche l’economia reale francese e quella tedesca, con quest’ultima che negli ultimi mesi ha evidenziato un rallentamento marcato dell’attività produttiva.
In questo contesto sia nazionale sia europeo è giusto valutare l’azione che le Banche Popolari hanno continuato a svolgere in stretta prossimità con i territori per assicurare quelle risorse necessarie per non far appassire il tessuto sociale ed imprenditoriale presente nelle diverse economie locali. Tale compito è stato condotto dovendosi confrontare quotidianamente con molteplici difficoltà ed ostacoli provenienti dall’esterno, uno su tutti l’adeguamento alla nuova disciplina prudenziale di Basilea 3 che, con i suoi perversi effetti pro-ciclici ha messo a dura prova gli istituti della Categoria nella loro di sostegno dell’economia reale.
Credito che per le Popolari non è solo una delle principali voci del bilancio, considerando che a differenza di altri istituti nazionali e internazionali i finanziamenti a clientela incidono per oltre il 70%, ma rappresenta l’essenza stessa della banca e della sua natura cooperativa e che nella partecipazione assembleare attraverso la regola del voto capitario garantisce quella forte saldatura con l’economia dei territori, soprattutto con le famiglie e con le PMI.
Non può altrimenti spiegarsi se non con la particolare storia e natura di queste banche da sempre dedite ai territori le performance che sono state in grado di sviluppare in questi anni di crisi e che le hanno portate ad essere un modello dinamico ed efficace di banca, come evidenziato anche di recente dalle analisi dell’ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite.
Dall’inizio della crisi alla fine del 2008, le Banche Popolari hanno costantemente incrementato le proprie quote di mercato. In particolare, con riferimento agli impieghi rivolti alle piccole e medie imprese, hanno aumentato il proprio peso all’interno del sistema bancario italiano passando in quattro anni dal 24,4% al 26,1% di fine 2012. I finanziamenti alle PMI da parte delle Banche Popolari sono infatti passati da 148 miliardi euro a 165 miliardi di euro, con un aumento in termini assoluti di oltre 15 miliardi di euro. Complessivamente, più dell’80% della crescita dello stock di impieghi rivolti all’imprenditoria più piccola registrata in questi anni quattro anni è da attribuire al Credito Popolare, a dimostrazione ulteriore di come l’impegno per le PMI che rappresentano il 70% della propria clientela imprese sia stato sempre costante.
Un impegno che continua come confermano gli ultimi dati aggiornati al mese di maggio e che registrano una crescita complessiva degli impieghi dell’1% e un flusso di nuovi finanziamenti a piccole e medie imprese di ulteriori 15 miliardi di euro, un dato superiore a quanto già evidenziato nello stesso periodo dell’anno precedente e di auspicio per una prossima ripresa.
* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari
